Il mio nome è Mathilde e fui assunta come assistente personale della signora. A me era riservato il compito di servirle i pasti, di aiutarla nella toilette quotidiana, di prepararle gli abiti per il giorno e per la notte e di intrattenerla come e quando ella desiderasse. La prima notte di nozze, mi raccontò in seguito, fu tutto meraviglioso. Ella non immaginava che potesse essere così bello. Mi disse che sua madre, da piccola, l’aveva quasi terrorizzata parlandole di quella che era stata la sua prima notte. Se ci ripenso adesso, mi chiedo che tipo d’uomo fosse l'individuo che non aveva saputo rendere felice la madre della mia signora nemmeno in quell’occasione. Ma mi chiedo anche che tipo di uomo sia Lord Seton, che in così poco tempo sembrò cambiare così tanto nei confronti della giovane moglie.
Solo qualche giorno dopo le nozze, infatti, la fece trasferire in quella stanza, ai piani alti del castello. E lei passava tra quelle quattro mura quasi tutto il suo tempo, in completa solitudine, prigioniera in una gabbia dorata. Ai soliti orari bussavo alla sua porta per servirle i pasti e sempre più spesso, sollecitata dalla sua necessità di ingannare la noia, mi intrattenevo con lei, raccontandole le vicende del castello che ai suoi occhi erano celate.
Fui stupita nell’apprendere che la mia signora non aveva mai sentito parlare di Lily Drummond, la precedente signora del castello. Sebbene io non abbia mai conosciuto personalmente Lady Drummond, non ebbi mai alcun dubbio che fosse una persona splendida, visto che tutti, nei giorni della mia permanenza al castello, non fecero altro che parlarmene bene. Era una donna premurosa, sempre sorridente, che amava il suo prossimo e lo rispettava indistintamente, senza pregiudizi, sia che fosse il più umile degli stallieri, sia che fosse un alto ufficiale del Regno. Tutti la amavano e si facevano in quattro per poterle semplicemente stare accanto e godere della positività che la sua persona inconsapevolmente trasmetteva. Poi, un giorno, Lady Drummond semplicemente scomparve. Nessuno seppe mai la verità, quale fosse stato il destino della signora. Ci fu chi azzardò l’ipotesi di una fuga d’amore e chi accennò ad una malattia che la poveretta avrebbe contratto, una malattia che avrebbe costretto Lord Seaton a trasferirla altrove. Ma l’ipotesi che più intrigava era quella del delitto passionale. Un’ipotesi che prese piede tra i corridoi, nelle stanze della servitù, un’ipotesi che sembrò sempre più plausibile con il trascorrere del tempo.
Credo che nemmeno la mia signora seppe mai la verità. Era completamente succube del principe consorte, e non credo avesse mai osato accennare la questione all’unica persona che avrebbe potuto fornirle una risposta. Credo anzi che, più che succube, ad un certo punto se ne sentisse quasi intimorita. La mia povera signora si rese ben presto conto che la sua vita non sarebbe stata quella che aveva tanto sognato. Non c’era alcuna gloria nel trascorrere i giorni, le settimane e i mesi confinata sola in quella stanza. I suoi occhi evocavano tristezza, una tristezza infinita. Ed io, che provavo pena per lei, cercai sempre di fare quanto in mio potere per rallegrarle le giornate.
Attraverso la porta chiusa udivo la mia signora: a volte singhiozzava, a volte emetteva dei suoni che non riuscivo a identificare. Udivo la sua voce, ma le sue parole mi risultavano incomprensibili. Parlava forse con qualcuno? Ma con chi? Non v’era nessun altro in quella stanza e, comunque, non udivo altre voci oltre alla sua. Poi, un giorno, la sentii scoppiare in una fragorosa risata, e fu quello il momento in cui ebbi la certezza che la follia aveva preso il sopravvento in lei.
Ciò che non potrò mai dimenticare fu quanto avvenne la notte dell’anniversario della scomparsa di Lady Drummond. Seppi della triste ricorrenza quella stessa mattina ma, naturalmente, mi guardai bene dal riferirlo alla signora. Quel giorno notai tuttavia un forte senso di inquietudine negli occhi delle altre persone della servitù, un’inquietudine che non tardò a contagiarmi. Quando vidi la cuoca farsi il segno della croce decisi di non voler sapere altro e, dopo aver portato la cena alla mia signora, mi ritirai subito nella mia stanza. Quando la vidi quella sera mi voltava le spalle e fissava in silenzio un punto invisibile sulla parete bianca. Sembrò non accorgersi della mia presenza, era apparentemente catatonica. Non pronunciai alcuna parola e mi allontanai in fretta.Era da poco trascorsa la mezzanotte quando fui destata improvvisamente da delle grida provenienti dal corridoio. Mi misi in fretta la vestaglia e mi affacciai lesta alla porta. Vidi gente che correva avanti e indietro, urtandosi a vicenda come un branco di topi impazziti. Provai a fermare qualcuno per avere spiegazioni ma invano, tutti sembravano sconvolti e correvano, correvano. Ad un tratto realizzai: era successo qualcosa alla mia signora. Salii rapidamente la rampa di scale che mi separava dalla stanza di Lady Grizel ed ebbi conferma dei miei timori: un capannello di gente sostava sulla porta, chi piangendo, chi urlando. Mi avvicinai appena in tempo per vedere Lady Grizel che veniva trascinata fuori a forza da quattro uomini. Non mi dimenticherò mai quell’immagine. La mia signora, come indemoniata, urlava e si dimenava. Il volto, le braccia e il vestito erano completamente coperti di sangue. Notai le unghie spezzate e un grosso livido sulla fronte.
Fu l’ultima volta che la vidi. Fu terribile, ma ancora più terribile fu ciò che mi attendeva all’interno della stanza. Ovunque, sulle pareti, sullo specchio, sul pavimento, sul soffitto, era visibile una scritta: un nome, sempre lo stesso. Nessuno seppe mai l’origine di quelle scritte, né chi ne fosse l’autore, né che cosa fosse stato utilizzato per realizzarle. La stanza fu ripulita in fretta da tutte quelle oscenità per volere di Lord Seaton, ma l’unica scritta che nessuno poté mai cancellare, l’unica che senza dubbio non poteva provenire dalla mano di Lady Grizel, era incisa sull’esterno del davanzale della finestra, in un punto assolutamente inaccessibile da chiunque si fosse trovato all’interno della stanza. Come all'interno, anche lì quello che si poteva leggere chiaramente era un nome, un nome di donna: “D. LILIEN DRVMMOND”.
Ciò che avete appena letto è liberamente ispirato a un avvenimento reale, accaduto in Scozia il 27 ottobre 1601