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Dal Chiapas al Guatemala, sulle tracce dei Maya

Creato il 07 novembre 2014 da Viaggiarenews

Spesso il turismo accomuna Messico e Guatemala in un unico tour. A parte alcune peculiarità individuali, in effetti questi due paesi centroamericani confinanti presentano diversi denominatori comuni: geografia, storia, popolazione.

Gli stati meridionali messicani di Chiapas e Campeche si compenetrano in profondità nel territorio del Guatemala, e viceversa, con illogici confini rettilinei tracciati in epoca coloniale, così come simili sono i rilievi montuosi delle due nazioni nelle regioni meridionali sul Pacifico, o quelli delle foreste pianeggianti del Peten guatemalteco e della penisola messicana dello Yucatan.

Ancora di più li accomuna la storia: a partire dall’epoca precristiana in questo territorio, ma anche nei confinanti Belize, Honduras e Salvador, si sviluppò la maggiore civiltà antica del Mesoamerica, quella dei Maya, che ci ha lasciato le stupende città cerimoniali di pietra celate per secoli nella giungla, e ancora oggi in gran parte da riportare ancora alla luce. Anche l’arrivo dei conquistadores spagnoli riservò la medesima sorte: per tre secoli entrarono entrambi a far parte del regno-colonia della Nuova Spagna, condividendo le medesime vicende storiche e sociali fino alle rispettive indipendenze, e in parte anche oltre. Infine entrambe sono la patria degli indios, discendenti diretti degli antichi maya, i quali quando la loro civiltà si dissolse trovarono rifugio nelle aree più remote della regione, mantenendo intatte lingua, cultura, tradizioni e cosmogonia, che neppure gli spagnoli riuscirono ad annientare completamente.

La civiltà dei Maya, prospera per 2.500 anni, promana un enorme fascino per la possanza dei suoi monumenti e la peculiarità della sua architettura, ma risulta anche costellata da parecchie contraddizioni, come il fatto che dette vita ad imponenti agglomerati urbani ma non seppe mai creare uno stato unitario, che arrivò prima di noi al concetto dello zero, a suddividere l’anno in 365 giorni ed a prevedere le eclissi ma non conosceva la ruota, che sapeva tanto di astronomia e di matematica ma era incapace di forgiare i metalli, che costruiva strade, canali e fognature ma non usava animali da soma per il lavoro e i trasporti, né allevava animali domestici. Per non parlare della rigidità delle classi sociali, della violenza nei confronti dei nemici, della ferocia dei riti religiosi che per ingraziarsi gli dei prevedevano sacrifici umani.

Un possibile itinerario dedicato alle principali località maya disseminate tra Chiapas, Guatemala e Honduras parte da Mexico City, capitale a 2.300 metri di quota e più popolosa città al mondo con 25 milioni di abitanti, con visita ai principali monumenti cittadini, al santuario della Madonna di Guadalupe, epicentro religioso messicano, ed ai resti di Teotihuacan, il più importante sito archeologico precolombiano del Nord America e nei primi secoli dell’era cristiana maggior agglomerato urbano nel continente (sito Unesco). In volo si raggiunge Tuxtla, capitale del Chiapas, per visitare in barca il Canyon del Sumidero, impressionante spaccatura geologica con pareti alte fino a 1.000 m e un fiume abitato da coccodrilli, scimmie ragno e aquile.  San Cristobal de las Casas è la più antica e colorata capitale del Chiapas, con colorati mercati e stupende chiese barocche dove si svolgono curiosi riti sincretici. In Guatemala si toccano, tra le altre località, il suggestivo lago Atilan, definito il più bel lago del mondo per i tre vulcani alti 3.000 m che lo circondano, e Antigua, antica capitale distrutta nel 1773 da un terremoto e una delle prime città coloniali delle Americhe, disseminata dai resti di molteplici gioielli di architettura coloniale spagnola (sito Unesco). Si passa quindi in Honduras per approdare a Copan Copàn (altro sito Unesco), poderosa città-stato e  massima espressione della fioritura artistica maya per lo stile unico delle sue sculture in pietra, compreso il maggior testo geroglifico più lungo del mondo. Ancora  in Guatemala si toccano Quirigua, città maya (sito Unesco) d’epoca classica che nel 738, da vassalla che ne era, assoggettò Copàn, famosa per le sue stele e le sculture alte fino a 10 m, giudicate le più importanti del Mesoamerica, Livingston, simpatica città portuale multietnica sul Caribe, per andare in barca alla ricerca di coccodrilli e lamantini, Flores sul lago Peten Itza, ultima roccaforte della resistenza maya che venne conquistata dagli spagnoli soltanto nel 1697, e infine Tikal, (sito Unesco) al centro di un’enorme area naturalistica con scimmie e tucani, la maggiore in assoluto delle città maya con piramidi alte fino a 70 m, già prospera all’epoca di Cristo. Attraverso il rio Usumacinta, un poderoso fiume che segna il confine tra Guatemala e Messico, si rientra in Chiapas per le visite di Yaxchilan, una delle più antiche e suggestive città maya nascosta in una foresta, tuttora usata dagli indios lacandoni come centro cerimoniale, e per finire di Palenque, uno dei più importanti centri religiosi maya (sito Unesco), in gran parte ancora da scavare e semisepolto nella foresta.

L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi” specializzato in turismo culturale di scoperta, propone in Messico e Guatemala un tour di 16 giorni dedicato alle eminenze geografiche e ambientali locali, nonché alle principali località della civiltà maya. Partenze individuali settimanali con guide locali di lingua italiana, oppure stagionali di gruppo  (prossime partenze 15 novembre e 7 marzo 2015), voli di linea da Milano, pernottamenti in confortevoli alberghi con pensione completa, quote da 3.880 euro in doppia.

Giulio Badini


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