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Dal libro al film: Quando la notte

Creato il 06 novembre 2011 da La Stamberga Dei Lettori
Tormento di una madre con amore differito sullo sfondo di picchi innevati. La protagonista Marina, impersonata da Claudia Pandolfi, ritorna a distanza di quindici anni sul luogo dove ha fatto dolorosa esperienza per la prima volta del suo limite di giovane madre. Abbandonata in vacanza da sola da un marito troppo indaffarato col suo lavoro, Marina viene ritratta come una donna capace, forte, capace di organizzare un lungo periodo estivo di soggiorno in un remoto paese di montagna. La casa che ha affittato appartiene a una guida, Manfred, nei panni di Filippo Timi, che si esprime come un orso, a parole brusche, mettendo in mostra tutta la sua avversione per l’altro sesso. Marina viene incuriosita da questo atteggiamento e apprende dalle chiacchiere che girano in paese che Manfred è stato abbandonato quando era bambino dalla madre, fuggita via negli Stati Uniti con un turista di passaggio. Il piccolo bimbo di Marina, Marco, è sofferente di una malattia che, per prescrizione del medico, è incompatibile con i soggiorni al mare e gli dà difficoltà nel respirare anche nella baita di montagna. Marco piange spesso di notte costringendo sia la madre, sia il malcapitato Manfred, che abita al piano sotto l’appartamento affittato da Marina, a veglie prolungate e ossessionanti. La donna vuole assolutamente dimostrare al marito, che non compare se non con qualche telefonata, di essere all’altezza della situazione. Tuttavia, il fare appello solo alle sue forze e la scarsa cordialità del suo vicino Manfred, piano piano le si stringono come un cappio immaginario alla gola, privandola delle sue energie e insinuando lentamente spettri e mostri nella sua mente, favoriti dalle lunghe giornate in cui in montagna piove e non è possibile uscire all’aperto.
In una notte insonne in cui Marco ha avuto l’ennesima crisi di pianto succede un fatto inaspettato che ha come esito il ferimento grave del bimbo alla testa. Manfred ode i pianti del bimbo bloccarsi di colpo, poi un rumore sordo e decide di andare a dare un’occhiata. Dopo aver sfondato la porta trova il bimbo ferito senza conoscenza e la madre in stato confusionale incapace di reagire. Vane sono le sue domande per capire la dinamica dell’accaduto. Soccorre Marco, accompagnandolo insieme a Marina al pronto soccorso di un lontano ospedale di zona.
A questo punto la narrazione si sdoppia in un due binari paralleli in cui le vicende di Marina e del figlio si intrecciano a quelle della famiglia di Manfred e della madre sparita per sempre lasciando il marito e tre figli piccoli. Si scatena un aspro conflitto di genere fra l’uomo e la donna in cui Manfred, immaginando che cosa sia accaduto nella notte dell’incidente a Marco, sovrappone nella propria mente il profilo di sua madre a quello di Marina. La tensione si ripercuote sulla famiglia dell’uomo e culminerà con una spietata lite fra lui e i suoi fratelli in occasione di una festa stagionale nella baita a ridosso del ghiacciaio gestita dal fratello. Tornando di notte e senza occhiali dal rifugio, Manfred si infortuna gravemente cadendo in un crepaccio. Non potrà più camminare bene.
Nel letto di ospedale in cui è ricoverato, parla un’ultima volta con Marina prima che questa al termine della sua vacanza ritorni in città. Manfred ha capito. Si svela l’arcano vissuto dalla donna durante la notte in cui il figlio Marco è rimasto gravemente ferito. La madre supplicherà l’uomo di non svelare ad alcuno quanto è realmente accaduto. Piangendo esclama "Vuoi che mi tolgano il mio bambino?". È questo il clou dell’intera narrazione, ciò che per certi versi un uomo o una donna che non sia madre non sono in grado di capire. Il legame di sangue fra madre e figlio ha diritto di prelazione e richiede di essere difeso a tutti i costi. Perfino quando si scatena la follia omicida della madre in balia di una situazione ossessiva che deve gestire da sola, abbandonata in quel momento dal marito, laddove una mente razionale richiederebbe la separazione di madre e figlio, il legame di sangue tende a celare i risvolti di psicopatia dimostrando, come effettivamente è nella narrazione, che alla lunga tutto evolverà per il meglio sia per la madre sia per il figlio.
Su questa nota discutibile di "fiducia di genere" da parte della brava Cristina Comencini, regista e autrice del romanzo che ispira il film, si apre la parte conclusiva della vicenda. Un incontro postumo fra Marina e Manfred, dopo quindici anni dai fatti accaduti, sottolinea ancora come la condivisione del segreto sull’incidente al piccolo Marco abbia consolidato un legame profondo fra i due protagonisti. Entrambi continuano a vivere una relazione di copertura con i rispettivi coniugi, pur sapendo che l’amore che li unisce e il reciproco desiderio è cresciuto negli anni, anche se non si sono visti.
È un film crudo e spietato più che drammatico che mette in evidenza le debolezze e le incapacità di gestione degli affetti di relazione sia in amore sia in famiglia. Le magistrali interpretazioni di Claudia Pandolfi e Filippo Timi, nonché del bimbo attore che impersona Marco, assecondano questa cinica impostazione della narrazione che non può che lasciare una sensazione di amaro in bocca destinata a durare per qualche tempo nella sfera personale di ciascuno.
Dal libro al film: Quando la notte
Articolo di Stefano di Stasio
Scheda del film
Regia: Cristina Comencini
Sceneggiatura: Cristina Comencini, Doriana Leondeff
Attori: Filippo Timi (Manfred), Caludia Pandolfi (Marina), Thomas Trabacchi, Denis Fasolo, Michela Cescon, Manuela Mandracchia, Franco Trevisi
Montaggio: Francesca Calvelli
Musiche: Andrea Farri
Produzione: CATTLEYA
Distribuzione: 01 Distribution
Paese: Italia 2011
Uscita cinema: 28/10/2011
Genere: Drammatico
Durata: 114 Min
Formato: Colore
Soggetto: tatto dall'omonimo libro scritto da Cristina Comencini
Note: In concorso al Festival di Venezia 2011

Dal libro al film: Quando la notte
Trailer del film:
http://www.quandolanotte.it/#Video
 


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