Dalla Commissione Mitrokhin ai terroristi indagati per la strage di Bologna. Intervista esclusiva all’on. Enzo Raisi

Creato il 20 agosto 2011 da Yourpluscommunication

Onorevole Raisi, cosa ne pensa dell’iscrizione al registro degli indagati di Thomas Kram e della Frohlich?

E’ il coronamento del successo di un lavoro durato parecchi anni.
La Commissione Mitrokhin è, infatti, riuscita ad identificare alcuni soggetti che quel giorno erano presenti a Bologna. Le coincidenze iniziavano a diventare tante per non stendere una relazione che poi ho portato personalmente alla Procura. Ricevendo tutti questi documenti dai Paesi dell’Est, sono stati quasi costretti ad aprire un’inchiesta: si è dimostrato il collegamento tra loro e il gruppo Separat di Carlos, si è provato che stavano trasportando diversi tipi di esplosivi.
Sebbene non si possa cantare vittoria, quelle indagini certificano l’attendibilità dei nuovi documenti che ho presentato. L’iscrizione al registro degli indagati fa capire che ci sono elementi concreti sul fatto che effettivamente quel giorno, quei soggetti, erano a Bologna. Ma nessuno ha mai capito perché fossero a Bologna.

Sulla pista palestinese ci sono varie tesi. Lei, su quale di queste ha puntato?

Lo stesso Carlos in un’intervista, due anni fa se non sbaglio, indicando Kram disse: «si quel giorno c’era un nostro uomo che scappò appena capì che c’era una trappola in corso».
Carlos, ovviamente, parlava della sua tesi per cui, durante un “trasporto” d’esplosivo, il carico fu fatto saltare dagli americani per poter dare la colpa ai palestinesi e alla sinistra”. Poi, c’è la tesi di Cossiga il quale affermava che l’esplosione del trasporto fu un incidente e questa in parte è anche la mia. C’è poi, la teoria di due consulenti della commissione che dimostrano come quel giorno scadeva l’ultimatum per la scarcerazione di Abu Anzeh Saleh, capo dell’Fplp, arrestato indebitamente dalla polizia.
Tra noi e i palestinesi, al tempo, c’era un accordo: non arrestarli mentre trasportavano armi in giro per l’Italia, purché loro non facessero attentati. Si seppe successivamente che Carlos minacciò il governo di colpire in territorio italiano, cosa che fece sicuramente in Francia con l’attacco ai treni.
Io , personalmente, non sono certo di quali di questi motivi è quello giusto. Credo, però, nell’esplosione non voluta, come Cossiga.
Perchè dico questo? Perché Kram quel giorno era a Bologna con i suoi documenti ufficiali. Perché secondo i carteggi che abbiamo acquisito dall’archivio della Stasi ( la polizia segreta della Germania dell’Est) il gruppo armato rivoluzionario, quello di cui facevano parte Kram e la Frohlich, collegato al gruppo Separat, aveva un regolamento interno: i combattenti avevano uno pseudonimo, dovevano viaggiare con degli uomini di copertura dotati di documenti ufficiali atti a non insospettire la polizia.
In questo caso la Frohlich era sotto il nome di Heidi, (tanto che quando fermarono Kram il 1 di Agosto 1980, al confine, trovarono un biglietto intestato a Heidi) – e la persona con la quale doveva viaggiare, nello specifico, era Kram. Tutto ciò è stato reso noto da una circolare interna acquisita agli atti dalla Commissione Mitrokhin.
Il fatto certo è che lui dal giorno in cui scoppia la bomba entra in clandestinità e ci resta, da notare, 25 anni, (più di Totò Riina per intenderci sul personaggio). Solo con un mandato di cattura del 1986 diventa latitante.
Detto questo, si può affermare che quel giorno qualcosa andò storto visto che fu costretto a passare da uomo della logistica ad effettivo, entrare in clandestinità e sparire.
Una cosa simpatica di questa vicenda è quando, dagli archivi dei nostri servizi segreti, arrivò, agli atti parlamentari, il fascicolo di Kram: era enorme. Ma solo fino all’agosto del 1980. Dopodiché, tanto per dirle quanto poco i nostri servizi segreti volessero farci sapere la verità su quegli anni, su Kram non si trova più niente. E’ curioso come prima della strage e della clandestinità si sapesse tutto di questo personaggio e da quel giorno in poi, invece, non se ne seppe più nulla.

Perché decise di intraprendere questa ricerca e come arrivò alla commissione Mitrokin?

Il 2 Agosto 1980 ero in Via Indipendenza. A poche centinaia di metri dalla stazione. Stavo andando a prendere il treno perché dovevo partire per fare il militare nei Carabinieri. Avevo 18 anni. Ho sfiorato l’attentato per 5 minuti. Ho visto immediatamente il disastro e certe immagini non ti lasciano mai. Nella mia testa ho pensato più volte a quella giornata ed io, quel giorno, sarei saltato sicuramente in aria. Il tabellone degli orari, infatti, era vicino alla sala d’aspetto. Ho ancora l’immagine di mia madre sul balcone in lacrime perché credeva che fossi rimasto coinvolto nell’esplosione dopo aver appreso la tragica notizia in televisione. Da quel giorno, da quelle immagini, ho imposto a me stesso di scoprire la verità su quella strage. Per questo, ho sempre cercato di capire se c’erano altre verità rispetto a quelle ufficiali ed ufficiose. Nel 2004 un collega della Commissione Mitrokhin mi disse:«Enzo tra le carte di Fragalà (deputato di AN deceduto il 26 Febbraio 2010) ci sono delle carte che certificano che c’erano due terroristi di Carlos a Bologna il 2 Agosto». Saputo questo chiesi al mio capogruppo di essere inserito nella commissione e presi il posto di Menia. Da lì insieme a due bravissimi collaboratori siamo arrivati alla relazione. Lo stesso Andreotti, che faceva parte della Commissione Mitrokhin, disse: «questa commissione non è servita a nulla tranne per la strage di Bologna dove effettivamente sono emersi degli elementi nuovi e inquietanti, meglio non fare una relazione perché creerebbe nuovi attriti istituzionali con la magistratura».

Cosa ne pensa della sentenza definitiva?

Il processo di Bologna è un processo debolissimo dal punto di vista della sentenza.
Con tutto il rispetto per i magistrati, ci sono molte cose che non vanno. Lo stesso Napolitano ha detto: «sono stati accertati gli esecutori ma in realtà i mandanti chi sono?»
E’ un processo che fa acqua da tutte le parti: i Nar non hanno mai fatto attacchi dinamitardi, quei tre giorni nessuno li ha mai visti alla stazione tranne una supertestimone che li ha riconosciuti vestiti da tirolesi: due ricercati che vanno a mettere una bomba vestiti alla tirolese…beh, abbastanza ridicolo.
Poi c’era Massimo Sparti, il testimone forse più importante, smentito anche dai suoi famigliari.
Mambro e Fioravanti sono stati dei terroristi spietati, questo non si discute. Hanno sempre ammesso tutti gli omicidi commessi, tranne la strage. Perché gli attentati non sono nella storia dei Nar, e chi la conosce lo sa bene. Tra l’altro l’incongruenza della sentenza è evidente quando si condanna Ciavardini (che viene imputato solo dopo aver trovato il coraggio di confermare l’alibi della Mambro e di Fioravanti, anche questa è una stranezza), Mambro , Fioravanti e allo stesso tempo condanni due ufficiali del Sisde, Gelli e Pazienza per depistaggio, scoprendo che il depistaggio era stato fatto per colpevolizzare i Nar stessi.
L’incongruenza è evidente oltre che notevole. Sono un uomo di destra ma sono liberale, non amo molto i circoli radicali e quindi non ho nulla da difendere.
La verità che esce dai fatti di quale è? Che effettivamente, a Bologna, c’erano due terroristi, Kram e Frohlich, che stavano partecipando ad un’operazione di trasporto.
La domanda ora è: perché, in 30 anni, non si è mai indagato?
Già all’inizio della commissione fu trovato una documento su Kram, con allegata una lettera di De Gennaro che invitava la Procura a indagare su questa pista.
Kram , dagli atti ricevuti, era già conosciuto alle autorità non come terrorista, ma come estremista di sinistra. Tutto però cadde nel dimenticatoio.
Quando la Frohlich il 18 giugno dell’82 venne fermata a Fiumicino, con del materiale esplosivo, un testimone la riconobbe a Bologna il giorno della strage, ma nessuno mise in relazione la sua presenza con quella di Kram. Le indagini furono molto veloci e non approfondite.

Perché questo cortocircuito?

Perché nessuno sapeva niente al tempo.
Si arrivò alla verità con l’apertura degli archivi dopo il crollo del muro di Berlino. Solo allora, infatti, arrivarono gli strumenti per la comprensione. Se un giorno il Parlamento rendesse pubblico il materiale raccolto dalla Commissione, dalle Brigate Rosse ad altri argomenti legati al terrorismo internazionale, prendereste paura.
Mi viene in mente una citazione di Bukowsky: «L’Unione Sovietica è la madre del terrorismo moderno».

Come erano organizzate queste strutture di controllo rispetto ai gruppi terroristici che usavano?

Erano organizzate in modo piramidale. Il KGB comandava e poi delegava dai vari gruppi ai singoli soggetti. Quindi la Stasi seguiva un gruppo, i bulgari un altro e così via. Questo gruppo operativo, chiamato Separat dalla Stasi ( perché i russi gli dissero di controllarli separatamente, fa ridere ma è vero), era un gruppo controllato dalla polizia segreta tedesca che aveva anche degli uomini infiltrati al suo interno.
Dovevano controllare Carlos, di cui non si fidavano molto. Era una testa matta che aveva un suo battaglione composto da palestinesi, sudamericani e tedeschi. Un piccolo aneddoto su Carlos narra che un mese dopo la strage di Bologna, si incontrò con Kram e la Frohlich a Budapest (dove aveva una delle sue sedi operative).
Dopo alcune ore che una macchina dei servizi segreti ungheresi lo seguiva, si fermò spazientito e sparò alle gomme dell’auto di questi.
Da quel momento i servizi ungheresi non vollero più seguirlo perché lo definirono un pazzo. Queste sono informazioni che arrivano direttamente dalle relazioni interne dei servizi ungheresi al Kgb e, oggi, all’interno degli atti della commissione Mitrokin.

All’inizio della ricerca sulla pista che portava a Thomas Kram, trovaste collaborazioni o muri?

Sa, in questo Paese è difficile che queste storie raggiungano una verità vera. Quando io andai all’archivio per richiedere il fascicolo di Kram, come ho detto prima, trovai moltissimo materiale prima del 2 Agosto 1980 ma dopo quella data, niente. Capii, a questo punto, che l’ufficiale mi stava prendendo in giro e gli chiesi: ma se l’Fplp non esiste più, se Carlos è in galera, il gruppo Separat tra latitanti e quelli in galera è finito, i Paesi che li appoggiavano sono crollati, mi può spiegare perché nel 2004 non si riesce ancora ad arrivare agli atti riguardanti il lodo Moro, Kram…
La sua risposta fu:« Onorevole Raisi, lei ha studiato bene i fatti. Lei si ricorda come si effettuava il trasporto delle armi da parte dell’Fplp?»
Si, risposi, pagava la Libia, passavano per la Siri, che garantiva, si imbarcavano in Libano e sbarcavano nelle nostre coste.
E lui: «Si ricorda chi governava al tempo in Libia e in Siria?»
Gheddafi in Libia ed Assan in Siria, dissi.
«E chi governa oggi?»
Sempre Gheddafi ed Assan.
«Bene, si è già risposto da solo».

Una risposta bruttissima ma vera

Dopo la sentenza definitiva, la procura come accolse la nuova relazione che smentiva la condanna stessa?

Il capo della procura di Bologna, quando gli portai i documenti, assegnò le nuove indagini allo stesso Pm che fece il processo per la strage.
Quindi ha fatto aprire queste nuove indagini (che se vere smentiscono il processo), a chi aveva svolto il ruolo di accusa all’interno del processo stesso.
Lui mise, infatti, Thomas Kram come persona informata dei fatti, ripeto e sottolineo solo informata dei fatti.

Questo nuovo capitolo sulla strage di Bologna darà finalmente la verità certa su quello che successe ?

L’atto di oggi non porterà all’accertamento della verità a meno che Carlos, Kram o la Frohlich non si decidano a parlare. La cosa positiva è il riconoscimento dei documenti che abbiamo prodotto, le certezze sulla loro presenza a Bologna, il fatto che stessero trasportando del materiale esplosivo. Gli unici dati comprovati in modo inequivocabile.
Sul perché sarà compito della magistratura interrogare gli indagati e farsi spiegare la dinamica di tutto. Solo in quel momento si potrà sapere cosa successe quel giorno con certezza.

Perché è così difficile oggi dire queste verità in Italia?

In fin dei conti, solo una strage in Italia ha una sentenza definitiva: quella di Bologna.
Hanno condannato due pluriomicidi tornati anche in libertà, adesso.
Quindi non hai condannato due poveracci che si son fatti 30 anni di galera per niente.
Hai condannato due che la galera se la son fatta perché se la dovevano fare. Tutti sono apposto con la coscienza.
Hai coperto quello che è successo realmente, non hai problemi con i soggetti che abbiamo detto prima e tutti sono felici.
Questo Paese è così, anche se c’è chi non si accontenta.

CHI E’ ENZO RAISI
Nato a Bologna nel 1961. Negli anni del liceo inizia la sua carriera politica giovanile e la militanza all’interno delle formazioni giovanili dell’M.S.I. (Fronte della Gioventù). Si è laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Bologna, ha seguito poi un Master in Marketing e Commercio Internazionale presso l’IFOA di Reggio Emilia, e al North East Wales Institute (Gran Bretagna).
Dal 1989 al 2001 ha ricoperto il ruolo di Export Manager presso quattro diverse aziende multinazionali.
Dal 2001 è imprenditore e Amministratore delegato di un’azienda spagnola.
Dal 1984 ricopre l’incarico di dirigente nazionale del M.S.I, fino al 1995, anno della svolta di Fiuggi per il vecchio partito che confluirà in Alleanza Nazionale.
Nel 1985 viene eletto nel Consiglio comunale di Bologna. Nel 1987 diviene vice segretario Nazionale del Fronte della Gioventù, carica che ricopre fino al 1989.
Dal 1999 al 2004 è Assessore alle Attività produttive del Comune di Bologna nella Giunta guidata da Giorgio Guazzaloca.
Nel 2001 viene eletto al Parlamento della Repubblica Italiana, come membro della Camera dei Deputati, nelle legislature XIV (2001), XV (2006) e XVI (2008).
Dal 2004 è stato un componente della Commissione Mitrokhin
E’ componente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati dal 2008.
Dal 30/07/2010 è iscritto al Gruppo Parlamentare Futuro e Libertà per l’Italia. E’ Presidente del Gruppo Consiliare FLI della Provincia di Bologna costituito il 2 agosto 2010.

Alessandro Ambrosini


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