Darkenblot: il thriller fantascientifico in salsa Disney di Casty e Lorenzo Pastrovicchio

Creato il 15 dicembre 2014 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco

Casty è uno sceneggiatore disneyano i cui punti di riferimento sono le storie di Floyd Gottfredson e Romano Scarpa, autori che hanno animato il Topolino più genuino e volitivo in riuscite avventure dal sapore poliziesco o avventuroso.
Ma una caratteristica della scrittura di Casty è anche quella di saper muovere quel Topolino in contesti contemporanei e in avventure più moderniste: non suoni strano, dunque, che l’autore goriziano abbia deciso di sceneggiare una storia di stampo fantascientifico con protagonisti dei robottoni e scontri tra Mickey e armature ipertecnologiche.
Il soggetto di partenza è stato ideato dal disegnatore Lorenzo Pastrovicchio, appassionato di fantascienza e di mecha design, che ha riversato il suo amore per questo immaginario in un plot inusuale ma intrigante.

L’avventura si ascrive, infatti, nel solco dello stile castyano senza forzature: Darkenblot è fondamentalmente un thriller tecnologico, una storia dove Topolino indaga su alcuni avvenimenti poco chiari che stanno accadendo nell’avveniristica città di Avangard City, metropoli che ha integrato all’interno della vita di tutti i giorni la tecnologia avanzata, in special modo tramite robot che svolgono diverse mansioni. I robot rispondono alle tre leggi della robotica ideate dall’autore di fantascienza Isaac Asimov (“un robot non può recar danno ad un essere umano; un robot deve obbedire agli esseri umani purché i loro ordini non contravvengano alla prima legge; un robot deve proteggere la propria esistenza purché ciò non contrasti con le prime due leggi”), ma per qualche motivo alcuni di essi iniziano a non rispettare la prima, senza che se ne rintracci spiegazione logica nemmeno indagando sulle ditte produttrici.
In sostanza, quello che Casty imbastisce è un intrigo che mischia giallo e fantascienza, con un vago pensiero a capisaldi di questo tipo di narrazione come Blade Runner. In questo modo il Topolino che agisce in queste pagine ricalca esattamente quello genuino che l’autore ha spesso dimostrato di saper muovere, senza stravolgimenti caratteriali di nessun tipo e senza immergerlo in una realtà lontana da quella a lui più consona.
L’atmosfera fantascientifica si presta infatti ad essere un ottimo e intrigante setting per un’indagine, permettendo a diversi elementi di intervenire per incuriosire il lettore e per offrire nuovi spunti e difficoltà al protagonista.

L’altro grande protagonista della storia è Macchia Nera: nemmeno il villain viene snaturato, come si potrebbe temere all’idea che indossi una super-armatura. Il criminale conserva la propria raffinatezza e resta sempre in primo piano la sua intelligenza e grande capacità strategica. Il Darkenblot è solo un mezzo per Macchia Nera, una nuova invenzione frutto della sua mente vulcanica, ma non è l’elemento su cui si poggia l’avventura: anzi, l’armatura entra in scena solo nell’ultima parte, nella resa finale tra l’uomo in nero e Topolino, di modo da regalare una conclusione movimentata ed eccitante solo dopo aver offerto una trama a base di indagini, misteri e rivelazioni.
Un neo della storia è la scansione narrativa: pur nei suoi tre tempi, l’avventura appare un po’ compressa, con alcuni passaggi gestiti frettolosamente e con l’azione sbilanciata tutta nel terzo episodio, lasciando i primi due con il solo delinearsi dell’indagine. Per quanto una suddivisione del genere trovi il suo significato in un ritmo di lettura settimanale, il difetto emerge maggiormente con la storia raccolta tutta insieme.


Lorenzo Pastrovicchio
ha avuto modo di sfogare la sua passione per il mecha design, studiando l’aspetto del Darkenblot ma anche degli altri robot. Inoltre si è potuto sbizzarrire nella resa estetica di Avangard City, rappresentando una città che guarda al futuro, ma in modo comunque concreto e plausibile: i molti robot sono ben integrati tra strade e palazzi, e il sistema viario delle automobili sospese come delle funivie è sicuramente un accorgimento interessante.
Pastrovicchio coniuga il paesaggio avveniristico e i dispositivi hi tech con un tratto che, per quanto riguarda la figura di Topolino, si avvicina molto allo stile gottfredsoniano, rintracciabile soprattutto nella posizione della bocca e nel movimento degli occhi che il personaggio assume durante certe espressioni.
Il disegnatore ha lavorato molto anche sul costume di Macchia Nera: anche senza armatura, infatti, il personaggio appare diverso dal solito, indossando un lungo cappotto nero che rende la sua figura ancora più imponente e temibile, assieme ad una complessa pettorina e a degli anfibi dall’aspetto marziale. Il risultato è un ibrido convincente tra la classica silhouette dell’antagonista di Topolino e un aspetto più steampunk.

L’idea di Lorenzo Pastrovicchio su Topolino alle prese con un grosso robot da combattimento viene dunque adottata da Casty che la approfondisce in accordo con il disegnatore rendendola una storia fresca e attuale, dove Mickey Mouse non tradisce le sue caratteristiche vivendo un’avventura classica ma venata di situazioni più futuristiche e rischiose: le ultime tavole, quando il protagonista indossa lo zainetto volante e ingaggia un emozionante combattimento con il Darkenblot, risultano coinvolgenti e ben gestite.

La storia viene riproposta integralmente nel secondo numero della collana Definitive Collection: l’edizione si apre con due brevi interviste, una per ciascun autore, e tramite la loro voce è possibile avere uno sguardo sul dietro le quinte di Darkenblot.
A intervallare le puntate dell’avventura, poi, numerosi bozzetti e studi grafici di Pastrovicchio contribuiscono ad abbellire il volume e a renderlo certamente un’edizione di riferimento.

Abbiamo parlato di:
Darkenblot #1– Definitive Collection #2
Casty, Lorenzo Pastrovicchio
Disney-Panini Comics, dicembre 2014
114 pagine, colori, brossurato – € 3,90
ISBN: 9 772384 993902 40002


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