SONO STATE UN MISTERO PER DECENNI LE ROCCE CHE CAMMINANO, o strisciano nel deserto lasciando dietro di sé lunghe tracce sul suolo arido della Death valley, la valle della morte, in Nevada. Un vero e proprio mistero che ora sembra giunto ad una soluzione. Un fenomeno affascinante che ha attirato l’attenzione per molti anni. Tante ipotesi sono state fatte nel corso del tempo per le celebri “sailing stone” o “moving rock”, le pietre che si muovono, il fenomeno che riguarda la Death Valley, in California, e che catalizza l’attenzione di molti ricercatori. A rendere famosi i sassi del deserto californiano è l’inspiegabile attitudine al movimento delle rocce, le quali sembrano muoversi da sole nel deserto, lasciando dietro di loro delle scie nella sabbia. Ora il mistero sembrerebbe risolto. La scoperta è stata spiegata da Richard Norris, paleoceanografo dell’Istituto di Oceanografia Scripps di San Diego, sulla rivista scientifica online Plos One.
A CREARE QUESTO PARTICOLARE EFFETTO SAREBBE LO STRATO DI GHIACCIO CHE SI FORMA D’INVERNO sulla Racetrack Playa, un lago asciutto della “Valle della Morte”. Potrà sembrare strano nel luogo tra i più caldi del pianeta, ma in inverno la temperatura scende di parecchi gradi sotto lo zero. La poca acqua che ricopre la “Racetrack playa” nella stagione fredda gela di notte, formando uno strato di ghiaccio estremamente sottile. Durante lo scioglimento diurno le sottili ma resistenti lastre di ghiaccio che galleggiano sono in grado, sotto la spinta di una leggera brezza, di spostare le rocce che poggiano sul fango morbido. Pochi millimetri alla volta, che diventano nel corso di diversi giorni lunghe ‘passeggiate’ attraverso il deserto. Il fenomeno era stato teorizzato ma non ancora osservato. I ricercatori della Scripps Institution of Oceanography dell’Università di San Diego hanno posizionato una stazione meteo e una telecamera per riprendere quanto succede durante un lungo periodo di tempo: per la prima volta hanno registrato il movimento delle rocce e ne hanno tracciato lo spostamento attraverso gps .Norris ha registrato lo spostamento di 224 metri di un sasso tra dicembre 2013 e gennaio 2014, rilevando che di notte in inverno la superficie del lago asciutto si copre di uno strato di ghiaccio spesso tra 3 e 6 millimetri. Quando il ghiaccio si scioglie nella tarda mattinata e si spezza in placche, queste – spinte dal vento che soffia a 14-18 km all’ora – spostano i sassi che si muovono a una velocità molto bassa: 2-5 metri al minuto. Ecco perché nessuno ha mai visto dal vivo i sassi muoversi. “È stato l’esperimento più noioso della mia vita”, ha confessato Norris commentando lo studio del fenomeno che per decenni ha arrovellato gli scienziati. Come facevano centinaia di massi pesanti anche 300 chili a spostarsi da soli? Per rispondere alla domanda, ci sono volute ore e ore di noiosissimi appostamenti in uno dei posti più desolati del pianeta.
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