Per spiegarvi il paragone, tuttavia, dovrei probabilmente ricapitolare i fatti. E allora eccolo, il mio riassunto pseudo-satirico, pseudo-istruttivo e (molto) pseudo-delirante delle pulsioni indipendentiste catalane. Fatti e vicende sono liberamente tratti da una – recente- storia vera.1. L'adolesc...cioè, la Catalunya vuole fare un referendumper decidere del proprio futuro. Ha già fissato una data: Nove Novembre (allitterazione!) 2014. Probabilmente, come me, pensa che abbia un bel suono. Per deciderlo deve aver visto un documentario sulla Scozia, la cui tensione all'indipendenza all'interno del quadro della UE diventa il suo personale modello d'ispirazione.
La consultazione prevederà due domande tra loro collegate, un po' come quei test di personalità in cui devi seguire un percorso corredato di frecce prima di conoscere il ritratto della tua più intima psicologia. Domanda A): Vuoi che la Catalunya sia uno Stato? Sì – No. Se rispondi No, vieni re-indirizzato al profilo “SPAGNOLO”, la cui descrizione corrisponde essenzialmente a “vattene a Madrid, Stronzo!”. Se rispondi Sí, passi alla domanda B): “Vuoi che la Catalunya sia uno Stato INDIPENDENTE?” (Rullo di tamburi, sguardi carichi di aspettativa). La risposta “No” rimanda al profilo “IDEE CONFUSE”, in cui si legge: “ma allora che cacchio vuoi che diventiamo uno Stato a fare?” Il Sì, invece, comprende un “BRAVO, tu si che ne capisci”.
In realtà, con le “idee confuse” (che poi confuse non lo sono poi tanto) c'è parecchia gente, in Catalunya. Le recenti proiezioni dimostrano come una buona fetta di popolazione vorrebbe sì le responsabilità, le autonomie e (soprattutto!) il controllo economico di un Paese a sé, ma non necessariamente l'indipendenza. La cosa fa incazzare parecchio Arthur Mas, presidente della Generalitat che però si sforza di far finta di niente. Tra parentesi, vorrei far presente che questo tizio si chiama “più”. Non che io sia la persona più adatta a far dell'ironia sui cognomi di tre lettere, però 'sta cosa mi destabilizza. Voglio dire, la prima volta che l'ho sentito nominare, ad un qualche Tg di TVE, era nell'ambito di una frase tipo: “no pueden contar con más”, traducibile in “Non possono contare su altri”. Era seguita, poco dopo, da un “Tizio, Caio, Sempronio y más” (e altri). Ci ho messo circa due giorni a cercare di capire il senso del discorso. Da allora mi fa sempre ridere. Comunque. Il Signor Piú, dopo innumerevoli sforzi, é riuscito ad ottenere l'appoggio dei partiti di Sinistra, che gli hanno garantito i numeri necessari a convocare il referendum di cui sopra. La cosa, capirete, l'ha alquanto ringalluzzito. Sono abbastanza sicura che giri giá per casa in Kilt. 2. A Rajoy è partito l'embolo. Voglio dire: giá c'é la crisi economica. Manca solo che se ne vada una delle regioni che più soldi portano nelle casse dello stato! Ché poi magari i baschi prendono ispirazione e quelli, si sa, non è che vadano tanto per le leggere. No, no. Questo divorzio non s'ha da fare. Punto. Irremovibile, il Governo fa sapere che un referendum indipendentista sarebbe incostituzionale; E già che c'è ricorda- ma giusto così, en passant – che ha il potere di togliere provvisoriamente l'autonomia alla Catalogna nel caso in cui insista a farlo incazzare.3. Le minacce, come quasi sempre accade, arcuiscono lo spirito di ribellione. Così, mentre Mas (a suon di cornamuse) fa presente che c'è più di un anno di tempo per trovare una soluzione legale, la popolazione catalana inizia a fare catene umane. Non è che gliene freghi tanto dell'indipendenza in sé, ma l'idea di non poter esprimere il proprio parere proprio non gli va giù. Senza contare che l'Università ha nel frattempo reso pubblico il dato scottante per cui, su ogni 100 euro di tasse pagate in Catalogna, solo 45 restano effettivamente all'interno della comunità. Capirete che un po' fa incazzare.
Foto: Rtve.es
In tutto questo quadretto, mentre mi chiedo come andrà a finire, la vera domanda rimane comunque una sola: se la Catalunya diventasse indipendente, avrebbe una sua squadra a parte ai Mondiali? Ma soprattutto: potrebbe Freddie Mercury essere scelto come interprete dell'inno Nazionale? Ai posteri l'ardua sententia. E, intanto, un po' di Pa amb tomaquet a me.



