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Departures

Creato il 02 maggio 2010 da Filmdifio
Departures
Non ho subito ben capito il valore di questo film. Nei primi momenti di proiezione immaginavo di stare di fronte ad un buon lavoro senza particolari elementi distintivi. "In confronto gli altri film dovevano proprio essere mediocri per non aver meritato di vincere l'Oscar come miglior film straniero", ho pensato.Mi sono dovuta ricredere, dopo poco a dire il vero. Il film è come costruito da un abile, talentuoso e paziente sarto. Minuto per minuto, i fili si intrecciano, fino ad arrivare, alla fine, alla meraviglia dell'opera completa. Un bellissimo "abito" di cui lo spettatore, inconsapevolmente, ne ha assistito alle fasi di crescita.La storia avrebbe invece allontanato chiunque. Un giovane violoncellista giapponese, dopo la perdita del posto di lavoro, si trasferisce da Tokyo nel suo piccolo paese di origine insieme alla dolce moglie. Qui troverà un nuovo "percorso professionale", quello del "tanatoesteta", estetista, in estrema sintesi, per i defunti che devono affrontare l'ultimo viaggio della propria vita. Recalcitrante inizialmente, il giovane si appassionerà sempre più all'inusuale attività, sfidando anche morale comune e disapprovazione della moglie.Nel percorso di formazione del ragazzo, il regista accompagna lo spettatore in un percorso di vita, di profonda conoscenza del suo senso, in tutte le sue fasi, compresa l'ultima. Gli eleganti rituali con cui il tanatoesteta riporta alla bellezza, "levando i segni dell'affaticamento", i cari defunti nascondono riflessioni di più ampio respiro: il ritrovamento della bellezza come restituzione di dignità. Il rituale spazza via vecchi rancori e inutili litigi. Il dolore per la perdita coinvolge le felicità della riflessione, del ritrovamento, dell'amore primordiale ed inspiegabile per i propri cari. I legami di sangue, nel bene e nel male, non si possono spezzare. E se ci sono ferite, nel momento dell'addio, bruciano ma, inconsapevolmente, si richiudono.

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