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Di albe e salite: i miei tre giorni a Bagan

Creato il 02 febbraio 2016 da Marika L

Nonostante abbia trascorso insieme a lui un'intera settimana, ancora non riesco a risolvere i punti interrogativi dettati dalla strana concezione che Min Min aveva degli orari.
Se stavamo per perdere un aereo lo trovavi lì, intento a chiacchierare con qualche amico di vecchia data e quasi dovevi trascinarlo al gate, ma se dovevamo aspettare l'alba al freddo, sul tetto di un tempio e con i piedi scalzi allora no, per quello non eravamo mai in anticipo.

Mi sono resa conto immediatamente di essere arrivata in un posto speciale.
Dopo un volo di soli trenta minuti dal Lago Inle, sono iniziati i nostri tre giorni a Bagan.

E così Min Min quella mattina ci ha prelevati dall'hotel alle quattro e trenta, direzione alba.
Il cielo ero ancora nerissimo e pieno di stelle.
Mi piace guardare le stelle, mi è sempre piaciuto.

Abbiamo parcheggiato in una campagna sperduta e muniti di torce ci siamo diretti verso un vecchio tempio nascosto.
> temevo che lo avrebbe detto, anche se dovevamo trascorrere parecchio tempo all'aperto, su un tetto anonimo, con un freddo che sicuramente ci avrebbe attraversato le ossa. Ma questa cosa dei piedi viene presa in modo molto, molto serio, quindi non avrei mai pensato di fare storie, anche se ero sicura che il giorno dopo avrei avuto qualcosa di molto simile a una bronchite. Così è stato, infatti.
Però poi è successo qualcosa, il sole ha iniziato a scaldare l'aria e tante mongolfiere si sono librate nell'aria, creando uno scenario che reputavo possibile solo nelle immagini photoshoppate di qualche rivista famosa.
Ecco, per quello spettacolo valeva la pena prendersi tutte le bronchiti del mondo.

Durante i miei tre giorni a Bagan ho imparato un mucchio di cose.
Ho imparato che i templi sono circa tremila. Si, tremila, ma un tempo erano oltre quattromila e quattrocento, poi per varie ragioni alcuni sono andati distrutti. Una delle cause principali è il terribile terremoto che ha colpito la piana nel 1957, causando danni devastanti.
Ho imparato che il popolo birmano riesce sempre a sorprenderti, soprattutto quando una famiglia che vive in una casa che cade a pezzi ti invita a pranzo e ti riempie di cibo, mentre con gli occhi lucidi ti ringrazia per aver portato una torta in segno di ringraziamento.
Ho imparato tantissime cose sulla cultura buddhista e ho provato a guardarla da varie angolazioni, letteralmente parlando. Dal basso, cavalcando uno scooter elettrico, e dall'alto, superando le vertigini per scalare le pagode e ammirare la piana nella sua quasi totalità.

Si può scegliere di visitare Bagan in vari modi, ma il motorino elettrico si è rivelato un compagno perfetto perchè in bicicletta sarebbe stato davvero pesante, viste le distanze non proprio piccine.
Ovviamente risulta impossibile entrare in tutti i templi e pagode, quindi abbiamo chiesto a Min Min di mostrarci quelli che secondo lui sono i più significativi.
E questi sono quelli che mi hanno colpita maggiormente.

  • Tempio di Thatbyinnyu: è il più alto della zona
  • Dhammayangyi Pahto: dicono che non sia mai stato terminato o restaurato perchè era stato voluto dal re Narathu, un personaggio altamente discutibile e cattivissimo. Quindi quando egli morì nessuno si preoccupò di rendergli onore.
  • Buledi: la prima Pagoda sulla quale mi sono arrampicata. Non senza aver -come al solito- pianto e maledetto le vertigini, ma alla fine ce l'ho fatta e la vista ha cancellato tutte le preoccupazioni.
  • Tempio Mahabodhi: decorazioni esterne bellissime, tutte ovviamente raffiguranti Buddha.
  • Sulamani Guphaya: bellissimo, non ci sono parole. E' una delle costruzioni più importanti di Bagan perchè in passato rivestiva vari ruoli, infatti contiene anche stanze per i monaci e sale nelle quali studiavano. La sua particolarità sta anche nel fatto di avere ben cinque porte di ingresso e non quattro come gli altri.
  • Lawkananda Pagoda: decisamente la meno turistica tra quelle visitate, questa pagoda frequentata quasi esclusivamente da locals è interessantissima perchè offre una vista bellissima sul fiume e il suo colore dorato rende tutto luminosissimo.
  • Tempio di Manuha: questo tempio è totalmente differente dalla maggior parte di quelli che si trovano nella piana. E' diverso nella forma, nei colori, nella sua storia appassionata. Il mio consiglio è quello di informarsi sulla storia di Manuha, un personaggio fondamentale per capire la storia di questa zona. Molto belli i Buddha giganti all'interno del tempio.
  • Ananda: uno dei più belli e più famosi. Questo tempio dal colore chiaro dovrebbe essere una tappa imperdibile e a quanto pare lo è, visto il numero di visitatori. Noi siamo capitati lì il primo gennaio ed è stato interessantissimo osservare intere famiglie pregare Buddha per il nuovo anno.

Ma da dove si ammira il tramonto migliore?

Premettendo che sono convinta che il tramonto a Bagan sia sempre uno spettacolo meraviglioso, io sconsiglio di scegliere la Pagoda Shwesanda, la più gettonata e per questo motivo anche la meno affascinante durante quell'orario.
Facendomi coraggio, mi sono arrampicata sulla sua scalinata spaventosamente ripida e il panorama è davvero incredibile, tuttavia non è facile goderselo quando devi scansare tante persone e per chi soffre di vertigini come me potrebbe essere frustrante dividere con troppa gente uno spazio privo di protezione e molto, molto alto.
Anche perchè se durante la salita basta non voltarsi indietro, durante la discesa è praticamente impossibile quindi sarebbe meglio sfruttare un orario libero dalla folla di turisti per scalare senza fretta e in tranquillità la pagoda, che vanta comunque una struttura bellissima.
Io ho apprezzato tantissimo il complesso di templi Lay Myet Hnar, perfetto perchè regala tramonti eccezionali senza dover fare a gomitate con gli altri viaggiatori.
Un'altra opzione potrebbe essere quella di girare la piana e di fermarsi nel primo tempio o pagoda che ispira, godendosi il tramonto in totale solitudine. Come dire.. C'è solo l'imbarazzo della scelta!

Il mio duemilasedici è iniziato proprio a Bagan, intorno ad un tavolo in compagnia di Diego e Min Min.
E circa dieci rum sour a testa. Niente party scatenati, niente fuochi d'artificio, nulla di tutto questo.
Hai presente quel momento in cui senti di non aver bisogno di nient'altro perchè la semplicità di un momento perfetto è in grado di travolgerti completamente? Ecco, è esattamente ciò che ho provato.

Una chicca?
L'aperitivo sul fiume, a bordo di una barchetta letteralmente scassata che ad un certo punto si è fermata su una distesa di sabbia che sembrava un deserto, con birre e noccioline, il tramonto all'orizzonte e la voglia di ridere e raccontarsi.
Caviale e Champagne? No grazie, sarebbe una battaglia persa in partenza.


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