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Di ben so, Garagnani

Creato il 12 maggio 2011 da Albertocapece

Di ben so, GaragnaniSe possiamo  dire una cosa certa sul passato recente è che il quarantennio democristiano è stata un’incubatrice di cretini in tutti i campi, el siglo de oro delle mezze calzette. Il vaglio con cui è stata selezionata la classe dirigente in una società modernizzata, ma non moderna sembra essere stato montato al contrario in maniera da far passare il grosso e respingere il fine.

L’immobilità sociale delle famiglie che si trasmettono il potere o le situazione agiate, ha fatto sinergia con una mobilità rappresentata  non dalle forze del lavoro e del sapere, ma da mediocri scalpitanti, disponibili a tutto, gente dotata di qualità ricercate: servilismo, pelo sullo stomaco,  modestia intellettuale, assenza di idee non monetizzabili. Era la gente giusta per la politica levantina che sarebbe subentrata a vent’anni dal dopoguerra, dopo lo slancio della ricostruzione e della lotta contro il fascismo.

Così, nella fenomenologia dello spirito italiano, finalmente confluito dentro il berlusconismo, erede e motore di tutto, troviamo questa classe dirigente non più acquattata in galleria, ma in prima fila. Così troviamo la Moratti, finalmente rivelatasi per ciò che è, un’incompetente cotonata e maligna, ma anche un tal Fabio Garagnani, onorevole pidiellino che propone una norma per sospendere i docenti che fanno propaganda politica o ideologica.

Ora, anche lasciando perdere la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione e la propaganda partitica, cosa significa propaganda ideologica? Che non bisogna contraddire l’ideologia dominante? Perchè se così fosse si tratterebbe tout court di propaganda politica attuata per sottrazione di insegnamento. Oppure l’onorevole Garagnani ritiene che tutto il sapere sia per così dire neutro e che non sia dentro una qualche ideologia o una qualche Weltanschauug? Perché anche questa è un’ideologia, anzi l’ideologia del potere per eccellenza.

Testimoniare dell’esistenza di un tal Marx, come la vede Garagnani? E come si dovrà spiegare il plus valore, che informo l’onorevole è il cuore della teoria marxiana dell’economia e non l’assenza di ricevuta fiscale? E del nazismo sarà concesso dire che forse ha esagerato un po’? Di Keynes come parliamo, sentiamo prima Tremonti? E di Kant, chiediamo prima a Ferrara?

Temo che Garagnani, divenuto membro della commissione cultura della Camera da ex mezze maniche della Camera di commercio di Bologna, non si aggiri in questi problemi con lo stesso agio con cui conosce le misure precise della tagliatella. Essendo nato all’estrema periferia della città addosso gli è rimasto il grasso, ma non il dotto. Così qualcuno potrebbe pensare che ci creda pure in quello che dice.

Ma si può essere  inconsapevolmente tonti e lucidamente furbi: è chiaro che si tratta di un provvedimento teso a creare paura dentro una categoria che ostinatamente resiste alla vacuità dei Garagnani e dei suoi padroni.

Per cui di fronte alle proterve lamentazioni del povero onorevole non rimane che da dire qualcosa che è in grado di comprendere e che i bolognesi conoscono bene… di ben so, fantesma… Eh quando ci vuole, ci vuole.


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