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Di coerenza, vil danaro, filosofia e giappine

Creato il 09 settembre 2010 da Albino

Parlando di Italia,
mi ha colpito la deputata (o senatrice) finiana Angela Napoli, la quale ha dichiarato: "Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite. Purtroppo può essere vero e questo porta alla necessità di cambiare l’attuale legge elettorale. E’ chiaro che, essendo nominati, se non si punta sulla scelta meritocratica, la donna spesso è costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono le volontà del padrone di turno".
Ora, non e’ tanto la dichiarazione ad avermi colpito, quanto il fatto che la sopra citata Angela Napoli e’ stata una delle parlamentari e senatrici firmatarie della querela contro Beppe Grillo, querela per aver pronunciato la frase: "Sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato o senatore, Hanno scelto 993 amici, avvocati e, scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti".
Ma come? Prima quereli Grillo perche’ allude che alcune la possono aver data per farsi eleggere, e poi tu stessa lo affermi?
Questo e’ fare politica, signore e signori. Significa avere la faccia come il culo.

Parlando di Australia,
oggi ho capito che non diventero’ mai ricco. Vi spiego. Con la scusa dello yen forte ho fatto un trasferimento di fondi al mio conto australiano. Anche se sono sempre soldi miei e sicuramente c’ho guadagnato (o meglio, ci guadagnero’ sul medio-lungo periodo), chissa’ come mai, mi sento povero. Credo sia un riflesso della nostra cultura dell’avere. Se i soldi li puoi prelevare col bancomat, se sono li’ nella tua banca (o almeno tu lo immagini), nella tua filiale, disponibili (“metti che succeda qualcosa”), allora sai di averli, sono tuoi, sono li’. Se invece sono in un altro continente, a un paio di giorni di trasferimento telematico da te, allora e’ come non averli. Ma sono i paradossi no, tipo il mio amico in Italia che ha il conto bancoposta e che faceva 3+3Km in macchina per andare al primo sportello bancoposta dove il prelievo era gratuito, per risparmiare l’euro di commissione allo sportello sotto casa. Alla fine ci perdeva (contando tutto, benzina+usura auto+perdita di tempo+rischio incidente), ma risparmiava un euro sonante, vuoi mettere.
Poco importa se sia colpa della societa’ o semplicemente di Carl Barks, che ci ha fatto crescere a suon di storie di zio Paperone che nuota in un deposito di monetine. La cosa da notare e’ che chi ha quel che possiede fa una lunga e faticosa scalata verso l’essere benestante, se ci arriva, forse, un giorno. I veri ricchi invece so quelli che paradossalmente non possiedono nulla, quelli che vivono nei debiti che pagheranno facendo altri debiti, controllano societa’ con briciole di azioni, giocano a risiko con la vita, rischiano tantissimo e in cambio hanno tantissimo. Si pensi a Briatore, si pensi a Ricucci, si pensi a tanti altri.
Io, lo ammetto, non so affrontare il rischio non calcolato. Ma come, mi direte, non sei tu quello che cambia azienda e nazione come se nulla fosse, quello che sfida l’ignoto e vive mille avventure? Anche no. In realta’ quando ho fatto le mie scelte ho sempre calcolato e in qualche modo accettato il rischio cui andavo incontro. Ho sempre accettato il worst case scenario, come si dice in gergo. Ma nonostante questo io, per dire, sono la classica persona che ha paura a tuffarsi di testa da una certa altezza per paura di cader male e di restare in sedia a rotelle.
E forse e’ questo il motivo per cui non saro’ mai ricco, io sono un tipo che ama tuffarsi solo dopo aver scandagliato il fondo. Meglio di chi non si tuffa per niente, but still.

Parlando di Giappone,
sono rimasto schiacciato stamattina in una calca impressionante di gente alla stazione di Kawasaki. Di fronte a me c’era un mare di teste nere, di capelli dritti, di camicie bianche, di occhi a mandorla. E mi sono trovato unico biondo, unico straniero, unico con gli occhi azzurri, unico diverso in un mare di omologati. La cosa mi ha lasciato perplesso, mi son detto: se sono l’unico significa che sono il piu’ furbo, o che sono il piu’ pirla? Forse la seconda, chi lo sa.
Sempre parlando di Giappone, ieri in treno di fronte a me c’era una ragazza con due occhi neri da impazzire. Assomigliava vagamente a Meg Ryan (in versione giapponese, non so se riuscite a immaginarla), mentre sfogliava un libro e si sistemava una ciocca di capelli neri dietro l’orecchio. Mi sono innamorato.
Poi sono sceso dal treno e ho incrociato una bonazza che stava salendo. Aveva proprio la faccia da film porno giapponese, e una scollatura sotto la quale poppavano due poppe veramente rare da queste parti. Mi sono innamorato.
Scese le scale mi sono trovato di fronte a una tipa alta 1,75, magra, in tailleur grigio e camicetta bianca. Avra’ avuto 25 anni scarsi, camminava a tacchi alti, pareva una modella, un culo da sogno. Bellissima. Mi sono innamorato.
E basta. Mi sono innamorato solo tre volte ieri, ma e’ stato bello perche’ e’ successo nel giro di qualche minuto.
Poi la gente mi dice che sono un maniaco quando cerco il modo di mettere il silenziatore alla fotocamera del mio iphone (in Giappone, lo ricordiamo, le fotocamere non si possono silenziare per legge – quindi risparmiatevi i commenti stupidi tipo “metti il volume a zero”. Se fai una foto qui si sente un *click* a mille decibel anche se hai smanettato sul volume). In realta’ il silenziatore lo vorrei per fare foto per voi, per documentarvi questi incontri che faccio in stazione o per la strada. Mica per me eh, intendiamoci.

Alzi la mano chi mi crede.

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