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Diritto di cronaca di Sidney Pollack. Nomina sunt consequentia rerum
Creato il 31 agosto 2011 da SpaceoddityCi sono regole nel giornalismo che vanno rispettate. Regole di discrezione, per non spaventare, per non infastidire, per ottenere altre informazioni. E vari altri codici e sottocodici. Poi c'è la regola della verità. Pochi film come Diritto di cronaca (1981, tit. or. Absence Of Malice) di Sidney Pollack affrontano direttamente e con coraggio questo problema radicale nel dire le cose. Perché le parole rimandano magari ai fatti, ma i fatti vanno accertati e le parole commisurate alla realtà.
Megan Carter (Sally Field) scopre per caso di una storia riguardo a un certo Michael Gallagher (Paul Newman), che sarebbe stato implicato in una sparizione o in un omicidio anni prima. L'uomo ha tutti i precedenti per finire in un'inchiesta, per via di una famiglia dai trascorsi e dai presenti per nulla limpidi, e la pubblicazione improvvisa di quest'indagine sconvolge un intero mondo implicato in una storia vecchia che, in quanto tale, non interessa più a nessuno, ma aiuta a riorganizzare il nuovo potere politico, giudiziario e malavitoso. In un susseguirsi di storie e controstorie, una donna viene coinvolta nel tritacarne spaventoso che la stampa offre alle forze in lotta tra di loro e gli equilibri vengono meno.
In Diritto di Cronaca, Sidney Pollack lascia molte posizioni ambigue e la storia si sfilaccia in personaggi e sottotracce dai percorsi tortuosi, dagli interessi a prima (e a seconda) vista poco decifrabili. Lascia stupefatti la sola idea che questi uomini e queste donne possano essere interessati alla verità. O, per lo meno: stupisce che questo interesse per la verità sia più che uno scrupolo personale. I fatti - di cui si danno in pasto al pubblico le parole - sono fatti che riguardano i protagonisti e che hanno una ricaduta scandalistica sul pubblico dei lettori. Titoli e notizie segnano una distanza tra chi agisce e chi legge e il giornalista, Meg, nel caso specifico, funge da perno che squaderna il mondo, non che lo ricompone. Sally Field è amabile, ma il suo personaggio è quello di una reporter intelligente e capace, ma insensibile e troppo presa da se stesso, un pessimo esempio. Non per nulla è lei che dà la regola di condotta con cui ho aperto questo pezzo, la regola per cui i nomi guidano all'interpretazioni e a un prevedibile comportamento. Ma è anche Meg, consapevole di distinguo amarissimi, che, di un fatto che si leggerà l'indomani sui giornali, dice che non è true, e tuttavia è accurate. L'esattezza per distogliere l'attenzione da ciò che, in ogni caso, non può essere raccontato.
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