Magazine Attualità

Disastro sibarita

Creato il 25 gennaio 2013 da Filelleni
Sibari sott'acqua

Sibari sott’acqua

Disastro sibarita. Ecco un originale ossimoro prodotto dalla storia. E sì, perché Sibari e i Sibariti evocano ben altre immagini che non i disastri. Immediatamente, è ovvio, perché, a ben vedere, un primo grandissimo  disastro la città subì nel 510 a.C. quando fu rasa al suolo dopo 210 anni di vita. Ma non importa. Per tutti “sibarita” vuol dire essenzialmente lussuria. Ma veniamo ad altri disastri più recenti. Poco meno di 50 anni fa un grido d’allarme si levò da un coro di persone colte contro quello che stava per diventare un autentico crimine contro la storia, contro il nostro tanto vantato (ma solo a parole) e così poco protetto e valorizzato patrimonio archeologico. La parola d’ordine del tempo, diffusa a piene mani dalla politica demagogica (ed irresponsabile come sappiamo, ahinoi, con il senno di poi) era: industrializzazione del Mezzogiorno. La piana del Crati fu scelta per essere ricoperta da ciminiere, il porto di Schiavonea doveva diventare l’approdo delle petroliere. L’appello degli intellettuali fu ascoltato e la Cassa del Mezzogiorno destinò due miliardi di lire (un cifra ragguardevole per l’epoca) all’avvio di una rapida ricerca archeologica che avrebbe dovuto evitare l’impatto distruttivo degli impianti industriali dirottando questi ultimi nelle aree prive di preesistenze archeologiche.

parco_sibari_2
Se uno ci pensa oggi viene da dire: che orrore! Immaginate un’area archeologica di circa 600 ettari a una profondità media di 5 o 6 metri da scavare in pochi mesi con le ciminiere che ti corrono dietro e si piazzano nei vuoti tra un monumento antico e l’altro. Non ci vuole molta fantasia: basta andare a Priolo nel Golfo di Augusta in Sicilia e visitare il sito straordinario di Megara Hyblaea, per avere un’ idea di cosa sarebbe diventata la piana del Crati se il progetto non fosse stato abbandonato per una serie di cause tecniche (per esempio, l’impossibilità di creare un porto per grandi petroliere a Schiavonea) e per scelte politiche. Comunque lo scavo si fece, quei soldi (inde fit ut raro!) furono ben spesi. Grazie a quegli scavi furono portati alla luce circa 10 ettari della città, anzi delle città antiche (Sibari, Thuri, Copia) che altrimenti non conosceremmo. Perché, come amaramente osservò Piero Guzzo che diresse quegli scavi, finita l’emergenza, niente più ricerca archeologica, neanche un soldo per continuare a scavare. Si dovette aspettare il 2004 per poter parlare di ripresa degli scavi.
parco_sibari_3
Intervenne la Scuola Archeologica Italiana di Atene con un finanziamento ARCUS  s.p.a. in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Calabria, con il progetto di mettere ordine nella storia del sito dopo i grandissimi (ma utili) sterri degli anni Settanta. A Casa Bianca, all’estremità orientale del sito antico, è stato riportato alla luce il più grande santuario di divinità orientali che si possa oggi vedere in Italia. Anzi, che si poteva vedere, perché oggi Sibari è sommersa dalle inondazioni del fiume Crati, l’ultimo disastro. Ma neanche questa è una novità. Praticamente quasi ogni anno la storia si ripete, come nelle Cinque Terre, come a Genova, come a Messina. Sappiamo tutto a memoria, compresa la geremiade sul dissesto idrogeologico del nostro Paese, sul saccheggio dei territori e le brutture della cementificazione. E ora chi paga? Dopo aver pompato l’acqua (e quanta acqua!), sapete quanto costa togliere il fango depositato su rovine distribuite su un’estensione di 10 ettari? Costa molti denari, così tanti che ne basterebbe una parte per evitare futuri disastri e avanzerebbero anche risorse per investire in cultura. Qualcuno si ricorda di questa parola e di quello che si potrebbe fare in suo nome nel Mezzogiorno? Noi, al sud, non abbiamo proprio nessuna alternativa all’Ilva?

Emanuele Greco

Direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene



Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :