Spesso mi capita di fare presente tramite questo blog di come, a volte, si parli in maniera errata e superficiale di dislessia. Per fortuna, però, esistono delle piacevoli eccezioni e quando ci sono occorre metterle in evidenza. E' il caso degli articolidella dott.ssaSerena Costa (Psicologa), pubblicati sul suo sito web, in cui si parla di cos'è la dislessia, delle diagnosi, della relazione con gli adulti e delle conseguenze emotivo-sociali che il disturbo può comportare. Ritengo interessante analizzare proprio quest'ultimo punto, perciò qui di seguito riporto l'articolo dal titolo "Dislessia: implicazioni socio-emotive" ma, essendo, a mio modo di vedere, un ottimo esempio di comunicazione della dislessia vi consiglio di dare un'occhiata anche a "Dislessia: cos'è, chi e come si fa la diagnosi".
Dislessia: implicazioni socio-emotive
Dopo aver spiegato nel dettaglio nel precedente articolo cos’è la dislessia e come viene effettuata la diagnosi, ora vi voglio parlare un pò meglio delle implicazioni sociali ma soprattutto emotive che questo disturbo specifico può avere su un bambino o ragazzo in età scolare. La dislessia in una società come la nostra, fortemente permeata dalla presenza della scrittura e della lettura, incide pesantemente sulla vita scolastica e relazionale dello studente. Se proviamo a riflettere, un bambino in età scolare trascorre buona parte della giornata a scuola e una buona parte del tempo rimanente a casa o nei centri educativi per svolgere i compiti scolastici. Immaginate, quindi, che disagio può avere un bambino con un disturbo specifico dell’apprendimento se non adeguatamente riconosciuto e compensato.
