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Divagazioni tra via Amendola e la piazza

Creato il 30 luglio 2013 da Bernardrieux @pierrebarilli1

Divagazioni tra via Amendola e la piazzaEccolo, ogni tanto faccio del mio meglio per scrollarmelo di dosso, ma dietro l'angolo della piazza c'è lui,  l'uomo qualunque, si quello che ha negato per secoli che la terra fosse tonda, quello che ha gettato nel rogo streghe ed eretici, squartato il diverso; massacrato Cola di Rienzo e i trecento di Pisacane ed è lo stesso che, dopo averlo venerato da vivo,  da morto ha appeso il duce per i piedi in piazzale Loreto.
Prima di cena, l'uomo qualunque è sbucato da un angolo della piazza straparlando di mafia, di piccioni e di blog. E così, per niente, o forse per uscire dal già detto, qualcuno c'ha provato a cambiare discorso, invero aiutato dalla sculettante apparizione di miss abbondanza: "le ragazze quando ero ragazzo io, erano diverse. Lontane. Protette. Irraggiungibili e anche un po' culone. Queste sono tutte raggiungibili, alte, coscia lunga,  perfette e con due tette così..." Si, ecco, ci risiamo, per uscire dai soliti discorsi si finisce a parlare dell'intercalare più usato dai fidentini, maschi e femmine, che di solito si esprimono così:"Domani, iga, vado in palestra, iga, dai, iga, non farti pregare, iga, che non ho la macchina, iga, mi potresti accompagnare, iga". Poi la questione si spegne per conto suo, travolta dalla ricerca di quelle espressioni in dialetto italianizzato che, comunque, hanno l'odore di casa e risuonano tra le mura domestiche. Per intenderci, espressioni come questa:<<Quando mia mamma finisce di lavar giù mi aiuta a fare i compiti>>; oppure:<<La nostra casa dava incima ai tetti>>; o ancora:<<Le curve bisogna prenderle su adagio>>; oppure: <<Mi hai tirato giù con il cellulare>>.  Nell'intanto arriva Ambrogio con la sua pipa e Tonino detto "il vulcano di Montescaglioso". Al "vulcano" brillano gli occhi, s'infervora, vuole  proporre sull'intero territorio comunale, frazioni comprese,  "lampadine da sessanta al posto di quelle da cento in uso"; non attacca, ci riprova: "pensateci, ci risparmieremmo il nucleare"; nulla, sembra il primo abbonato al telefono che non sa a chi telefonare... poi Tonì si alza per accompagnare  in stazione Nino; rimane Guido che chiacchiera del concerto dei Gong con Gino. Manca il poeta, partito per le sue terre d'Orvieto mentre "il professore", tornato dal mare terronico,  si cimenta con "stupor mundi"... L'afa, fa strage dei buoni sentimenti, tardo pomeriggio, ecco, arriva quello che parla del caldo... no, come al solito non mi sono perso il peggio, neanche la Gazza.
Un caffe', freddo e niente zucchero,  grazie.
(cp)
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