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Diversificazione: strumento utile o ammissione di ignoranza?

Da Robertopesce

Diversificazione: strumento utile o ammissione di ignoranza?La DIVERSIFICAZIONE è una delle parole più diffuse e conosciute in ambito finanziario.

Chiunque abbia tre soldi e si sia mai rivolto ad un bancario, ad un promotore o ad un consulente finanziario per ricevere delle indicazioni su come investire la propria disponibilità se lo è sentito ripetere migliaia di volte come un mantra: diversificare, diversificare, diversificare

La teoria per la quale diversificare è importante si riassume tutta nella famosa frase: “Non mettere tutte le uova nello stesso paniere!” e detta così sembra un ragionamento di assoluto buon senso.

Mettere tutte le uova nello stesso paniere significa infatti esporre i propri beni ad un (potenziale) grosso rischio: se il paniere scivola di mano … la frittata è fatta !

Tradotto in termini cari agli amici bancari, ti sarai forse sentito ripetere più volte questo esempio: “Immagina cosa sarebbe successo se tu avessi fatto di testa tua e, senza conoscere il mondo finanziario, tu avessi incautamente investito tutti i tuoi risparmi in AZIONI PARMALAT oppure in OBBLIGAZIONI LEHMANN BROTHERS? Avresti perso tutto!! Invece, se anche le avessi comprate ma DIVERSIFICANDO (ossia utilizzando per quell’acquisto solo una minima parte del tuo capitale e impiegando il resto in acquisti di altri beni o prodotti di investimento), avresti contenuto il danno ai minimi termini!

Il ragionamento in effetti fila, e concordo sul fatto che investire tutti i propri averi su un unico asset (magari senza aver compreso pienamente cosa si sta facendo) sia un’azione scellerata e potenzialmente rischiosissima.

Ciò detto, è tuttavia corretto dire che il concetto viene spesso abusato o frainteso.

I professionisti del risparmio gestito tipicamente spingono la diversificazione in maniera eccessivama soprattutto lo fanno utilizzando prodotti finanziari assai carichi di costi e commissioni che li rendono molto remunerativi per le casse della banca ma anche assai deleteri per quelle dei clienti con l’aggravante che più fronti si aprono più i costi si moltiplicano.

Ecco così che se uno strumento come il FONDO COMUNE DI INVESTIMENTO ti permette in effetti con un unico acquisto di ottenere un’immediata diversificazione (in campo azionario o obbligazionario oppure anche mescolando le due categorie di strumenti finanziari se il fondo è di tipo “misto“), è tuttavia anche vero che, pur diminuendo il rischio assoluto che si avrebbe comperando un unico titolo, ci mantiene comunque esposti ad un rischio di perdita abbastanza importante come ben sa chi possedeva questi strumenti durante il crollo dei mercati del 2008 (perdite medie dal 40 al 60% del valore investito!).

DIVERSIFICAZIONE e ASSET ALLOCATION sono concetti importanti e da comprendere pienamente e non a caso gli dedichiamo così tanta attenzione durante il corso INTELLIGENZA FINANZIARIA (prossima edizione 28/29 gennaio 2011 a Reggio Emilia, ANCORA ALCUNI POSTI DISPONIBILI).

Giusto per citare qualche esempio, molti non comprendono che, se dividono il proprio capitale a disposizione su 10 titoli diversi, stanno si diversificando ma in maniera molto relativa soprattutto se le azioni in questione sono tutte appartenenti allo stesso mercato (es. Italia) o, peggio ancora, allo stesso settore (es. settore finanziario, farmaceutico, tecnologico etc.).

Se l’intero mercato azionario cala o se il settore in questione cala in maniera pesante, ecco che l’effetto diversificazione va in buona parte a farsi benedire.

La stessa cosa vale anche per altri strumenti finanziari come le obbligazioni o per altre classi di investimento come potrebbero essere gli immobili, a torto considerati genericamente un “bene rifugio“.

Se un intero mercato immobiliare cala in maniera pesante (senza andare troppo lontano basta guardare cosa sta succedendo proprio adesso in Spagna) e si è investito su una serie di proprietà dello stesso tipo (es. appartamenti in grandi centri urbani), saremo nelle stesse difficoltà di cui parlavamo poco sopra riferendoci al mercato azionario con l’aggravante della peggiore liquidabilità degli immobili e del fatto che anno dopo anno necessariamente si degradano fisicamente.

Alla fin fine, senza avere la pretesa di esaurire l’argomento nello spazio di un articolo sul blog, non ha tutti i torti chi sostiene, Warren Buffett in primis, che diversificare sia spesso soprattutto un’ammissione di ignoranza.

Non sapendo esattamente su cosa investire e come fare a scovare esattamente “l’affaresi compra un pò di tutto con l’idea che se lì in mezzo ci finisce qualche “bidone” quantomeno si è diminuito il rischio e ridotto il danno.

Vero, ma non esattamente uno standard e un traguardo a cui aspirare.

Diversificazione: strumento utile o ammissione di ignoranza?

Diversificare eccessivamente ha poi anche un altro problema: ti fa perdere controllo su ciò che possiedi e non possiedi.

Così come non ci ricordiamo più di cosa si trovi in una cantina o in una soffitta disordinata (e quindi, come ha sempre sostenuto mio padre, tanto varrebbe disfarsi subito della paccottiglia e del vecchiume piuttosto che lasciarlo lì ad accumular polvere senza nemmeno sapere cosa si possiede o non si possiede), allo stesso modo l’investitore disordinato e distratto lascia i propri capitali giacere passivamente nel proprio deposito titoli senza curarsene e lasciandoli divorare lentamente dalle tarme dei costi di gestione perdendo di volta in volta la chance di intervenire comprando e vendendo per aumentare i profitti o contenere le perdite derivanti dalle oscillazioni dei mercati finanziari.

Roberto Pesce

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