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Donne che leggono le donne – da tre colori, si ottiene solo grigio

Creato il 22 luglio 2012 da Wsf

Se [email protected] fosse, in una domenica di luglio, o di agosto, in un parco a Roma, con un po’ di libri e forse qualche sigaretta. [email protected] wifi grazie a Zingaretti, [email protected] dal caldo e in assenza di caffè, perché se non sei in centro i café chiudono nella stagione del torpore, potrebbe chiedersi se leggere qualcosa che in molti leggono (le donne, pare soprattutto), per ritrovare un minimo di appartenenza, una costanza di riconoscimento nella specie.

Inciamperebbe così in una trilogia, molto strillata dai giornali, che parla di ben 50 sfumature, e cita persino tre colori (il grigio, il rosso e il nero). [email protected] si incuriosisce, e pensa che si tratti di qualcosa da scoprire. C’è questa donna, che scrive di una donna, e di un rapporto di submission. Inciamperebbe e resterebbe lì inciampata, senza quasi una parola. Poi andrebbe, grazie alla wifi, a ripescare il Fatto quotidiano, e troverebbe un altro libro, citato accanto, quel Sul mio corpo, di Sonia Rotticchieri, [email protected], edita da Aliberti. Ed anche lì, ci inciamperebbe, sia pure ritrovando un minimo di alone narrativo che almeno salva un minimo di immaginario pornografico. Perché nei primi, nella 150 sfumature, nemmeno quello. Anzi, l’autrice, si premura quasi subito di chiarire che, se pure ci troviamo nei meandri dell’erotismo sadomaso (con tanto di stereotipi incalliti, dungeon serrati, il sesso senza amore, e così andare), possiamo rassicurarci perché il contratto (non c’è più nulla senza contratto al tempo nostro), prevede che siano escluse dalla imminente narrazione di una caduta: coprofilia, soffocamento, aghi e cose di sangue. Insomma, una sottomissione un po’ vanilla, sebbene se lo neghi, la nostra signorotta inglese. Se leggi, nonostante il caldo e sempre grazie alla wifi, scopri che la denigrano, la signorotta inglese. Tu vai a prendere il primo dei tre libri e pensi che Liala, i kitty da passeggio anni 70, persino gli oscar Mondadori per ragazzi rischiavano di più. Per non parlare dell’deale femminile che si snoda lungo le pagine, come un vermetto che ti fa venir su quel mal di pancia, quel: noi [email protected], qui, noi non ce la faremo. Mai.

Non so quali donne parlino nella testa della signora da passeggio, che pare faccia arrossire le ragazze e le signore in metropolitana. E quando leggi questo, nei titoli dei giornali, rimpiangi la scena iniziale di Shame, rimpiangi un mondo femminile raccontato dal maschile. E giù ti tireresti pure le trecce che non hai. Non che la Rotticchieri migliori il panorama. Ma almeno, è più violentemente erotica, sia pure sempre in modo maschio. Perché la cosa che ti viene da pensare, mentre leggi, è che queste parole sono quelle che le donne scrivono per stare nella fantasia maschile. E ti sovviene che ci sono sempre e solo le stesse immagini, povera Nin, che almeno lei l’aveva detto che scriveva con le fantasie maschili. E lei, che era una signora, ciò nonostante le rendeva di genere, quelle sue fantasie con gli uccellini e le case e i pennellini per la barba. Hanno copiato quasi tutte lei, ma senza quella sua eleganza. Se penso al sesso femminile, dico proprio al sesso femminile, di nomi che lo risuonano, in Italia, senza giocare a stare nel cervelletto maschio, ne vedo solo due: Rossana Campo e la Valduga, in due modi differenti e in due mondi differenti.

Che poi diventa un fatto di politica, di impegno programmatico: vogliam anche le rose. Mica possiamo stare in questo gioco che la sottomissione sia derivata da ricchezza, bellezza, intraprendenza, casa del padrone, emancipata non appartenenza al mondo che si versa tutti i giorni. Fra Jobs e un po’ Marchionne, di un universo che la dice lunga se lo scorri all’indietro, e ti soffermi sulle pratiche di consegna, accudimento e violazione. Insomma, un mondo, di cui non resta nulla. In questi libri. Allora la domanda è se non siamo capaci di pensare la pratica filosofica che c’è dietro, se in un certo diffuso femminile non ci sia sempre questo non voler essere capaci di varcare il confine che dalla castità fuorisce solo per consegna, per delega, per ratto. E non che se lo siamo, fuori, patinate e in latex, questo migliori. Non so, credo che qui ci sia di meglio, da leggere, far circolare, da donare. Non so se lo si possa dare, un dono di immaginario femminile. Perché richiede che si sia disposti a stare nelle cose meno ovvie, meno seducenti. Io credo che l’immaginario delle donne abbia le forche e i denti, e le forme sfiorite, e quelle delicate e ancora non scoperte di una poesia che non si dia come una narrazione ovvia, malportata e deprimente. Quanto del gioco fra delega e comando, fra una consegna muta e una ricerca, si gioca tutti i giorni, profonda, non attinta, riserva rivoluzionaria, sul pianerottolo di casa, giusto all’altezza della porta accanto. Però, se si va lì, mica si trovano dei pizzi, dei merletti. Lì c’è qualcosa di più vero, così vero, profondo e controverso, che nemmeno te l’aspetti.

(n.g., luglio 2012)

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La trilogia dell’inutilità: se non quella di nuova carta per il fuoco dell’inverno.

Hanno parlato tanto forse troppo e ingiustamente di questa trilogia di sfumature, ma anche no, ci son libri di autori che passano inosservati e che invece meriterebbero attenzione .
Voglio dire la mia da lettrice molto fast e noto già dall’inizio qualcosa che mi fa molto incazzare, quando l’autrice nei ringraziamenti accenna all”ossessione” e al marito “angelo del focolare”.
Quando si scrive d’eros penso e spero che chi si cimenta in questo campo non pensi che sia qualcosa di paragonabile ad un’ossessione ma qualcosa che si deve vivere con serenità e con tanta gioia insomma tutt’altro che ossessione.
Allora credo che questi 3 libri siano stati scritti proprio da qualcuno che vive la sessualità come qualcosa di ossessionante, ma non in senso positivo, bensì  in senso negativo, come qualcosa che dev’essere messo a tacere .
C’è tutta la tipica casalinga che dalla vita sessuale non ha avuto gli sbalzi che in molti e molte hanno vissuto, ok, forse sono troppo cattiva ma è evidente che questa trilogia poteva benissimo essere stampata e distribuita sì dalla Mondadori, ma negli Harmony.

E proprio una trama, forse più elaborata visto la quantità di pagine dei libri, tipicamente da libricini estivi, posso dirlo con certezza visto che ne divoravo uno dietro l’altro all’età di 15 anni, sognando questi fantomatici uomini così forti nel corpo ma anche nelle idee, uomini perfetti che amano e proteggono le donne che desiderano, il solito gioco di sguardi, come nell’intervista che fa da apertura a tutta la storia che poi segue, leggere le sfumature della James è fare un ritorno al passato, direi che sono soldi sprecati, evitiamo lo spreco in un periodo come questo.

(Antonella Taravella)


Filed under: narrativa, Recensioni, visioni letterarie Tagged: E.L. James, Nerina Garofalo, scritture, Sonia Rotticchieri, visioni, WSF

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