Donnie Darko

Creato il 28 aprile 2014 da Nehovistecose

(Donnie Darko)

Regia di Richard Kelly

con Jake Gyllenhaal (Donnie Darko), Jena Malone (Gretchen Ross), Holmes Osborne (Eddie Darko), Mary McDonnell (Rose Darko), Patrick Swayze (Jim Cunningham), Drew Barrymore (Karen Pomeroy), Noah Wyle (Professor Kenneth Monnitoff), Maggie Gyllenhaal (Elizabeth Darko), Daveigh Chase (Samantha Darko), Beth Grant (Kitty), James Duval (Frank), Katharine Ross (Dottoressa Thurman).

PAESE: USA 2001
GENERE: Fantastico
DURATA: 113′ (133′)

Middlesex, Virginia. La notte del 2 ottobre 1988, mentre la tv trasmette il confronto tra Bush e Dukakis, il reattore di un aereo cade sulla villetta dei Darko. Il giovane, tormentato Donnie, secondogenito di tre figli, si salva grazie all’intervento di un gigantesco, minaccioso coniglio di nome Frank, che gli rivela anche il momento esatto in cui il mondo finirà (28 giorni, 6 ore, 42 minuti, 12 secondi). Tra oscure visioni e difficili rapporti interpersonali, Donnie dovrà cercare di scoprire cosa diavolo gli stia accadendo.

Scritto e diretto dall’esordiente Kelly, appena 25enne, con un budget di 4 milioni di dollari, Donnie Darko rappresenta una piccola, fascinosa anomalia del cinema indipendente USA: uscito in sordina nel 2001 (gli incidenti aerei non erano ben visti dal pubblico subito dopo l’11 settembre) è diventato, grazie alla rete e al buon vecchio passaparola, un vero e proprio cult movie, specialmente tra i giovani; tanto che tre anni dopo, nel 2004, i produttori americani l’hanno rispedito nelle sale (in una versione director’s cut) con esiti decisamente migliori. Fiumi di premi e una distribuzione mondiale (da noi è arrivato nel 2004, ma nella versione “breve” del 2001). Critica spaccata in due tra chi lo definisce un vacuo esercizio di stile e chi, magari pur esagerando, ha gridato al capolavoro. È un film anomalo, cupo, inquietante. Un’inconsueta miscela di generi (fantascienza, fantastico, horror, thriller psicologico, commedia) e di temi (il passaggio tra infanzia ed età adulta, il ruolo oppressivo della scuola, l’assenza di comunicazione all’interno della famiglia, la desolante solitudine giovanile, le aberrazioni della provincia USA, fondamentalista e bigotta) che funziona per diversi motivi: storia originale e carica di suspense; regia anomala, che sfrutta gli effetti digitali in modo non invasivo; ottima galleria di personaggi; sceneggiatura sorprendente nonostante alcuni vistosi buchi narrativi. È, in fin dei conti, una sorta di Gioventù bruciata dei giorni nostri, condita con un pizzico di Ritorno al futuro (prontamente citato nei dialoghi) ed esoterismo. Chi dice che i giovani l’hanno apprezzato soltanto per il “condimento” si sbaglia: il disagio giovanile degli anni ’80 somiglia molto tristemente a quello di oggi. Come se nulla fosse cambiato, come se tutto fosse tragicamente destinato a ripetersi all’infinito. Che è poi esattamente quello che accade nel film. Pregevole la fotografia di Steven Poster e struggente la canzone Mad World dei Tears for Fears reinterpretata da Michael Andrews e Gary Jules. Il sorprendente finale spinge ad una seconda visione: gli indizi che lo preannunciano, lungo il film, sono parecchi, ma li si può notare soltanto dopo. Nel 2009 è arrivato un improponibile seguito con protagonista la sorella minore di Donnie, Samantha. Kelly, giustamente, se n’è dissociato.



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