Dopo il trionfo di Pisapia e De Magistris si è aperta una seria e severa riflessione nel Pd: “Come è potuto succedere?”

Creato il 30 maggio 2011 da Risibilmostra

Autore: Fabio Larocca

Ancora inebriati dal successo alle amministrative milanesi e napoletane, un’immagine ha fatto tremare le schiene di tutti gli elettori del centro-sinistra: Pierluigi Bersani e il suo discorso da vincitore sconfitto. Dopo le solite parole di circostanza, saranno i sindaci di tutti i cittadini, il Pierluigi nazionale ha cincischiato nel politichese post-sinistrese, che caratterizza da anni il Pd, sul futuro, sul ruolo di Berlusconi, sul ruolo del Pd, sulle alleanze più o meno sante, sul governo a largo maggioranze, sugli ammiccamenti al centro casiniano e finiano e rutelliano, ecc. ecc.

È stato il discorso di un perdente al traino di candidati non propri, di candidati che spesso si sono costruiti una credibilità fuori, se non contro il Pd. Purtroppo, oltre alle banalità di prassi, non c’è stata nessuna svolta democratica, nessuna presa di distanza da un sistema (berlusconismo) che si è creato ideologicamente nel formale duopolio Pdl-Pd. Il Pd, così come si è delineato, non è un’alternativa a Berlusconi ma una continuazione del berlusconismo dopo aver disarcionato il Cavaliere Inarrestabile. La svolta deve essere epocale. Basta con la politica avulsa dalla gente, con la politica del meno peggio, con il clientelismo, con la divisione dei cittadini tra elettori e fratelli, tra amici degli affari e portatori di voti e di consenso. I cittadini chiedono un cambiamento sostanziale che non si può offrire con una linea di sostanziale continuità con l’incontinuabile. Bisogna rompere con le cordate di potere politico-economico e tornare davvero a pensare alle persone, ad operare per le persone, per i drammi che la crisi sta proponendo con profondità inimmaginabile. L’apparizione di Bersani sui monitor è stata la rassicurazione che nulla cambia, che non sarà certo il Pd il gestire il necessario cambiamento. E i discorsi furbetti nel salottino di Mentana puntano tutti nella direzione di uno status quo inquietante. L’unica speranza è riposta in Pisapia e De Magistris – che non sono creature del Pd –; la loro autonomia dal carrozzone del Pd potrebbe accendere l’interruttore di un modo nuovo di fare politica, senza politicanti, senza affaristi, senza le cordate degli im-prenditori che creano problemi per poi proporre inaccettabili soluzioni. Siate voi il segno di un risveglio democratico nel paese.



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