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Doveva essere la promessa dell’eros all’taliana… e invece!

Creato il 17 marzo 2015 da Fabioeandrea

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Doveva lavorare con Rubini, quando era ragazzino, ad Andria. Sì, signore. Perché Riccardo Scamarcio, quando aveva saputo che Sergio Rubini, suo conterraneo, avrebbe dovuto girare lì Tutto l’amore che c’è, aveva detto una marea di stronzate (e ha dichiarato che avrebbe fatto anche di peggio!) per recitare in quella pellicola. Ma nonostante fosse stato regolarmente provinato, non era stato preso. E tanti saluti. Risultato? Ha esordito con un telefilm e non con un film. Capita, non è una tragedia, anche i più grandi attori hollywodiani hanno iniziato da lì.
Però lui si è incapponito. Prima con il teatro, da giovanissimo, poi con lo studio dell’arte drammatica al Centro Sperimentale. Lui ha sempre affermato che la differenza, fra come recitava prima e dopo, l’ha sentita da subito. Così come, ancora oggi, la sente quando lavora con chi ha un percorso formativo come il suo e chi, invece, è sbarcato al cinema attraverso altri lidi.
Bene, bravo. Se lo dici tu!
Ma forse, è veramente lo studio ad aver cambiato “qualcosa” nel corso della sua carriera, perché poi, di lì a poco, è stato scelto per il ruolo da protagonista in Tre metri sopra il cielo. Oh, sì, si è trasformato in Step. Così il fenomeno editoriale è diventato un fenomeno cinematografico e Tre metri sopra il cielo è diventato Tre metri sopra il cielo e lui è diventato Riccardo Scamarcio. L’unico, il solo, l’idolo della generazione 2.0. L’idolo delle mocciane… o mocciose. Arriva la notorietà, il successo. Non si parla che di lui. Si vuole solo lui. È il nuovo mito del cinema italiano, forse, uno degli ultmi a esplodere con così tanta forza. Indegnamente, c’è chi lo vuole già vedere nudo. Sì… nonostante non abbia il physique du role. Ma a loro, fottesega se c’ha un po’ di panzetta, se non è definito di fisico. Lui è lo Scama, lui è il Ricky Scamarcio e piace loro in tutte le salse… Anche se sembra un budino. Intanto, si comincia a etichettarlo con il termine sex symbol. È per via degli occhi, dicono alcune. Sì, perché quegli occhi sono erotici. Ah sì? Mmm. Riguardo la filmografia di Scamarcio e tutto fanno quegli occhi fuorchè portare erotismo. Ma io non sono vaginomunito, quindi magari, mi sbaglio.

Doveva essere la promessa dell’eros all’taliana… e invece!

Però arriva la sfida, dopo altre performances, alcune più degne e altre meno… molto meno, torna nei pani del delinquentello romantico in Ho voglia di te. Step è diventato adulto, dà la massima improtanza ad altre cose… ma rimane ancora legato al suo amore adolescenziale, l’invisibile Babi o Baby o… semplicemente boh. Lui, forse per farsi forza, per le telecamere, per difendersi, ha sempre ammesso che è “un bel personaggio”. Tutto qui. Non spiccica mai qualcosa che vada oltre questo. A tutto noi, se non l’aveste ancora capito, ha sempre fatto cagare… esattamente come ci hanno fatto cagare tutti i personaggi partoriti dalla penna di Moccia… Che non è una gran penna e non mi dispiace dirlo. Per quanto ce lo ripropongano in tutte le salse, come maestro del romanticismo moderno e letterario (e stigrancazzi), fra Baci Perugina e programmi tv Mediaset, è uno dei peggiori scrittori italiani che ci siano. E non è che dico così perché sono schizzinoso: io ho letto Amore 14. Ho letto Amore 14 e a pagina 35 l’ho lanciato contro il muro della mia camera!!! So di quel che parlo! E pure Scamarcio lo sapeva perché, a quanto pare dotato di un minimo di gusto e anche un po’ d’amor proprio, dice no, che proprio il sequel di Tre metri sopra il cielo, se avesse voluto, Moccia avrebbe potuto girarlo con la gente della palazzina sua, ma con lui, ancora no, perché tutto, ma non Step di nuovo. Dice no, no e ancora no… soprattutto dopo aver letto la prima stesusa della sceneggiatura che, a quanto pare, gli avrebbe creato non poco imbarazzo. Però le fans sbavano, stanno lì a leccargli gli occhi e allora si arriva a un compromesso con Moccia… «Io faccio questo film, ma la sceneggiatura va ridiscussa da capo con me.». Così dice e così si fa. La sceneggiatura cambia, le battute cambiano e le ragazze vanno in visibilio per aver visto mezza cappia di lui che scopa su un tappeto Laura Chiatti.
L’aurea da sex symbol è salva… ma si calca ancora la mano. Almeno apparentemente, perché, nella sostanza c’è molto poco. Ma molto poco. E succede quando Silvio Muccino dà il benservito a Giovanni Veronesi per Manuale d’amore 2. Non vuole lavorare ancora per lui. Così il regista pensa di presentarla a Scamarcio ma, anche stavolta, pare ci sia stato dell’imbarazzo. Una parte che doveva andare a Muccino, del resto, la vedo difficile su Scamarcio. Molto difficile. Così nuovo compromesso, che poi è sempre lo stesso del precedente: «Io faccio il film, ma la mia parte si cambi». E allora, visto che parliamo di un sex symbol, ci ficcano dentro una scena erotica con un altro sex symbol italiano: Monica Bellucci. Erotica… poi…!!! Si fa una grossa pubblicità su una scena che di erotico e di scandaloso non ha una ceppa. Così come non ha nulla di estremamente femminile, così come non ha nulla di estremamente maschile… e non ha neanche qualcosa che parli d’amore. Non parla di niente. C’è solo Scamarcio su una sedia a rotelle che palpa le tette della Bellucci, mentre lei mugugna.
Però il pubblico italiano, tontolone, abbocca come una carpa giapponese nella canna di Sampei.
Intanto, per il sex symbol Scamarcio, la grande promessa marlonbrandoniana (e non sto scherzando perché ci furono critici cinematografaci italiani che, forse dopo un bicchiere di vino di troppo a tavola, paragonarono la sua performance a quella del grande mostro della recitazione in Ultimo tango a Parigi), arriva il remake televisivo di La freccia nera con Martina Stella che, MERITATAMENTE, verrà perculata a vita da Caterina Guzzanti come l’unica attrice in grado di recitare fuori sincronia… con se stessa! Lui la definisce un’esperienza positiva… noi meno. Rimpiangiamo Loretta Goggi e non poco.
Ma la carriera dello Scamasexy non è ancora finita. Lui parla di un’evoluzione che è in arrivo… ed è fiducioso di nuovi, interessanti, ruoli lavorativi pieni di rigore. Rigore che arriva a tratti, perché per uno che ha come modello di carriera quella di Gian Maria Volonté, adieu!
Viene alla luce la sua relazione pluriennale con un’attrice più grande di lui, Valeria Golino. Una relazione sui quali i media si accaniscono, creano casino, montano un baraccone di gossip… Ma a anche a lui fottesega di cosa pensa il pubblico italiano di lui.
Forse, la perla più perla della sua filmografia è Mio fratello è figlio unico. All’interno di una storia famigliare operaia nella provincia pontina, fra gli Anni Sessanta e Settanta, lui veste i panni di Manrico, un estremista di sinistra che deve vedersela con il vero protagonista, suo fratello Accio, interpretato da Elio Germano. Fra schiaffi e baruffe… e pure tanta ideologia e tante dinamiche affettive… Scamarcio riluce in ruolo quasi-non-del-tutto secondario… e si stacca, finalmente, dall’etichetta di sex symbol. Imponendosi come un attore formidabile, estremo che dà sfogo a tutte le sue energie con un personaggio che lotta controil settarismo e che si contrapppone attraverso la grande violenza alle ingiustizie.
Sicuramente, il suo personaggio più sincero… Oltre che quello scritto meglio.
In odore di Anni Settanta, e alla ricerca di ruoli altrettanto forti, fa il passo più lungo della gamba. Vuole interpretare Vallanzasca. Dice di essere stato lui ad aver dato l’idea a Michele Placido… che però, giunto alla realizzazione effettiva del biopic del criminale italiano, che nulla ha da invidiare ai gangster americani, gli preferisce Kim Rossi Stuart.
Ma l’Eros svilisce. Così come svilisce l’idea di lui all’interno di un presunto star system italiano in grado di portare pubblico al cinema. Sceglie progetti più difficili, balla gaiamente allo specchio una canzone di Nina Zilli in Mine vaganti, sceglie di lavorare all’estero, dove la scrittura è migliore, dove non c’è carenza di sceneggiature e dove il settore cinematografico è fonte di investimento per lo Stato che sostiene questa espressione artistica. Viene diretto da Abel Ferrara, appare in Polisse e in Verso l’Eden… e le scene di nudo si moltiplicano. Ma alle ragazzine, ormai, fottesega di Riccardo Scamarcio mostra le chiappe mentre che si scopa una sul divano o esce dall’acqua come mamma l’ha fatto. C’hanno altri miti. C’hanno i tronisti. C’hanno quelli di Amici. C’hanno Justin Bieber…

Doveva essere la promessa dell’eros all’taliana… e invece!

Doveva essere la promessa dell’eros all’taliana… e invece!

Doveva essere la promessa dell’eros all’taliana… e invece!

Doveva essere la promessa dell’eros all’taliana… e invece!

E lui ne approfitta. Fa roba underground. Film indipendenti e d’autore italiani che nessuno va a vedere. Pure un pessimo Woody Allen. Pure una miniserie interessante, ma che viene cagata molto poco dagli spettatori.
Ora la riproposizione di Scamarcio. Da un Boccaccio tavianesco a un Nessuno si salva da solo.
L’erotismo… semmai ci fosse stato nella sua carriera… è una promessa mai mantenuta. E il sesso all’italiana… mah, forse sono appartenuti sempre e solo ai film con la Fenech.

Fabio Secchi Frau


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