La scorsa generazione non è stata particolarmente generosa nei confronti dei fan di Dragon Ball, i cui tie-in si sono rivelati, anno dopo anno, giochi mediocri e assolutamente non all’altezza dei vari Budokai e Tenkaichi, giusto per citarne qualcuno. Con l’avvento della nuova generazione di console non poteva ovviamente mancare un nuovo titolo dedicato alla celebre serie, che fa quindi il suo debutto non solo su Xbox One e PS4, ma arriva per la prima volta anche su PC. Dopo aver quindi combattuto di nuovo al fianco di Goku, Vegeta e tutta l’allegra combriccola, ecco la nostra recensione di Dragon Ball Xenoverse.

La prima cosa che salta all’occhio di Dragon Ball Xenoverse è, paradossalmente, la trama. Per la prima volta infatti siamo di fronte ad una storia parzialmente inedita, che vede due loschi figuri modificare eventi passati per qualche misterioso scopo. A correre ai ripari arriva Trunks del futuro che, con l’aiuto di un personaggio creato da noi attraverso un editor piuttosto basilare, vive nella città di Tokitoki, dove controlla i pattugliatori del tempo e cerca di porre rimedio a situazioni come quella che si sta verificando. Proprio per questo viaggeremo nel tempo e combatteremo alcune delle battaglie chiave di Dragon Ball, che stanno stranamente andando diversamente rispetto a quanto previsto. Bisognerà, giusto per fare un esempio, sconfiggere Radish, poiché il cannone dell’anima di Piccolo non è riuscito ad eliminarlo. L’intera storia verrà affrontata in questo modo, con delle cutscene che, sebbene tutti sappiamo come andranno a finire, ci propongono varianti di situazioni ormai vissute e rivissute. Peccato per la relativa superficialità con cui è stata trattata la trama originale, che con la scusante dei viaggi nel tempo salta svariati punti più o meno importanti, mancando di conseguenza anche l’inclusione di più personaggi all’interno del roster. Senza entrare troppo nel dettaglio, basta dire che Zarbon e Dodoria non vengono nemmeno citati e non affronteremo Freezer e Cell in tutte le loro trasformazioni. Sebbene quindi sia stata molto gradita da parte nostra l’introduzione di una storia con tanto di personaggi inediti, i tagli apportati sul resto ci sono sembrati decisamente eccessivi.
Anche il gameplay ha subito qualche ritocco in questo episodio, con un sistema di combattimento finalmente liberato dai fastidiosi minigiochi e quicktime che nel passato continuavano ad interrompere il flusso dell’azione. In Xenoverse è tutto più fluido, riusciremo senza troppo problemi a combinare i colpi corpo a corpo con le mosse speciali, effettuabili con la pressione combinata di un grilletto (o due, per i colpi finali) e dei quattro tasti frontali. Purtroppo però, nonostante i miglioramenti, siamo ben lontani dal risultato sperato, poiché ancora una volta tornano ad esserci svariati problemi che minano in qualche modo l’esperienza di gioco. La telecamera è infatti piuttosto scomoda, in particolar modo negli scontri che coinvolgono più eroi, il che crea spesso e volentieri una gran confusione e movimenti estremamente veloci della telecamera, che tende inoltre ad incastrarsi sui vari elementi dello scenario. Altro problema ricorrente è quello delle trasformazioni in-game, la cui assenza si era fatta particolarmente sentire nello scorso episodio. In Xenoverse è possibile trasformarsi, ma ogni personaggio può avere tra gli slot delle mosse finali una sola trasformazione, col risultato che esiste un Goku in grado di trasformarsi in SSJ3, uno in SSJ2 e così via, senza poter aumentare quindi il proprio livello nel corso del combattimento. Questa non solo rappresenta una grave carenza, ma rende la schermata di selezione del personaggio estremamente confusionaria, con un quantitativo di versioni dello stesso personaggio a dir poco incredibile, ognuna con le sue statistiche di combattimento e mosse diverse. Un altro grave difetto riguarda il bilanciamento della difficoltà, che ancora una volta delude pesantemente. Indipendentemente dal livello raggiunto col vostro personaggio, alcune missioni, primarie o secondarie, raggiungono picchi di difficoltà assolutamente insensati, visto e considerato che spesso completerete senza alcun problema la missione successiva, segno del pessimo bilanciamento.
Ad aggiustare un po’ la situazione arriva il nostro personaggio, che potremo personalizzare sotto svariati punti di vista, a partire dalla razza (ogni razza parte con statistiche diverse). Ad esempio i Saiyan possiedono una maggiore potenza d’attacco, mentre i namecciani sono estremamente deboli, disponendo però di un quantitativo di salute maggiore. La vera particolarità del titolo è però la possibilità di esplorare liberamente Tokitoki City, la cui struttura ricorda molto (forse troppo) quella della Torre di Destiny. All’interno di questa mappa potremo procedere con la storia, avviare le quest secondarie e acquistare abilità, equipaggiamenti e oggetti per il nostro personaggio. Infatti il nostro protagonista è in grado di salire di livello e di essere personalizzato sia esteticamente che dal punto di vista delle abilità. I vari oggetti per la personalizzazione potranno essere sia acquistati, come detto sopra, che ottenuti in maniera casuale nelle numerose missioni secondarie, ciascuna delle quali può droppare un oggetto randomico tra quelli presenti in elenco. La presenza di queste quest è piuttosto gradita, visto che permette di utilizzare qualunque personaggio sbloccato, diventando quindi una valida alternativa ai noiosi scontri con la cpu. Come avrete potuto intuire, all’interno di Tokitoki sarà possibile interagire con altri giocatori, sia attraverso dei gesti predefiniti che con dei messaggi testuali (è possibile preimpostare alcune frasi). In questo modo potrete formare una squadra di pattugliatori del tempo e affrontare le svariate missioni secondarie. Purtroppo però i server, a distanza di più di una settimana dall’uscita, non svolgono ancora il loro dovere, costringendo così ad avviare la versione offline di Tokitoki e unirci alle varie partite online attraverso il sistema di matchmaking. Oltre alle missioni secondarie, sarà comunque possibile sfidare gli altri giocatori in match 1vs1, 2vs2 e 3vs3. A giudicare dai menù sembra infine possibile partecipare al torneo mondiale, ma al momento le iscrizioni sono chiuse.
Passando al comparto tecnico, possiamo notare alti e bassi. Per quanto la realizzazione dei personaggi sia davvero eccezionale e il dettaglio delle arene abbia fatto un netto passo in avanti rispetto al passato, non è possibile non notare alcune magagne davvero fastidiose ormai proprietarie del vetusto Havoc. Infatti i colpi sparati in battaglia andranno a creare dei piccoli crateri sull’area di gioco, i quali però spariranno nel giro di un paio di secondi, in pratica una situazione piuttosto sgradevole da vedere. Stesso discorso per gli elementi distruttibili, che nonostante siano aumentati nel numero, subiscono lo stesso effetto scomparsa citato sopra. Ottimi invece sia il doppiaggio, presente sia in lingua inglese che giapponese, che la colonna sonora, composta sia da brani inediti, molto orecchiabili, che da quelli originali.

