Dylan Dog nel (noioso) mondo della magia

Da Tallman

DYLAN DOG N. 291 - Senza trucco nè inganno
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni di Gregorio
Disegni: Fabio Celoni
Copertina: Angelo Stano
Editore: Sergio Bonelli

Anche se è vero il detto che non si giudica un libro, in questo caso un albo, dalla copertina c'è da dire che alcune di esse invogliano molto a tornare a leggere un fumetto, anche se poi nessuno ci assicura che i contenuti siano all'altezza e si finisce per apprezzarne soltanto l' esteriore elemento grafico, piacevole ma illusorio, visto che non ci sogneremmo mai di riaffrontare le pagine che si nascondono al di sotto di esso.Nel presente volumetto Dyd si ritrova coinvolto in una guerra alla popolarità tra due prestigiatori che si contendono non solo la notorietà ma anche un'affascinante assistente della quale si innamorerà perdutamente anche il nostro. Dietro alla donna però si cela un maledetto segreto che pur di essere mantenuto porterà alcuni personaggi a fare degli insani gesti.La storia, che secondo quanto affermato nella rubrica della posta si ispira a "The Prestige", film del 2006 di Christopher Nolan, più che concentrarsi su una spettacolare battaglia sull'illusione più incredibile, si riduce ad un tedioso triangolo amoroso nel quale, e poteva essere altrimenti, si inserisce anche Dylan, anche se questa volta rimane decisamente a bocca asciutta. Il tema della magia è stato quindi bellamente sprecato visto che rimane nel sottofondo per fare più spazio alla mediocre lotta per accaparrarsi la bella presenza di un'assistente.La sceneggiatura di Di Gregorio non mi è sembrata granchè ispirata ed è priva sia di trovate ingegnose che di colpi di scena, tanto che quando fa la sua comparsa un misterioso personaggio tormentato si capisce immediatamente dove vuole andare a parare e la conclusione conferma tutte le previsioni del lettore. Sempre nel finale è insoddisfacente la maniera in cui non spiega assolutamente nulla del passato del mago principale, proprio il punto in cui si attendevano maggiori chiarimenti dalla narrazione, costringendoci a dare per assodato che alcuni illusionisti non celano segreti nella loro professione e che le loro pratiche sono perlopiù frutto di arti esoteriche.A far fiondare ancora più nella mediocrità la storia ci pensano anche i personaggi dalla scarso carisma e simpatia, mentre le presenze fisse non spiccano per qualche qualità, basti leggere le freddure di Groucho, mai come in questo caso relegato al ruolo di valletta decerebrata, che oltre ad essere infantili non suscitano proprio alcuna reazione.Per quanto riguarda i disegni, trovo che Celoni in più punti abbia sovrabbondato di inchiostri, rendendo le vignette troppo pasticciate e dalla comprensione non immediata: pare proprio che il disegnatore provi un'insofferenza per il bianco, colore non nemico bensì indispensabile per dare più chiarezza alle sue matite.L'unico a cui mi sento di fare i complimenti per questo numero è il copertinista Stano, con un disegno da 10 e lode sul quale c'è veramente poco da criticare. Non c'è trucco non c'è inganno, questo numero è una delusione e stavolta nemmeno i maghi possono fare qualche miracolo per salvarlo dal dimenticatoio.
GIUDIZIO FINALE: 5


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