Magazine Diario personale

E io che mi credevo. (Interpretazioni ostinate e contrarie).

Da Danielabigi81
Durante il mio percorso di lettrice, breve o lungo - a seconda del punto di riferimento che si utilizza  - ho osservato un fatto.
Un fatto evidente, semplice, perfettamente sincrono e preciso.
Sin dai primi due libri letti, nel lontano 1996, "Il Gabbiano Jonathan Livinstone" e "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", arrivando fino all' ultimo, letto ieri, "l' Arte della vita" di Zygmunt Bauman, ho sempre creduto di essere io a scegliere i libri da leggere.
Illusa.
Ho sempre pensato di decidere cosa leggere e quando. (Che in parte è pur vero, ma la relazione non è così unidirezionale come pensavo fosse). Invece, viene fuori che il "cosa" e il "quando" non sono così arbitrari.
Ovvero, la controparte fa il proprio gioco, la propria scelta. Sceglie o meno di essere lì, di farsi leggere, di farsi conoscere e interpretare. In quel preciso momento.
I libri si fanno trovare nell'esatto momento in cui abbiamo bisogno di loro, nell' esatto momento in cui vogliono dirci qualcosa di importante. Sono in grado di aiutarci, sostenerci, consolarci.
Ci rigenerano. Ci rendono forti o sensibili. Più consapevoli. Più adulti.
Ci "provano" ad una relativa verità adattabile alle nostre vicende personali.
Ed è un compito che assolvono sempre, come instancabili aiutanti, empatici amici, come amorevoli compagni di avventure, Spiriti-Guida presenti in ogni favola.
Leggendo tra le righe trovo risposte, ancora prima, trovo le giuste domande. Trovo ciò che mi stavo chiedendo, che mi stava arrovellando un po' il cervello. Ritrovo un pezzetto di me.
Credo che questo sia uno dei motivi per cui chi ama leggere, legge.
Con la differenza che sono i libri che ci scelgono, anche se siamo convinti del contrario.
Hanno un tempismo che spacca il giorno, la settimana, il momento.
E succede così un po' anche con i fatti della vita, con le persone, con le situazioni.
Succedono, "capitano" proprio per un  motivo, non sono mai random. Mai casuali.
Servono per capirci, per crescere, per capire gli errori e metterci alla prova nel campo di sperimentazione semplicissimo, struggente, fantastico, complesso -  tutto allo stesso tempo -  che è la vita.
Un delicato, sottile gioco di equilibri.
E di nervi saldi (come dice un caro amico).
Tanto difficile da comprendere e difficile da interpretare, quanto divertente ed entusiasmante se preso con la giusta dose di consapevolezza, leggerezza e ironia.
E AUTOIRONIA.
Nel bene e nel male.
L' autoironia è ciò che ci salva, la leva di emergenza che ristabilisce lo status quo.
Da tenere sempre presente.
(Anche durante la lettura della filosofia in South Park).
E io che mi credevo. (Interpretazioni ostinate e contrarie).

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