“E se domani…”

Creato il 09 marzo 2014 da Casarrubea

E’ l’inutile titolo d’apertura del blog di Beppe Grillo di questi giorni. Il futuro che immagina questo saltimbanco non riesce a sognarlo e per questo ce lo prospetta ad occhi spalancati, nella sua lucida follia. E’un futuro fatto di “se”, in cui l’autore, scontento (a dir poco) dello Stato che abbiamo, ne immagina un altro. Anzi, ne auspica uno, ahimè, che non ha né testa né piedi. Quale? E’ presto detto. La miserabile storia si condensa in poche battute, in cui non c’è neanche l’osso. Vittorio Emanuele II, quello che disse che i Savoia conoscevano la via dell’esilio ma non quella del disonore, poteva evitarsi la fatica di fondare l’unità dello Stato nel 1861, e gli italiani, potevano pensare ad altro piuttosto che fare due guerre mondiali, e qualche altra impresa bellica di tipo coloniale, dando sfogo alla loro brutalità e ai loro muscoli.  Non lo sapevamo. Ma Grillo ce lo spiega. Come se Angelo Del Boca (chi è costui? sembra chiedersi l’improvvisato politologo di piazza) non ce l’avesse dimostrato decenni fa e come se fossimo nati tutti ieri per apprendere il verbo impartito da lui, Beppe Grillo e Casaleggio. I nuovi teorici dello Stato.

Vi siete mai accorti che la nostra Repubblica democratica è stata percorsa dal terrorismo? E avete mai fatto caso che la parola Stato un tempo evocava fatti eroici e obbligava a mettersi in piedi? Io me ne sono accorto e ho capito anche che lui, Beppe Grillo e i suoi amici della Lega come Umberto Bossi o Matteo Salvini, con il tricolore si sono puliti il sedere e continuano a farlo agitando la minaccia della secessione. Grillo lo fa sparando ad alzo zero su tutti e gli altri suoi compagni di Ponte di Legno predicando la separazione. Carlo Cattaneo non sanno dove sta di casa e il federalismo è per loro non l’alternativa a Roma ladrona, ma un modo per avere anche loro carta bianca per fare i loro comodi dovunque si trovino. Gli italiani così sono due volte “cornuti e bastonati”, come si dice in Sicilia. La prima volta perché non sanno cose che solo i pentastellati sanno, grazie alle stelline luminescenti e miracolose che circondano le loro teste, che così ricevono, come le pale eoliche, l’energia per alimentarsi. E la seconda perché, avendo sostenuto oltre un secolo e mezzo di sacrifici e di lotte per fare quello che hanno fatto, nel bene e soprattutto nel male, si vedono ora presi a calci  per rivendicare il diritto di essere italiani, mentre, dovrebbero cambiare nazionalità.

Ho riflettuto tutta la notte, sobbalzando nel letto, ripetendomi queste storie fatte di “se” e di un futuro che dovrà venire, come se stessimo giocando a domino. E mi sono persino alzato vagando come un sonnambulo per tutta la casa. Ma non sono riuscito a capire in quale Nazione mi dovrei ora trasferire. Dice Grillo che ci potrebbe essere la Bosnia, perché qui è ancora calda la guerra civile e non ci sarebbe bisogno di farne, forse, una in Italia. Suggerirei anche l’Ucraina o, meglio, la Crimea perché qui nell’Ottocento ci siamo stati e da quello che si narra nei libri forse ne abbiamo persino tratto qualche beneficio. Grazie a Cavour che aveva un altro cervello di quello di Grillo. Apprezzo la sua generosità e la sua voglia di risparmiare altre vite umane da immolare sull’altare della Patria, con la p maiuscola. Ma cari compatrioti del domani, ve la sentireste di andare a combattere, sia pure nel nostro suolo patrio, una guerra civile che ci metta a pari passo della vicina Bosnia? Ma le proposte di Grillo, al quale si deve attribuire questo illuminante post anonimo, non si esauriscono qui. Se avessimo bisogno di nazioni alle quali ispirarci ci sarebbero, con la benedizione di quell’altro genio che è Salvini, segretario della Lega, i Veneti, i Friulani, i Triestini, i Siciliani, i Sardi, i Lombardi, i quali tutti, domani potrebbero non avvertire più il bisogno di stare in Italia e farebbero le valigie per andarsene esattamente dove sono, magari facendo un grande consorzio di popoli, uniti dalle stesse terre, dagli stessi mari, e dallo stesso cielo. Rifonderebbero lo Stato preunitario, quando l’Italia era un insieme di staterelli, con il Regno di Sardegna in testa, con il Lombardo Veneto, i ducati di Parma Modena e Reggio Emilia, il Gran ducato di Toscana, lo Stato pontificio e il regno delle Due Sicilie. E certamente domani si consorzierebbero, come una grande impresa per togliersi lo sfrizio di non avere più l’incubo di sapere dove sono e di sentire sui loro colli il fiato ammorbato di quei criminali che sono gli italiani. Per fortuna la causa di questi mali Grillo, che nella circostanza di tale denuncia pubblica, si dimostra più che un benefattore, è presto individuata. Sono due signori. Uno di novant’anni, l’unico che decide delle sorti del nostro Paese e l’altro un ragazzo che “vende pentole”, che si atteggia a capo del governo di un’Italia“massacrata di tasse, di burocrazia che ti spinge a fuggire all’estero o a suicidarti, senza sovranità monetaria, territoriale, fiscale, con le imprese che muoiono come mosche”.

Ora io penso che l’Italia sta veramente male, ma avere alla schiena uno che come uno sciacallo sta ad aspettare che tu possa tirare le cuoia, per mangiarsi pure le tue viscere, non solo ti fa ribrezzo, ma lo trovo poco intelligente e di gusto macabro. E se domani qualcuno dicesse basta, personalmente non ci penserei due volte: partirei all’attacco di tutti gli iettatori, e di tutti i barbagianni notturni o upupe che siano, e continuerei, lancia in resta, con tutti i buffoni di piazza che non sono solo quelli che urlano in Parlamento, ma anche tutti quegli altri che con la scusa delle cose che vanno male, vogliono prendersi la mano con tutto il braccio, per tirarvi in un baratro che solo loro vogliono. Questi signori li manderei veramente a vivere indietro nel tempo quando nella Serenissima Signoria di Venezia comandavano i nobili e i dogi, con le loro patrie galere  o quando, re Ferdinando III di Borbone, a seguito delle guerre napoleoniche, scappò presso i suoi amici aristocratici siciliani per salvarsi la pelle. E forse ci starebbero bene Grillo e Casaleggio, nel lusso e tra i nobili.

Giuseppe Casarrubea


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