E se pagassimo la politica a lavoro finito? O del testamento spirituale (parole sue) di un lettore accorto.

Creato il 12 dicembre 2014 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
Gentile Redazione, questo pezzo è il mio testamento spirituale: smetto di rincorrere inutilmente l’utopia. In Italia, in Europa e forse ovunque, il potere di risolvere i problemi lo hanno gli stessi soggetti che da sempre i problemi li creano e incancreniscono: intellettuali e professionisti. E siccome a questo mondo si può mettere in discussione tutto, dalla religione, alla politica, alla giustizia e al mercato, ma è blasfemo non essere quanto meno entusiasti dell’utilità a prescindere della cultura, allora io smetto, perché temo che i guasti siano solo culturali.
Se vi va pubblicatelo….
Un lettore accorto.

E se pagassimo la politica a lavoro finito?

Se hai chiesto a un contadino di zapparti la terra, solo quando ti dimostri soddisfatto di come ha finito il lavoro, allunga la mano per incassare il meritato compenso. Se invece incarichi un professionista pubblico o privato, di estirparti un problema quanto una capocchia di spillo, lui ti spiegherà per mesi in che modo scientifico ti libererà dal problema, ma da subito dovrai versare il prezzo del servizio alla segretaria, o accreditarlo sul suo conto bancario.

Sicché il problema, anche s’è inizialmente insignificante, ha tutto il tempo di ucciderti, perché i moderni “servizi cervellotici pre pagati” (salvo rarissime eccezioni) “non vanno oltre il blabla”.

Questa è la ragione per cui l’Occidente (e con l’Italia capofila) sta affogando nel progresso delle chiacchiere e della mafia: perché il manovale non può sottrarsi alla responsabilità che si è assunto fingendo di eseguire un lavoro per incassare compensi immeritati o anticipati; mentre l’intellettuale sembra uscito fresco fresco da una scuola di recitazione per prendere per i fondelli l’Umanità fingendosi capace di cavarla d’impaccio, ma facendosi quasi ossessivamente i ca..i propri, e incassando compensi per la sola promessa di “servizi a regola d’arte che nessuno vedrà mai”.

Quindi, la soluzione dei problemi è tanto semplice da sembrare una riscoperta dell’acqua tiepida a ferragosto. Per scioglierli come neve al sole, basta pagare la classe dirigente pubblica e privata, come i manovali: “a lavoro finito e a problema risolto”.

In questo modo, le teste d’uovo italiane, che ammucchiando problemi quanto catene montuose, lucrano miliardi per ridurre l’Italia ad un cesso di stazione di campagna senza sciacquone e con lava cessi cassintegrato, oltre a non incassare più una lira (dagli alunni per consegnarli un titolo di studio, di disoccupato a vita, che vale quanto carta igienica di seconda mano; dai sindacalizzati per garantirgli licenziamenti e manganellate invece dei salari; dai malati per rispedirli al Creatore; dagli utenti per abbuffarli di disservizi letali della migliore qualità; e dagli imprenditori per rapinarli di tasse e istigarli al suicidio) si vedrebbero spogliati pure delle mutande per risarcirli.

Così tutti i manovali responsabili d’Italia, dai contadini, agli artigiani, ai netturbini, potrebbero pretendere compensi doppi e tripli, per le loro prestazioni tangibili; decisamente diverse da quelle preventivate, incassate e poi spudoratamente negate dai ciarlatani con la laurea, pubblici e privati, fino a distruggere in 66 anni popolo e Stato.

Salvo eccezioni, il mondo della “in-cultura italiana” si è organizzato per lucrare vantaggi e privilegi dalla conservazione dei problemi, e non dalla risoluzione. E persino la politica onesta è ormai impotente o vittima di migliaia di enti la cui unica e devastante funzione è lucrare stipendi e compensi vari, sfruttando e truffando utenti e clienti e lasciandoli marcire.

Ma se tutti i professionisti pubblici e privati fossero pagati, al pari dei manovali, in proporzione ai problemi che hanno realmente risolto e solo “a lavoro finito a regola d’arte”; l’Italia in un decennio tornerebbe ad arricchirsi di onesti intellettuali e professionisti (ormai ridotti ad esigua minoranza a rischio estinzione), e si impoverirebbe di affaristi interconnessi a mandria alla politica corrotta, per mangiarsi l’Italia e gli italiani, a norma di legge.

Perchè è proprio il rispetto formale delle leggi mai sgarrato da corrotti e mafiosi, che impedisce ai magistrati per decenni di sentire puzza di crimine nella finta “legalità romana e nazionale affaristico-politico-mafiosa”, se non grazie alle confessioni degli stessi marpioni, quando rimangono impigliati come pesciolini nelle reti a strascico delle intercettazioni.

Ma quello che fa ancora più schifo del crimine affaristico-politico, è sapere con certezza che abbiamo uno stato criminale che si mangia da 66 anni quello legale; e pure il fisco continua imperturbabile a perseguitare i contribuenti onesti, invece di lasciare in mutande corrotti e mafiosi. Strangola quelli che avrebbe l’obbligo legale e morale di risarcire, fino ad istigarli al suicidio e poi passa a depredare facile facile le loro famiglie squattrinate, che prive di avvocati e commercialisti, sono tanto inermi, che il fisco non fa fatica a ripulirli “a norma di legge”.

Immanuel kant diceva che “il possesso della forza corrompe il libero giudizio della ragione“. E la mafia romana ci conferma che “soldi, sapere e potere“ sono una “forza” capace di rendere “bacato” qualunque cervello. Ma se il popolo italiano incominciasse a pagare l’intera classe dirigente “a lavoro finito “; saggi e potenti da strapazzo non avrebbero da incassare una quattro soldi bucata, anzi dovrebbero pagare, posto che i loro “servizi produttivi di valore aggiunto per la collettività“, come il famoso “paese normale” di dalemiana memoria, lo sviluppo economico, le conquiste sindacali, il PIL crescente a l’infinito, la libertà, la giustizia sociale, i diritti inviolabili del cittadino, la democrazia, ecc. ecc. ecc. sono fermi al millennio passato e oltre. Mentre default e guerra civile sono dietro l’angolo.

Featured image, Don Quixote by Honoré Daumier (1868)

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