E se Renzi ce la fa?

Creato il 07 settembre 2012 da Giovannischiro @Giochiro

La battaglia è aperta. Matteo Renzi dal 13 settembre comincia il suo viaggio in camper per l’Italia. Tra vedere e non vedere ha fatto anche una capatina negli USA, giusto in tempo per ascoltare il discorso di Michelle Obama e partecipare alla riunione degli amministratori democratici a Charlotte.

Il 37enne Renzi non può certo contare sull’appoggio dei vecchi capi come D’Alema («il problema di Renzi è Renzi. Ha litigato con tutti, mentre noi dobbiamo restare uniti: governeremo con Vendola e Casini») o Fioroni(che ha invocato le dimissioni del super-sindaco). Ma non è certo l’endorsement dei “rottamandi” che cerca. Anzi.

“Salve, son Matteo Renzi. Son talmente giovane che mi piace il cioccolato con più latte e meno cacao”.

Quel che cerca è proprio smontare il partito dall’interno. Non distruggerlo. Si dice spesso che la nostra generazione non abbia speranza di ambire a posti dirigenziali in ambito politico perché i vecchi non si scolleranno mai dagli scranni del potere. Quante volte ho sentito dire a dei comunisti old fashion “dovete ribellarvi, sfasciare tutto e prendervi quello che è vostro per diritto”. Ecco, quella è la maniera più giusta per farsi male e non raggiungere niente. I tempi sono cambiati dal’68, lo sappiamo tutti.

Il piano di Renzi è ambizioso ed è stato subodorato da tutti i capoccia: farli fuori con il favore popolare. Questa è la ragione per la quale ora i vari D’Alema, Fioroni, Bersani si espongono direttamente e cercano di delegittimarlo. Perché si sono resi conto di averlo sottostimato. E perché l’hanno sottostimato? Per la grande debolezza dell’area di Sinistra: credere di avere sempre ragione e soprattutto di essere i Buoni e portatori di Verità. Ma questa è un’altra storia.

I bei tempi andati della violenza

Torniamo a Renzi. Non è un caso che nelle intenzioni di voto rilevate dall’Istituto Piepoli il sindaco di Firenze si attesta al 35% lasciando il povero Bersani al 27%, per quanto riguarda le primarie di coalizione. Il dato più “sconcertante” è che alla domanda “Chi preferisce alla guida del partito?”, rivolta solo all’interno del PD, c’è una parità tra Bersani e Renzi (32%).

Fonte: Clandestinoweb

Questo significa che il giovanotto, non solo raccoglie consensi all’esterno del PDe tra l’oltre 40% di indecisi, ma convince anche gli elettori interni del PD. Per capirci, Renzi nonostante non sia stimato dai “capi democratici” ha un notevole seguito all’interno dei tesserati PD. La “gente PD” lo vuole e i capi lo osteggiano. Questa è la distanza siderale tra i responsabili PD e la base. Nei fatti.

Ora bisogna capire se sia utile continuare a far terra bruciata intorno a Renzi o, come preferibile, dimostrare lungimiranza politica e “contenerlo abbracciandolo” prima che sia troppo tardi. La stessa lungimiranza che i vecchi non stanno dimostrando acuendo lo scontro.

Il punto, infatti, è che se Renzi ce la fa i vecchi del PD dovranno appoggiarlo in quanto scelto dal popolo. E con che faccia si presenteranno davanti agli elettori dopo questa battaglia che poi stanno combattendo da soli? Ma loro hanno sempre ragione e non sbagliano mai. Quindi Renzi non vincerà. Ma se vince…?


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