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E’ TROPPO SANGUE ANCHE PER ME di Marina Crescenti

Creato il 01 agosto 2012 da Soniab

E’ TROPPO SANGUE ANCHE PER ME di Marina Crescenti“Il pene oscillava molle e tenuemente. Le acque del mare gli stavano addosso, gelide. Lo avvolgevano, costringendolo a una danza sospinta dal moto perpetuo delle onde inabissate e scure. Era assicurato alla roccia, a un centinaio di metri dalla riva, incastrato in una sottile fenditura tra due grossi scogli.”

Ed è questa la scena che apre il romanzo “E’ troppo sangue anche per me” di Marina Crescenti: un omicidio a Pescara, elementi che conducono a Pavia, un incrociarsi di flash, vittime e avvertimenti che si rincorrono.

Il tutto secondo una ripresa letterale vicina alla sceneggiatura di un film anni ’70, dove a indagare non c’è il poliziotto-eroe, ma un uomo, con forze e debolezze, problematiche comuni. Luc Narducci è alle prese con il suo lavoro, difficile e allo stesso tempo quello che sente più suo, due figlie, una moglie e la squadra investigativa che dirige. E poi un vecchio collega e amico che arriva dall’Abruzzo: Orfeo, personaggio un po’ buffo, divertente e schietto. Lavorando insieme, emergeranno le differenze di linguaggio, di abitudini e di condurre le ricerche. E’ un’occasione per la scrittrice per rivendicare le sue origini pescaresi, per riproporre attraverso gesti, battute e manie la realtà in cui è cresciuta.

Questo romanzo è il terzo che ha come protagonista il detective nato dalla penna della Crescenti, nato dalla sua passione per l’attore Luc Merenda, dai ricordi per la cinematografia che tanto ha amato da bambina. E questa volta, è proprio l’attore Luc Merenda a scrivere la prefazione. Dopo aver risposto con diffidenza e silenzio alle mail della scrittrice, incuriosito dal personaggio che portava il suo nome e aveva il suo aspetto nei film degli anni ’70, ha iniziato cambiato idea: si è fatto trascinare dal mondo dei gialli della Crescenti, dal suo talento e si è trovato con piacere a scrivere la prefazione.

Atmosfere da brivido, un omicida sanguinoso, miniature di Barbie nel ventre delle vittime, un bisturi che risale all’epoca della guerra sono i tasselli del caso che prende forma di pagina in pagina, fino a lasciare tracce che lo collocano in un passato di odi e rancori. Le vicende presenti si intrecciano, con parti scritte in corsivo ispirate a storie vere narrate nel documentario La prostituzione e la Wehrmacht o tratte dal libro La casa delle Bambole, Ka-tzetnik 135633. Infatti, gli avvenimenti guidati dalla mano assassina seguono una strada che percorsa all’indietro porta ai tragici momenti risalenti alle Joy Division (Case delle Bambole o Divisioni della Gioia). E così, anche in questo romanzo Marina non manca di una capacità di ricerca e spunti che affondano radici e curiosità in storie reali.

“La belva si getta in acqua, i denti serrati intorno al bisturi, deve recuperare il ragazzo prima che tiri le cuoia. Lo trascina fino al bordo, risale, con un braccio tiene fermo il corpo che galleggia in acqua in preda agli spasmi degli ultimi istanti di vita. In gola, i gorgoglii d’acqua e sangue danno alla belva l’adrenalina in più che serve a tirarlo su.”

I libri di Marina Crescenti hanno sempre lo stesso effetto su di me, mi prendono sapendo già dall’inizio che da quel momento non avrò via di scampo. Per un giorno intero mi ha tenuto compagnia, l’ho letto e finito tutto d’un fiato, senza che la suspance si allentasse, tra immagini orribili e dialoghi con accento pescare da farmi sorridere… Luc sempre perfetto nella sua normale imperfezione, la sua sensibilità e determinazione, omicidi avvincenti, il passato di una Storia che non andrebbe mai dimenticata… Il gusto dell’immersione totale della lettura, dell’immaginazione……

Sapevo che anche questa volta ne sarei stata coinvolta “‘na frega!”


Filed under: libri Tagged: E' troppo sangue anche per me, film anni '70, Joy Division, Luc Merenda, Luc Narducci, Marina Crescenti, Pavia, Pescara

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