Ed Wood di Tim Burton

Creato il 11 dicembre 2013 da Spaceoddity
Immagina di non essere molto bravo. No, aspetta, di essere un completo fallimento. Vuoi realizzare film horror che tolgano fiato e i tuoi capolavori al massimo strappano un sorriso imbarazzato e autoindotto, quando non rabbia o risate plateali (però, dai, sei capace di muovere le platee!). Poi incontri pure lui, Bela Lugosi, il genio ungherese del male, la prima star che ha voluto davvero creare scompiglio nei sogni altrui. Certo, non è più il Bela Lugosi di una volta, ma... no, non era morto, come tutti pensavano. Va bene, appartiene al passato, ma è un genio ed è ancora tra noi. Sta a te riportarlo in auge, a te, l'estroso produttor-eregista-autore-attore di nome Ed Wood. Non ti conosce nessuno? Poco male, stai appunto girando un film che farà scalpore in tutto il mondo, farà parlare di sé, oh se farà parlare di sé!
Ed Wood (1994) di Tim Burton è la storia di un irredimibile fallimento esistenziale ed artistico, un film che gioca ironicamente con i meccanismi dell'autobiografismo: il suo protagonista è un cineasta impuro ed è già Johnny Depp, l'attore feticcio, la maschera di un'intera carriera. Certo, il Burton di quegli anni era già un regista più che affermato e godeva anche di titoli nella collezione dei corti coordinati da Hitchcock, scusa se è poco. Ma l'allusione a una carriera infelice e a una condotta squilibrata, all'inseguimento di miti improbabili, crea questo divertentissimo equivoco, tanto più che tutto il film è condotto sul solco di un autentico tracciato biografico, quello di un realissimo Edward J. Wood. In un inseguimento alla personalità che è un continuo disinganno, in una corsa alla celebrità che passa per il mito inarrestabile di Quarto potere di Orson Welles, sottotraccia dell'estro adulatorio di Ed Wood, Tim Burton ci conduce attraverso esistenze ai margini di un sogno, quello hollywoodiano, che non è per tutti e non appare, in fondo, neanche troppo desiderabile.
Già basti dire che il tema del doppio, che da subito ha alimentato la letteratura dell'orrore, diventa qui il desiderio del protagonista di travestirsi. Per carità, Ed Wood ama le donne, ma è più forte di lui: quando nessuno lo vede, anche senza aspettare le notti di luna piena, l'uomo si traveste con indumenti femminili. E sua moglie Dolores (Sarah Jessica Parker), per quanto certa delle sue doti amatorie, non la prende proprio bene, al punto che a un certo punto lascia il posto libero per una donna, Kathy (Patricia Arquette), che forse capisce meglio Ed. In fin dei conti, neanche Bela Lugosi (Martin Landau) è più quello di un tempo: è un vecchio depresso che vive del sussidio di disoccupazione, un uomo ossessionato dal successo a suo dire immeritato di Boris Karloff e dalla necessità di riscattarsi del troppo lungo silenzio. E che dire di Bunny Breckinridge (Bill Murray), il cui nome richiama quello di un famosissimo personaggio transgender di Gore Vidal e che non si vuole travestire da donna, ma vuole diventarlo proprio, con un viaggio della speranza in Messico (terra fuorilegge per antonomasia, da quelle parti)? O del cialtrone Criswell (Jeffrey Jones), teorico dello spettacolo e dell'inganno? O ancora dell'improvvisa identificazione con il genio di Orson Welles (Vincent D'Onofrio), la cui carriera - nella testa parecchio confusa di Ed - è del tutto parallela alla sua? Nessuno è abbastanza quello che è il suo mito, ma bisogna che ci si rassegni: è il mondo dello spettacolo, contano soltanto le apparenze... e il problema, caro Ed, è saperle orchestrare.

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