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Edoardo Sanguineti, il “chierico organico”

Creato il 04 novembre 2014 da Annalina55

(Genova, 9 dicembre 1930 – Genova, 18 maggio 2010)

Sanguineti

Esponente di spicco nonché tra dei fondatori del Gruppo ’63, Edoardo Sanguineti, soprannominato “chierico organico”, in quanto le sue opere avrebbero frantumato, messo in discussione il vecchio sistema, è stato docente di letteratura italiana, poeta, saggista, autore teatrale, studioso e critico di Dante.
Nato a Genova il 9 dicembre 1930, si è spento all’età di 79 anni il 18 maggio 2010. Formatosi a Torino, già da giovanissimo inizia ad interessarsi di letteratura dando origine nei primi anni cinquanta al suo poema più famoso: Laborintus (1956). Il titolo prende spunto dall’utilizzo di uno schema labirintico e secondo il critico Risso anche dalla “complessità della realtà atomica di quegli anni, i cui esiti potevano davvero essere benjaminianamente catastrofici”
Si tratta di una raccolta di poesie che poggiano su un complesso sistema narrativo articolato in ventisette componimenti, tutti privi di titolo, ma numerati progressivamente, accomunati dalle stesse caratteristiche tecniche e tematiche. In questo modo i singoli brani si intrecciano tra di loro costituendo un poema labirintico. In realtà il testo risale all’omonima opera latina, un trattato di arte poetica di Everardus Alemannus del XIII secolo. Dall’opera  di Sanguineti emerge dunque il labirintico e contraddittorio disordine e confusione della società neocapitalistica, e segna una svolta nella lirica italiana, dato il suo sperimentalismo.

Tale opera è stata pubblicata nell’anno della laurea di Sanguineti, grazie anche alla collaborazione del direttore Luciano Anceschi, che sulla rivista <<Il Verri>> nel 1960 afferma: “Accade in questi anni – e vogliamo mettere come data di inizio del movimento il 1956? – nel nostro paese qualche cosa di naturale, di prevedibile, di necessario: nasce probabilmente una nuova generazione letteraria”. Per quano riguarda il compito del critico, Sanguineti afferma:

“Compito del critico è non di ‘missione’ ma di ‘dimissione’. Il problema non è stabilire ciò che è bello o ciò che è poesia, quanto di farsi storici: uscire fuori dalla categoria giudicante dei critici, verso un’interpretazione storica concreta. La ‘missione’, insomma, è di dare le dimissioni da critico ‘puro’”

Dalla sua tesi su Dante con il professor Giovanni Getto, pubblicata poi nel 1961 con il titolo Interpretazione di Malebolge, Sanguineti getta le basi per altre sue opere critiche come Realismo di Dante e Dante reazionario. Tra il 1956 e il 1959 assistiamo ad un reale passaggio dall’intellettualismo alla concretezza della quotidianità, proseguendo con poesie di tema trattato in chiave visionaria, che vanno sotto il nome di Erotopaegnia.

Il 1963 è un anno importante per Edoardo Sanguineti: a Palermo infatti si forma il Gruppo ‘63, risultato dei legami e dei contatti degli anni precedenti ed ottiene la cattedra di letteratura italiana moderna e contemporanea presso la facoltà di lettere di Torino.
La sua attività poetica va avanti per un cinquantennio, finchè nel 1969 si assiste allo scioglimento del Gruppo 63, dando l’avvio ad un periodo pieno di impegni accademici e politici. Ricordiamo infatti che il critico è stato eletto come parlamentare indipendente nelle liste di Pci (1979-1983).

Sanguineti predilige l’aspetto satirico, clownistico ed ironico, combinando oggetti e segni tra loro sotto il segno del plurilinguismo, arrivando a definire se stesso “poeta patetico del Novecento”. Egli attua una dissoluzione delle forme linguistiche registrando la crisi ideologica e letteraria della borghesia, recuperando il linguaggio “basso” come dimostrano gli scritti: Orlando furioso, un travestimento ariostesco (1969), Faust, un travestimento (1985), Dialogo (1988), Commedia dell’Inferno (1989).

Il critico “dimissionario” ha cominciato interpretando a modo suo la lezione dei Cantos di Pound, (fatto rivoluzionario) per poi approdare ad una poesia intimista, perfino crepuscolare, come dimostra l’interessante saggio su Gozzano.

Edoardo Sanguineti ha ricevuto numerosi premi letterari tra i quali la Corona d’oro di Struga, il Premio Capri dell’Enigma (1998), nel  2006 gli è stato assegnato il Premio Librex Montale, nonché candidato alle primarie dell’Unione per l’elezione del sindaco di Genova, il 4 febbraio 2007 e, nonostante non sia stato un grande poeta, a dispetto del saggista, probabilmente rimane tra i pochi scrittori davvero innovatori che ha partorito il Gruppo 63 che celebrava lo smantellamento della sintassi dell’io, l’antipoesia e l’antiromanzo, mettendo in ombra poeti come Luzi e Caproni. In un momento storico come quello, dove la cultura stava cambiando pelle, non bisogna però dimenticare che il PCI, cui ha aderito Sanguineti, aveva il proprio portafoglio a Mosca, e seguendo i diktat del COMINFORM, organizzazione internazionale di movimenti comunisti, costituita  in Polonia nel 1947, che gestiva numerose pubblicazioni, promettendo carriere impiegatizie a poeti “sbiaditi”. Non sempre la letteratura è nemica del potere, anzi può essere un valido mezzo per raggiungerlo, soprattutto quello culturale, del quale la sinistra italiana si è sempre sentita detentrice.

 


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