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Egitto: enigmatici individui predinastici alti, biondi e dolicocefali

Creato il 17 febbraio 2016 da Associazione Culturale Archeologia E Misteri @acam2000

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Egitto: enigmatici individui predinastici alti, biondi e dolicocefali

Gli enigmatici individui predinastici alti, biondi e dolicocefali in terra egizia

di Anna Bacchi per Acam.it (Fonte: A. Bacchi - La maledizione del Sole oscurato - Aracneeditrice 2015)

Egitto: enigmatici individui predinastici alti, biondi e dolicocefaliNei primi decenni del secolo scorso la maggior parte degli studiosi era propensa a credere che l'iniziale processo evolutivo della civiltà egizia fosse stato influenzato da individui culturalmente e socialmente più eruditi arrivati da regioni del Vicino Oriente che si sarebbero imposti come casta elitaria sulle genti locali meno organizzate[i]. Con il passare degli anni, invece, nuove scoperte hanno evidenziato per alcuni aspetti della tradizione culturale egizia una linearità millenaria che ne avrebbe plasmato una graduale evoluzione.

Nonostante questa nuova convinzione dell' archeologia moderna, però, numerosi indizi e prove tangibili parrebbero ancora avvalorare le teorie abbandonate perché i molti "doni" degli dei del Primo Tempo delle antiche tradizioni (in cui sono facilmente ravvisabili apporti di nuove idee che avrebbero potuto fornire un grosso contribuito alla nascita della civiltà egizia) suggerirebbero ancora oggi che l' evoluzione di questa civiltà, anche se graduale, potrebbe aver ricevuto un forte impulso iniziale esterno. Come spiegare, inoltre, la statura imponente e i capelli chiari dei numerosi resti umani pre e protodinastici trovati nel paese incompatibili con lo stereotipo dell'egiziano?

Negli anni Trenta del secolo scorso, l'egittologo Walter Bryan Emery scoprì a Saqqara resti di individui predinastici dolicocefali con chiome chiare, corporatura massiccia e molto più alti delle genti locali che associò agli Shemsw Hor[ii]. Per lo studioso non sarebbero stati originari dell'Egitto, avrebbero avuto una forte autorità politica e religiosa, avrebbero costituito un gruppo sociale a sé stante e nel suo studio "Archaic Egypt" evidenziò l'improvviso balzo culturale del paese intorno alla metà del IV millennio a.C. spiegandolo con un probabile impulso esterno dovuto a infiltrazioni di nuove popolazioni nella Valle del Nilo.

L'Egitto, infatti, da una condizione di cultura neolitica a carattere tribale, anche se abbastanza complessa, sarebbe passato in un tempo relativamente breve a due monarchie organizzate e a uno straordinario grado di sviluppo della scrittura e dell'architettura monumentale perché un sostrato di queste evoluzioni si era rivelato molto limitato se non addirittura inesistente.

Inspiegabilmente, però, con l'abbandono delle teorie invasionistiche e della casta dominante che nei primi decenni del Novecento avevano diviso le opinioni, gli egittologi moderni hanno del tutto "dimenticato" questi numerosi "atipici" Egizi predinastici trovati in molte località del paese mentre un'altra testimonianza di remoti personaggi con le stesse caratteristiche fisiche non esiste più.

All'inizio del secolo scorso, infatti, Quibel e Green riportarono alla luce a Hierakonpolis una tomba dipinta che si ritiene risalente alla metà del IV millennio a.C. (Tomba n. 100 loc. 33), l'unica di quell'epoca finora scoperta, affrescata con una processione di imbarcazioni, animali e uomini, alcuni dei quali con capigliature chiare.

Nonostante una famosa illustrazione a colori riproduca in toto la pittura originaria e molti egittologi ne abbiano interpretato la tematica dando specifici significati ad ogni suo più piccolo dettaglio, però, nella "fedele" ricostruzione al Museo del Cairo si è molto giostrato con stucco e colore al punto che degli insoliti individui con capigliature chiare non rimane più alcuna traccia. Forse si è così abbondato con stucco e colore per non far chiedere al grande pubblico del museo chi sarebbero potuti essere quegli antichissimi "Egizi" dai capelli chiari?

Quanto raffigurato in questa tomba è molto interessante perché, oltre agli insoliti personaggi con capelli chiari, offre altri due importantissimi spunti di riflessione. Il primo porterebbe a indebolire molto la convinzione che gli antichi Egizi conobbero la ruota solo in un periodo relativamente tardo perché in alto a sinistra sono raffigurate due intriganti forme circolari (diverse dalla trappola, nella ricostruzione coperta dallo stucco, riprodotta tra la prima e la seconda imbarcazione in basso da sinistra), inglobate in due strutture che sembrerebbero essere arcaici carri.

Egitto: enigmatici individui predinastici alti, biondi e dolicocefali

È interessante notare, però, che lo stesso motivo è stato trovato anche a Tiahuanaco in Bolivia (un uomo tra due felini maculati con le mani sotto la loro gola[iv]). È solamente una coincidenza culturale o, visto che antiche leggende andine e messicane parlano di un uomo alto, barbuto, con pelle e capelli chiari portatore della civilizzazione (per gli Andini Viracocha, per i Maya Cuculcan, per i Maya Quiché Gucumatz, per gli Aztechi Quetzalcoatl etc.), è il retaggio di un mito giunto nel Nuovo Mondo al seguito di remoti individui che, per seguire le migrazioni degli animali marini, non esitarono ad affrontare i flutti oceanici per sbarcare poi, grazie alle correnti, sulle coste orientali del Centroamerica?

All'interno furono trovati manufatti ceramici, vasi di pietra, perline di faience, collane di pietra e braccialetti di osso e, sebbene ci fossero anche resti di individui adulti, la maggior parte erano di bimbi deceduti appena nati o in tenera età. Basti pensare che solo nella seconda struttura, molto danneggiata dall'erosione e scavata solamente per circa la metà, furono portati alla luce una dozzina di bambini molto probabilmente nati morti[vii].

Potrebbero, perciò, non essere soltanto coincidenze anche le numerose pitture policrome rupestri sahariane raffiguranti alti cacciatori con lunghi capelli biondi e pelle chiara, le popolazioni con capelli, carnagione e occhi chiari che in epoche remote caratterizzavano regioni libiche prospicienti il Mediterraneo e oasi ad ovest del Nilo e gli individui con le medesime caratteristiche fisiche immortalati nella Tomba 100, chiaramente appartenuta a un personaggio dell'elite al potere.

Ma sono solamente ingannevoli coincidenze che le stesse peculiarità contraddistinguessero anche i Cro-Magnons, il tipo umano che deve il nome all'omonima località nella Dordogna[viii], e che Lascaux e altri similari complessi sacrali magdaleniani, strettamente correlati con i raggi del Sole nascente o calante agli equinozi e ai solstizi, si trovino proprio in questa regione francese?

Oltre ad avere una cultura ben articolata e una vita sociale molto organizzata, i Cro-Magnons avevano anche delle specifiche particolarità: cranio dolicocefalo, corporatura robusta e, mediamente, una statura intorno ai 185/195 centimetri. Nel Paleolitico Superiore erano insediati nell'Europa e nel Mediterraneo occidentale dove un gruppo, raggiunta l'Africa del Nord, divenne i Berberi dell'Atlante, i Kabili dell'Algeria e i Guanci delle Canarie. Proprio quei Guanci biondi, robusti e alti che mummificavano i loro defunti seppellendoli in tombe circondate da anelli di pietre e che, con le proprie credenze religiose e le loro piramidi, abitavano al di là delle Colonne d'Ercole con il convincimento di essere l'unica popolazione della Terra sopravvissuta a un'immane catastrofe.

Queste caratteristiche, anche se i Guanci non fossero navigatori perché non si sono mai trovate tracce di comunicazioni tra le isole, convinsero parecchi autori ad associarli ai mitici Atlantidei ma, indubbiamente, per trovare rifugio su quelle isole vulcaniche i loro progenitori dovettero avventurarsi per mare. Sarebbe troppo audace ricollegare gli atipici Egizi predinastici a possibili lontani discendenti degli individui arrivati nella metà del VI millennio a.C. a Nabta Playa, a loro volta di probabile origine europea perché discendenti di gruppi dolicocefali arrivati nel Nord Africa, nel corso dei grandi flussi migratori preistorici, da ovest attraverso lo stretto di Gibilterra o da est attraverso la regione danubiana e in seguito il Vicino Oriente?

Basti pensare che analisi del DNA mitocondriale hanno evidenziato che i Berberi hanno lontani antenati comuni con i Saami (nome nazionale dei Lapponi) che al termine dell'ultima glaciazione, attraversato lo Stretto di Gibilterra, si sarebbero mescolati con popolazioni africane[ix].

Numerose e molto controverse sono le teorie sulle origini dell'Iberomaurusiano, alto, dolicocefalo e scheletricamente robusto, scoperto da Pallary nei ripari di La Mouillah (provincia di Orano) nel 1899 che, con il nome, volle mettere in risalto le strette analogie tra questo tipo d'industria e quelle della penisola iberica[xiii]. Alcuni studiosi, infatti, propendono per un suo arrivo dall'Africa nord-orientale o dal Vicino Oriente mentre altri ritengono probabile che sia giunto sui litorali marocchini dalla Spagna, attraverso lo Stretto di Gibilterra, o dall'Italia attraverso la Sicilia. Le terre di origine di questi individui alti e possenti, perciò, restano oscure ma un interessante studio del dottor Joel D. Irish ( Dipartimento d'Antropologia University of Alaska Fairbanks) basato su confronti statistici di caratteristiche dentali di Iberomaurusiani del tardo Pleistocene e dei successivi africani nord-occidentali, ha fornito alla scrivente spunti di riflessione molto intriganti. I risultati delle comparazioni dentali, pubblicati nell'ottobre del 2000 sul Journal of Human Evolution[xiv], infatti, hanno permesso allo studioso di accertare una continuità genetica tra gli Iberomaurusiani (soprattutto quelli rinvenuti a Taforalt) e i successivi individui del Maghreb e delle regioni circostanti mentre con i Nubiani dell'Africa nord-orientale coevi, anch'essi alti e di possente corporatura, ci sarebbero diversità.

Naturalmente lo studio di Irish non permette di stabilire se gli Iberomaurusiani giungessero dall'Africa nord-orientale o dall'Europa ma le chiome chiare degli individui dolicocefali predinastici alti e robusti rinvenuti in Egitto escluderebbero una loro possibile origine nubiana. Questi uomini sarebbero forse discendenti di Iberomaurusiani, o loro varianti, di cui capelli e occhi chiari sarebbero potuti essere una caratteristica genetica?

Poiché gli insediamenti iberomaurusiani sono stati trovati sulle coste o nelle vicinanze dei litorali, questi individui si sarebbero stanziati anche sulle coste libiche e del Delta?

Ovviamente, finché nelle varie analisi genetiche non saranno inclusi anche questi atipici Egizi difficilmente arriveranno risposte ma potrebbe non essere troppo audace associare questi remoti personaggi dai capelli chiari a probabili discendenti di coloro che, proprio per le loro caratteristiche fisiche (statura imponente e incarnato, chiome e occhi chiari) e il loro maggior bagaglio culturale (tra cui conoscenze astronomiche e metallurgiche) vennero identificati dalle culture autoctone meno organizzate del Delta e della Valle del Nilo con gli Dei Primigeni. Individui, tra l'altro, che avrebbero potuto continuare le loro millenarie migrazioni attraversando anche il Mar Rosso perché nelle tradizioni mesopotamiche Enlil, una delle divinità supreme sumere, sarebbe arrivato sulla Terra prima del "popolo dalla testa nera", suggerendo quindi che avesse una chioma chiara.

Come constatabile nel recente libro della scrivente "La maledizione del Sole oscurato", cui si rimanda per approfondimenti e ulteriore bibliografia perché l'argomento vi è riccamente trattato, questa intrigante associazione, infatti, verrebbe fortemente avvalorata proprio dagli stessi Egizi con i miti, le tradizioni e i reperti predinastici giuntici che evidenziano innumerevoli parallelismi culturali che sembrerebbero retaggi di arcaiche tradizioni che affondano le radici in territori lontani anziché mere coincidenze dovute ad un processo evolutivo parallelo scaturito da archetipi similari.

I molteplici indizi da loro disseminati, inoltre, rendono i miti, le tradizioni, i documenti astronomici e i reperti predinastici veri e propri resoconti di avvenimenti accaduti parecchie migliaia di anni fa che aiutano a dissolvere in parte la densa patina di mistero che ancora ricopre il lungo periodo che precedette l'inizio della storia dinastica perché permettono di spiegare molte cose che risultano incompatibili con la realtà storica cristallizzata da decenni. Ad esempio il perché della linearità millenaria della tradizione culturale egizia nonostante l'evidente presenza di caste elitarie "straniere" al potere; il perché delle avanzate conoscenze astronomiche degli iniziati calendariali fin dai tempi remoti; il perché della grande influenza delle eclissi solari per tutta la storia egizia fin dal predinastico; il perché dello smembramento del dio creatore e quello della successiva riunione delle sue membra; il perché della pietosa ricerca di Iside dei resti di Osiride; il perché delle molte immagini che in epoca storica continuano ancora a immortalare molti nubiani con i capelli chiari e così via.

Come se non bastasse, questi indizi permettono anche di arretrare nel tempo fino alla fine dell'ultimo periodo glaciale che divenne un fattore penalizzante per molti clan ma, soprattutto, consentono di collocare nella prima metà del IX millennio a.C. gli Antenati che arrivarono da un'isola sacra (l' Isola dei Beati) e generarono gli dei primigeni citati sulle pareti del tempio di Edfu che, tra Anziani, Discendenti di Tjenen, Figli del Creatore, Gloriosi Spiriti dell'Età Primigenia, Figli dei Saggi e Augusti Shebtiu, annoveravano anche Dei Costruttori[xv]. E come dimostrato dalle testimonianze arrivate fino a noi, grazie agli insegnamenti di questi ultimi perpetuati per millenni, gli Egizi furono davvero maestri fin dal predinastico in fatto di costruzioni e non solo.

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NOTE:

[i] Fino a pochi anni fa si credeva che le innovazioni tecnologiche del passato fossero originarie del Vicino Oriente che, attraverso la Valle del Nilo, si sarebbero poi diffuse nell'Africa sub-sahariana. I ritrovamenti in alcuni siti sahariani di cocci e macine per cereali molto più antichi di quelli mediorientali, però, hanno rimesso in discussione tutto.

[ii] Petrie associò a Libici e Amorriti i numerosi individui predinastici con carnagione chiara e capelli biondi, rossi o castano chiari perfettamente conservati dall'aridità del clima e dalle sabbie dell'Alto Egitto.

[iii] Vedi la ricostruzione dell'archeologo Mellaart in The Goddess from Anatolia (Vol. 1, Plate XVII, 1).

[iv] Per la placca del pettorale di bronzo con il motivo dell'eroe vedi Tihuanacu, the cradle of the american man ( Vol II) di Posnasnky.

[v] Per un approfondimento veloce e foto molto dettagliate di Ginger basta digitare British Museum Ginger su Google e poi il link British Museum - human mummy che appare.

[vi] Sulla sponda destra del Nilo di fronte a Hierakonpolis.

[vii] S. Hendrix, A small Second Dynasty Cemetery at Elkab, Conferenza Internazionale "Origin of the State. Predynastic and Early Dynastic Egypt", Cracovia 2002.

http://xoomer.alice.it/francescoraf/Cracow.htm

[viii] I primi resti di questo tipo umano (cinque scheletri) furono scoperti casualmente nel 1868 durante lavori per la costruzione della linea ferroviaria Marsiglia-Bordeaux.

[ix] J. P. Gourdine, Contribution de la biologie moléculaire du gène à l'étude du passé de l'humanité. Cas de l'Afrique ancienne et moderne, Cahiers Caribéens d'Egyptologie 9, février/mars 2006.

http://xoomer.alice.it/francescoraf/hesyra/new/J_P_Gourdine_CCdE_9.pdf

Per approfondimenti sulle analisi comparative delle popolazioni berbere vedi:

  • Achilli A., Rengo C., Battaglia V., Pala M., Olivieri A., Fornarino S., Magri C., Scozzari R., Babudri N., Santachiara-Benerecetti A.S., Bandelt H.J., Semino O., Torroni A., Saami and Berbers an unexpected mitochondrial DNA link, Am. J. Hum. Genet. 76, 2005.
  • Coudray C., Guitard E., Gibert M., Sevin A., Larrouy G. e Dugoujon J.M., Diversité génétique (allotypie GM et STRs) des populations Berbères et peuplement du nord de l'Afrique, Antropo 11, 2006. http://www.didac.ehu.es/antropo/11/11-10/Coudray.htm
  • Coudray C., Guitard E., El-Chennawi F. e Dugoujon J.M., Study of Gm Immunoglobulin Allotypes in Berbers from Egypt (Siwa Oasis), Conferenza Internazionale "Predynastic and Early Dynastic Egypt. Origin of the State", Tolosa, 2005.

[x] Queste misteriose mummie vennero imbalsamate naturalmente dall'aria asciutta del deserto e si ritiene che alcune potessero essere state vittime di sacrifici rituali. Le loro caratteristiche fisiche, inoltre, così diverse dalle etnie cinesi, hanno portato molti ricercatori a credere che quest'antica e sconosciuta popolazione vivesse tra l'Europa e la Cina, alla confluenza della Via della Seta, e che, in base ad alcuni reperti rinvenuti insieme alle mummie, avesse introdotto nel Celeste Impero la lavorazione del ferro, manufatti di base come la ruota e conoscenze mediche.

[xi] R. Grilletto, Il mistero delle mummie, Newton Compton Editori, Roma 1996.

[xii] Bruzek J., Sefcakova A. e Cerny V., Révision du sexe des squelettes épipaléolithiques de Taforalt et d'Afalou-bou-Rhoummel par une approche probabiliste, Antropo 2004.

http://www.didac.ehu.es/antropo/7/7-23/Bruzek.htm

[xiii] P. Pallary, Instructions pour le recherches préhistoriques dans le Nord-Ouest de l'Afrique, Algeri 1909.

[xiv] J.D. Irish, The Iberomaurusian enigma: North African progenitor or dead end?, Journal of Human Evolution, vol. 39, 2000.

[xv] Per approfondimenti delle iscrizioni sulle pareti di Edfu vedi i testi di Eve Reymond, già Jelinkova, egittologa specializzata di Edfu:

  • E.A.E. Jelinkova, The Shebtiu in the temple at Edfu, ZAS 87, 1962
  • E.A.E. Reymond, The Mythical Origin of the Egyptian Temple, New York 1969).

Sezione: Nella Terra d'Egitto

Info: Pubblicato su Acam.it, su richiesta e/o consenso dell'autore citato, da Redazione Acam.it


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