Continua la serie di storie e pensieri che abbiamo intitolato Eighty Blues ovvero non si esce vivi dagli anni ’80, ecco la quinta puntata.
Leggeremo le parole di Daniele Ciullini e di Massimo Giacon.
Daniele con i suoi sperimentalismi agiva nella Firenze anni ’80 (ricordate i Diaframma, Litfiba, Neon e Rinf ma sopratutto FREE e le Industrie Discografiche Lacerba).
Massimo Giacon iniziò a Bologna applicando il suo stile eclettico nel fumetto, nella grafica e nelle reincarnazioni musicali (Trax, Spirocheta Pergoli, I Nipoti Del Faraone).
Entrambi controllavano totalmente le espressioni artistiche prodotte, in cui “si intrecciavano musica, grafica, pensiero e stili di vita“.
Daniele Ciullini,
Primo tempo: Andante con forza
Mi piace guardare le cose in maniera relazionale. Così alla sterile analisi di laboratorio preferisco l’odore delle strade della vita vissuta. Mi piace la dialettica. Così di ogni tempo amo osservare tutto ciò che si oppone o devia dalle regole del sistema. Da questo punto di vista gli anni ‘80 non si differenziano molto dai precedenti.
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Arriva il punk che, all’insegna del “Do it yourself”, trasforma il pensiero e l’arte attraverso la musica, la moda e l’editoria.
Concerti nei centri sociali e nei club, produzioni musicali delle etichette indipendenti, fanzine di grafica e musica condensano l’energia giovanile che rifiuta il sistema e il mercato e dà vita all’ autorganizzazione e all’ autoproduzione. Senza guardare al passato e infischiandosene del futuro. Una sorta di azzeramento generale e generazionale ispirato dalla creatività, anche la più estrema, che si oppone al rampantismo e al liberismo, all’individualismo e alla logica del business, al vocabolario dominante fatto di parole come trend, nuova spettacolarità, look. Vivienne Westwood opposta a Margaret Thatcher.
Un’onda fatta da milioni di piccole produzioni alternative e sotterranee che vivono spesso nella clandestinità di gruppi e ambienti ristretti ma, senza dubbio, caratterizzate da una forza creativa senza pari che non gode ancora dei vantaggi promozionali della rete e che deve conquistarsi il suo spazio isolato dopo isolato. Londra e New York come poli di una macchina elettrica sfrigolante di tensione.
Si esce vivi dagli anni ’80? Allargo la riflessione e mi chiedo come si esce da ogni periodo creativo. Se quella scintilla che dentro di noi ci ha accompagnato dalla chitarra acustica al computer non si è ancora spenta, dobbiamo semplicemente guardarci intorno e sicuramente sapremo inventare nuovi percorsi creativi. Se invece ci faremo cogliere dal sonno della consuetudine: amen.
Secondo tempo: Brioso con creatività
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Le produzioni degli anni ’80 come le fanzine, le audiozine e i dischi sono stati, in quegli anni, veicoli fondamentali per una cultura non appiattita all’establishment. Spesso in maniera artigianale e utilizzando strumenti e tecniche empirici ma mille officine sotterranee hanno dato vita a produzioni che hanno portato a galla le energie creative più vive del tempo. Hanno dato volto e corpo a tutto ciò che attraversava quegli anni costituendo lo specchio di quella enorme energia creativa. Gruppi musicali, etichette discografiche, pubblicazioni cartacee hanno formato un territorio immenso di sperimentazione dominato dal coraggio del nuovo e dalla forza dell’andare controcorrente.
Questa sorta di “parte emersa dell’iceberg” portava nel suo DNA altri due elementi dominanti. Nel suo flusso creativo ha rotto ogni barriera stilistica mescolando e reinventando l’alfabeto di musica, fotografia, grafica e moda. Saccheggiando e citando liberamente stili diversi, legati dal filo di una ricerca ironica e irriverente. In secondo luogo ha contribuito a costruire un senso di collettività. Ha disegnato la mappa di quei territori culturali e di quegli stili di vita e di pensiero all’interno dei quali ci si muoveva a Milano come a Berlino.
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Sulla stessa piattaforma si intrecciavano musica, grafica, pensiero e stili di vita così che non soltanto l’aspetto quantitativo del fenomeno ma soprattutto la sua ricchezza, la sua articolazione uscivano allo scoperto. Il naturale desiderio di presentare il proprio lavoro era spinto da una sorta di “urgenza” forse naif, ma sicuramente molto più vera di tante produzioni à la page di oggi.
Aprire oggi le pagine di una fanzine fotocopiata e sbiadita o ascoltare una frusciante audiocassetta può far sorridere a confronto della pulizia tecnica (cartacea o elettronica) delle produzioni dei nostri giorni.
Ma, senza demonizzare la tecnica o esaltare il passato, dove troviamo oggi quel rappresentare un fermento così diffuso e un desiderio di parlare altrettanto forti?
Terzo tempo: Adagio con speranza
Bello aver vissuto gli anni ’80 (e quelli precedenti) ma guardiamo avanti. Abbiamo cento forme d’arte e di cultura ancora da sperimentare.
Massimo Giacon, fumettista e musicista, Spirocheta Pergoli, I Nipoti del Faraone
In treno
Sono in treno, ho compiuto da poco 18 anni, e sono stato con la mia classe a Bologna, in gita scolastica.
E’ il 1979.
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A quasi due anni di distanza il dibattito si è un pò calmato. A Bologna è arrivato un fiume di eroina a basso prezzo, ma gli eroi del Movimento sono al momento solo parzialmente scimmiati.
Una piccola parte è già entrata nella clandestinità. Le Brigate Rosse hanno rapito e ucciso Aldo Moro.
A Febbraio un sacco di ragazze dell’Istituto Grafico Enrichetta Usuelli Ruzza (presso cui studio), si sono travestite da Anna Oxa, che ha scandalizzato la platea di Sanremo vestendosi da punk. La sua canzone è sufficientemente pietosa, ma resterà nella storia come una delle prime canzoni new wave italiane destinate a un pubblico pop. Non è vero.
La canzone è stata scritta da quel paraculo di Ivan Cattaneo, che a onor del vero è un gran conoscitore di quel che succede a Londra, ma questa è un’altra storia.
Il raduno del Movimento di Bologna del ’77 si chiude con un concerto di Claudio Lolli, (cantautore talmente mesto da diventare un archetipo depressivo), ma uno strano ensemble rumoroso firma uno dei concerti più rilevanti (oltre a rischiare il linciaggio da parte dei militanti di Autonomia Operaia). Si chiamano “Centro d’Urlo Metropolitano”, e una buona parte di loro andrà a formare negli anni successivi i GazNevada.
Si presentano con “Mamma dammi la Benza”.
Ma torniamo sul treno. Sul treno trovo Alberto, uno studente di Padova, appassionato glamrocker. Ha lasciato Padova, e si è trasferito a Bologna, e favoleggia di un locale dove si ascoltano gruppi dai nomi evocativi e sconosciuti : Ultravox, Pere Ubu, Contortions, Siouxie and the Banshees, Magazine… Il locale si chiama Punkreas.
Un mese dopo, nel corso dell’ ”Altra Domenica”, programma pomeridiano della domenica condotto e ideato da Renzo Arbore in concorrenza con “Domenica IN” di Pippo Baudo vedo gli Skiantos, che eseguono “largo all’avanguardia”, e subito dopo un paleovideo dei DEVO, : “Satisfaction”.
La mia vita cambia.
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