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Elegia orientale – Aleksandr Sokurov

Creato il 17 marzo 2014 da Maxscorda @MaxScorda

17 marzo 2014 Lascia un commento

Elegia orientale
Avevo scordato questo terzo capitolo della trilogia che assieme a "Una vita umile" e "Dolce" compone il ciclo giapponese. Pura dimenticanza e un po’ di vergogna a ricordarmene dopo tanto tempo
Dei tre racconti, e’ il piu’ lontano dal Giappone perche’ in realta’ e’ un pretesto per un viaggio nei ricordi, un tuffo nelle emozioni e passioni del regista.
Ci sono case immerse nella nebbia e la nebbia sfuma gli angoli retti cosi’ come il tempo attenua le asperita’ dell’esistenza. La scena e’ grigia ma non lugubre, un senso di immobilita’ che ispira riflessione, non resa incondizionata.
Poi una luce, come un ricordo piu’ limpido degli altri e dentro quella luce uomini e donne, anch’essi eterei, senza tempo, come i loro ricordi, le loro esperienze e i racconti di cose di questo e dell’altro mondo, un flusso di coscienza che coinvolge e abbraccia l’intera umanita’.
Come spesso accade nei suoi film e in special modo nelle sue elegie, Sokurov e’ voce narrante e protagonista ma egli si definisce ombra e ombra e’ veramente in un non-luogo nel quale non conta cio’ che si e’ ma cio’ che si vuole conoscere. In "Elegia orientale" il regista espone l’intera cifra stilistica che lo contraddistingue ma ancor meglio ripropone gli archetipi del suo cinema, i ricordi piu’ cari e profondi, la casa dove e nato, la sua cicogna, con quell’affetto soltanto a lui noto e che ha disseminato in altri film, "Kamen" ad esempio.
E’ in questi archetipi che riconosciamo la fratellanza col maestro Tarkovskij che omaggia di foreste, nebbie e acqua e nel finale con l’isola in mezzo al mare,quelle isole della memoria di "Solaris" nell’esatta rappresentazione che volle dargli il grande regista scomparso.
Come sempre emozionante, Sokurov unico capace di ridefinire le forme attraverso la sottrazione della luce, maestro in cinematografia di una forma-immagine che va da William Turner, giungendo agli acquarelli dei maestri orientali, egli solo arriva e riesce ad essere statico eppure pregno di una dinamicita’ lenta ed inesorabile capace di creare ombre e fantasmi, mistero e stupore.
Bellissimo.

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