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Elena Loewenthal, Una giornata al monte dei pegni, Einaudi

Creato il 21 giugno 2010 da Atlantidelibri

Finanziarie che concedono prestiti senza troppi controlli, il mercato dell’oro, e lo storico monte dei pegni. Luoghi che sembrano essere diventati simbolo della crisi, in cui si affolla una umanità in difficoltà. Elena Loewenthal ha osservato  le persone che frequentanoi locali di un Monte dei pegni, ricavandone una ottima raccolta di racconti . Una scrittrice sempre interessante!

Elena Loewenthal, Una giornata al monte dei pegni, Einaudi

«Come ci si congeda dalle cose, prima di lasciarle? Meglio l’indifferenza o un brandello di cuore che se ne va?»

Al Monte dei Pegni ogni oggetto viene pesato e valutato: perfino i ricordi sembrano passare sotto lo sportello, pronti a trasformarsi in denaro contante.
Un racconto collettivo attraversa questi «telegrammi di storie», frammenti di esistenze che rispecchiano le speranze e i timori di chi – per inseguire un sogno, o per cercare di arrivare a fine mese – deve separarsi da un oggetto che è stato parte di sé.

Una professoressa con i capelli a spazzola e un balordo che ce l’ha con il mondo intero. Una simpatica vecchietta in ciabatte, un povero Cristo e tre buffi giostrai. Che ci fanno tutti nello stesso posto? Al Monte dei Pegni ciascuno porta con sé la propria storia, ma a parlare è soprattutto «la roba» che passa di mano in mano: gioielli, argenti, tappeti e pellicce. Ma anche piatti decorati, spille e piastrine¿ Oggetti piccoli e grandi, «pezzetti di vita» che per necessità o per timore vengono lasciati lì, in attesa – si spera – di poterli un giorno riscattare.
Per scrivere questo libro Elena Loewenthal ha osservato con sguardo discreto la fila ordinata che ogni giorno, in attesa del miracolo, si snoda davanti agli sportelli del Monte dei Pegni: gli oggetti depositati si trasformano in banconote, le preoccupazioni lasciano spazio alle speranze.
L’autrice accompagna il lettore lungo un percorso fatto di memorie e di piccoli addii, raccontando il doloroso sollievo che ogni separazione porta con sé. Fino a scoprire che – malgrado i ricordi sembrino avvolgere tutto ciò che possediamo – in realtà «le cose tacciono, siamo noi che c’illudiamo di ascoltarle».



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