Elettronica Santerno e le abitudini italiane

Creato il 22 giugno 2011 da Lucia Navone @lucia_navone

Cresce l’allarme dei sindacati per i 200 lavoratori di Elettronica Santerno

E’ ormai un copione già visto quello di aziende italiane, sane, profittevvoli e ben avviate che vengono vendute ad aziende straniere. E, il fotovoltaico, non è fuori da queste abitudini di casa nostra. Il Gruppo padovano Carraro, secondo quanto riportato dai quotidiani locali di Vicenza e Verona, ha infatti affidato a Morgan Stanley un mandato per gestire la cessione di Elettronica Santerno che riguarda la business unit legata al fotovoltaico. Probabile acquirente del “gioiello” di casa Carraro, il fondo inglese Barclays. Un “gioiello” che ha realizzato nel 2010 circa il 20% dell’intero fatturato consolidato di Carraro e buona parte della marginalità, con ricavi per 144 milioni e un Ebitda di 34 milioni: un esercizio eccezionale per la controllata, con il giro d’affari più che triplicato, grazie alla crescita del fotovoltaico in Italia e alla maggiore penetrazione nel mercato tedesco. Santerno è oggi specializzata negli “inverter”, i convertitori elettronici di potenza ed oggi impiega circa 200 lavoratori in provincia di Imola con un consistente indotto in tutta la zona.

Per la Fiom Cgille dichiarazioni sulla ricerca di potenziali acquirenti, con la pesante esposizione bancaria del gruppo, destano forti preoccupazioni per il futuro dell’Elettronica Santerno. Nel corso di questi anni l’acquisizione dell’azienda imolese da parte del gruppo italiano Carraro ha permesso, anche grazie alle competenze presenti nel territorio, di realizzare una forte crescita sia in termini di fatturato che di occupazione”.

“Visto l’impatto produttivo ed occupazionale – prosegue il comunicato – “è necessario che l’azienda non faccia operazioni di tipo finanziario. Il territorio non può permettersi che l’Elettronica Santerno sia venduta a multinazionali o gruppi industriali che ambiscono esclusivamente a realizzare profitti a breve termine senza tener conto della salvaguardia del patrimonio produttivo, economico e sociale con conseguenze che sarebbero negative anche per l’intero paese”.

Come organizzazioni sindacali, congiuntamente alle RSU aziendali – conclude il comunicatoabbiamo chiesto urgentemente un incontro con la dirigenza per confrontarci sui destini del sito industriale”.


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