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>>Elezioni catalane: il sogno/incubo della secessione

Creato il 29 novembre 2012 da Felice Monda

Domenica 25 novembre, in Catalogna si sono tenute le elezioni per il nuovo parlamento regionale, la Generalitat. Artur Mas, leader della coalizione di centrodestra Convergenza e Unione (CiU), si è aggiudiato il primo posto con il 30,7% dei voti (50 seggi su 135). La coalizione unisce Convergenza Democratica di Catalogna e Unione Democratica di Catalogna. Una vittoria dal sapore amaro, considerato che alle scorse elezioni Mas aveva ottenuto ben 12 seggi in più, che quest’anno sono stati ceduti agli indipendentisti della Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC). Questo partito ha ottenuto in tutto il 13,7% dei consensi e 21 seggi: un risultato apprezzabile. Il resto dei voti sono stati spartiti tra il Partito Socialista di Catalogna (PSC), con 20 seggi, il Partito del Popolo della Catalogna (PPC), con 19 seggi, e poi Iniziativa per la Catalogna Verde (13 seggi), il Partito della Cittadinanza (9) e il Partito radicale di sinistra CUP (3).

Si noti che la maggior parte dei partiti sopra elencati sono, a partire dal nome, strettamente legati al territorio, e in particolare alla regione della Catalogna, l’unica parte della Spagna che si propongono di rappresentare. Infatti, la Catalogna presenta in generale una forte aspirazione all’indipendenza dal resto del Paese, tanto che i partiti stessi sono drasticamente divisi in “indipendentisti” o meno. In particolare i due partiti che hanno ottenuto la maggioranza dei seggi, CiU e ERC, hanno entrambi il progetto di organizzare un vero e proprio referendum sull’indipendenza della regione, in pieno contrasto con il PSC e il PPC – quest’ultimo, tra l’altro, è il partito del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy.

 CATALOGNA INDIPENDENTISTA -L’indipendenza regionale si è rivelata il “tema caldo” di queste elezioni. In effetti, sembra che molti cittadini siano convinti di volersi “emancipare” dal governo centrale del Paese, tanto che l’11 settembre le vie di Barcellona sono state invase da una marcia indipendentista che ha coinvolto circa un milione e mezzo di persone (secondo i dati della polizia citati da El Paìs): secondo i giornalisti del posto, si tratta della più grande manifestazione di questo tipo nella storia della Spagna contemporanea. I partecipanti chiedevano essenzialmente una maggiore indipendenza finanziaria dal governo di Madrid, sul modello dei Paesi Baschi; eppure, il titolo stesso della marcia -  “Catalogna, nuovo stato per l’Europa” – lascia intendere che le aspirazioni di molti di loro si spingevano molto oltre.Storicamente, questa regione ha sempre goduto, in linea di massima, di una certa autonomia; basti pensare che, nel proprio statuto, si definisce una “nazionalità”. Soprattutto negli ultimi tempi di magra, ci sono state varie rivendicazioni per il fatto che, pare, la Catalogna versi al governo centrale più contributi di quanti ne riceva, fino a arrivare a circa il 9% del proprio prodotto interno lordo. Si tratta, infatti, della regione più ricca della Spagna, che, con un PIL di circa 200 miliardi di euro, vale da sola quanto l’intera economia del Portogallo. Secondo gli indipendentisti potrebbe, da sola, arrivare a essere la settima economia europea. In quanto a capacità di esportare e importare, invece, potrebbe raggiungere la nona o decima posizione. Gli indipendentisti reclamano di pagare tasse al governo centrale a vuoto, senza alcun beneficio e a fronte di una sempre maggiore richiesta di sacrifici che non permettono alla regione autonoma di garantire servizi basici e di sostenere il proprio bilancio.

DIETRO L’INDIPENDENZA - In realtà quest’ondata di secessionismo, al momento, è stata arrestata dai fatti: il presidente della regione autonoma della Catalogna, Artur Mas, aveva bisogno di una “maggioranza eccezionale”, ovvero di almeno 68 seggi; invece non solo non l’ha ottenuta, ma ha anche perso dei consensi. Nel frattempo, il governo di Madrid si appella all’incostituzionalità di un referendum per l’indipendenza: la Costituzione del 1978, infatti, sancisce chiaramente l’unità nazionale del terriorio spagnolo. Inoltre, è incerto quanto una secessione possa effettivamente giovare alla Catalogna, che è sì la regione più ricca della Spagna, ma anche la più indebitata – quest’anno il debito è arrivato a 41,8 miliardi di euro. La Catalogna, dopo il rifiuto di Rajoi a fine settmbre, ha recentemente ricevuto un “salvataggio” di 5,5 miliardi dal governo di Madrid, il che per gli indipendentisti era semplicemente dovuto, considerato quanto la regione contribuisca con le tasse alle necessità del resto della Spagna.

I risultati di queste elezioni rivelano che, in realtà, è probabile che un referendum sull’indipendenza finirebbe ad avere un risultato negativo. Tra l’altro, in casi come questi, non basta una vittoria risicata del “no” come base per arrivare a un atto come la formazione di un nuovo Stato: dovrebbe essere la stragrande maggioranza dei cittadini a esprimersi per l’indipendenza. Chiaramente il fantasma della secessione è stato uno strumento nelle mani di Mas per distogliere l’attenzione da temi spinosi, come l’accusa di corruzione e di riciclaggio di denaro a suo carico (secondo le indiscrezioni di un’indagine della polizia in corso e le indubbie responsabilità che ha nella crisi catalana.

 di Eleonora Cosmelli - http://dailystorm.it

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