Magazine Diario personale

Elogio dell'ozio.

Da Enricobo2

Da qualche giorno sono stato preso da indicibile pigrizia. Sarà il clima fresco e piacevole della montagna, sarà la mia inclinazione naturale all’ozio, ma mi dà gran piacere rimanere disteso, con la testa rigorosamente all’ombra, a contemplare il passar delle nubi, il lento fluire del tempo segnato dal pesante suono della campana poco sopra la mia testa, la cui roboanza non mi infastidisce neppure di notte quando scandisce le quattro o le cinque, rigorosamente battute due volte da un batacchio inclemente a distanza di cinque minuti.

Sarà il sonno del giusto, non so bene, ma sono preoccupato dal non sentirmi neppure in colpa per non aver aggiornato questo lavoretto che ormai mando avanti da oltre due anni. I miei venticinque lettori non me ne vorranno, comunque in questi giorni non si sono persi molto, essendo i miei sensi ormai ottusi dalla calura estiva. Cercherò di scuotermi dal torpore questa sera per accompagnare qualche amico all’appuntamento bisettimanale con la scuola di balli occitani, per la verità diventati una vera e propria incomprensibile mania.

Ormai presi da sacro furore tersicoreo, un gruppetto di affezionati insegue qualche povero suonatore su e giù per la valle, per saltellare il più delle volte sgraziatamente al suono sempre uguale ed alla fine, diciamolo con coraggio, tediosissimo, di courente e rigudun, sia che sulla cima dell’Alpe tiri un vento assassino che si porta via nelle gole le tenui note delle ghironde, sia che la calura dei centri più a valle facciano annegare gli assatanati ballerini nel loro stesso sudore, coi piedi martoriati dalle pietre aguzze di spazi coreutici non adeguati. Bah, forse stasera insegneranno lo “sbrando”, danza medioeval-monferrina dalla cadenza plumbea e impastata che poteva divertire solo quei poveretti che avevano appena sfangato la peste bubbonica, per fortuna poi si dorme al fresco.

 


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