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Émile du Châtelet,la donna dimenticata dalla storia

Creato il 06 febbraio 2013 da Michelap
"Non posso vivere senza questa signora che ammiro come fosse un grand'uomo e amico più fedele e più rispettato.Ella comprende Newton;ella ha in odio la superstizione,in una parola,mi fa felice."
                                              (Voltaire)



Émile du Châtelet,la donna dimenticata dalla storia
Se vogliamo ricordare il Settecento,e in particolare il "Secolo dei Lumi",ci vengono in mente tutte le più grandi menti di quel periodo che hanno apportato un grande balzo verso la modernità...Ma sono tutte maschili...Ci fu invece una donna che brillò nella prima metà del 700,per la propria intelligenza e cultura tanto da superare molti dei suoi coevi,che è stata purtroppo ricordata dalla storia solo come amante di...Questa è Émile du Châtelet.
Gabrielle Émile Le Tonnelier de Breteuil nacque a Parigi nel 1706,sotto il regno di Luigi XIV,in una famiglia di illustre aristocrazia,dedita alla cultura e il sapere.Émile non deluse le aspettative,studiò il latino,l'italiano,l'inglese,la matematica,la letteratura,il teatro e cosa non comune per una donna,addirittura la politica.
"Innamorata delle scienza fisiche e delle teorie di Leibniz e di Newton,le studiava con un rigore tale da far arrossire gli altri intellettuali."
Émile,oltre alla cultura e all'intelligenza univa anche fascino e bella presenza tale da essere molto amata e molto corteggiata.
Nel 1725 andò in sposa ad un aristocratico,Louis Marie Florent du Châtelet (1727-1793*),un marito molto accomodante.Émile,spirito libero nella mente e nel corpo,non perse occasioni di avere relazioni extraconiugali.Questo fino all'incontro con Voltaire nel 1733.
Francoise-Marie Arouet (1694-1778) era in quel periodo già popolarissimo e affermato,"uno degli esponenti di punta del movimento dei philosophes",lui era un quarantenne ambizioso,lei donna della brillante società.Divennero subito amanti.
Ma,diversamente da altri amanti,Voltaire fu il primo a riconoscere nella persona di Émile una posizione sia sul piano sessuale sia sul piano intellettuale non inferiore alla sua.
Nel castello di Cirey (appartenente al marito),gli amanti discutevano davanti ad una tazza di caffé,mangiavano e poi si dedicavano ai loro studi,cenavano e leggevano poesie.
Émile du Châtelet,la donna dimenticata dalla storia
Come una scienziata moderna Émile dormiva poco "si costringeva a rimanere sveglia immergendo le mani in acqua gelida".Lavoravano insieme e anzi fu proprio la presenza della fascinosa donna che Voltaire apprese i principi della fisica,di Leibniz e Newton,"lui le leggeva ad alta voce quel che aveva scritto ogni giorno e accoglieva volentieri le sue critiche e i suoi suggerimenti".Il loro fu un vero sodalizio lavorativo.Ma anche Émile non trascurava il suo di talento,componendo ottime analisi sulla Bibbia e sul suo amato Newton tanto da essere nominata anni dopo membro dell'Accademia delle Scienze di Bologna.
Anche dal punto di vista sessuale,i due erano una coppia molto aperta;Voltaire,troppo cagionevole di salute per essere un vero amatore,accettava quindi (a volte con qualche rimostranza) le numerose relazioni a cui la sua donna si abbandonava,specialmente con altri poeti.
Nel 1746 conobbe la sua più grande passione,che la fece allontanare per qualche tempo il suo amore per gli studi,Jean-Francoise de Saint-Lambert (17161803),giovane poeta di corte,di cui si innamorò follemente.
Saint-Lambert,esperto libertino,accondiscese a questa passione,anche perché poteva in questo modo far ingelosire la sua precedente amante,la bellissima marchesa di Boufflers.
Émile si ritrovò con orrore incinta a quarataquattro anni (un età molto pericolosa per l'epoca).
Voltaire le rimase accanto fino all'ultimo;Émile sapeva che non sarebbe sopravvissuta ala parto,continuò quindi nei suoi studi.
Morì pochi giorni dopo il parto,nel 1749;aveva da poco ultimato i suoi commenti sui "Principia" di Newton
Di lei ci rimane,oltre alle sue opere filosofiche,un bellissimo saggio "Discorso sulla Felicità",indirizzato specialmente alle donne, "nel quale tentò di dare una definizione chiara e precisa della felicità e di suggerire come una donna possa raggiungerla".



"Amare ciò che si ha, saperne gioire, godere dei privilegi del proprio stato, non invidiare coloro che ci sembrano più felici di noi, applicarsi per perfezionare noi stessi e per ricavare i maggiori vantaggi dai nostri comportamenti, è tutto quello che chiamo felicità."




*Rimase coinvolto nella Rivoluzione Francese e ghigliottinato.
Fonti:
"Storia delle Altre" di Elizabeth Abbott,Oscar Mondadori.






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