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Enel, tutta l’energia del raggiro

Creato il 27 ottobre 2013 da Albertocapece

happy-enel1La bilancia truccata è uno dei topoi della truffa, di quelli che s’imparavano da bambini partendo da Brenno e che trovavano la loro concretizzazione in età adulta dal verdumaio e oggi dal compro oro. L’esattezza della misura è del resto la base stessa su cui poggiavano le civiltà agricole, è stata la spinta decisiva per la creazione della scrittura oltre che per la nascita della matematica e della geometria ed è diventata ancor più vitale nell’era industriale e in quella delle comunicazioni.

Esigiamo che la bilancia dell’esercente, la pompa del benzinaio, l’etichetta del peso, il calcoli del gestore di telefonia e quelle del consumo di gas restituiscano misure più vicine possibile alla realtà, ma non possiamo in nessun modo pretendere che siano esatte anche le misure della forma di energia più utilizzata, ossia quelle dell’energia elettrica. Ed è una delle dimostrazioni della sostanzialità illegalità in cui vive un Paese dove le leggi sono fatte rispettare “a la carte”, specie quando sono coinvolti soggetti potenti e assai generosi verso il “personale politico” e quello amministrativo.  Una situazione divenuta ormai così “normale” che non suscita nessun allarme ciò che in qualsiasi parte del mondo costituirebbe uno scandalo di proporzioni gigantesche: il fatto che il 90 per cento dei cittadini paga le proprie bollette elettriche sulla base di consumi rilevati da strumenti non omologati, non testati o controllati da nessuno e che per quanto ne sappiamo potrebbero essere anche tarati per ottenere misure molto superiori al reale o anche presentare volute difformità tra un consumatore e l’altro.

Oddio la legge c’è ed è chiarissima: “Ogni convenzione di quantità deve essere fatta con pesi e misure legali” e per ovvi motivi non solo in Italia, ma in tutta Europa e mi spingo a dire nel mondo non sono previste eccezioni. Non sono previste in termini di legalità generale, ma in quella giungla sottobanco che sono le normative e i regolamenti di attuazione ideati per gabbare lo santo, si possono far rientrare dalla finestra. Così tutti i contatori elettronici  montanti dall’Enel ( e costruiti in Cina tanto per far lavorare le aziende italiane) non sono mai stati omologati o controllati da un qualunque ente terzo, tanto meno dall’Ufficio Metrico o dall l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas e opportunamente definiti dal ministero delle Attività produttive  come “elettrodomestici”. Per la verità c’era fin dal 2004 una direttiva europea che esigeva un rigido iter di omologazione, ma l’Italia ha aspettato fino al 2007 per recepirla e per dire che comunque gli apparecchi installati prima del novembre 2006 non dovevano passare sotto alcun esame.

Naturalmente a quel punto l’Enel e anche gli altri gestori avevano già installato la stragrande maggioranza dei nuovi contatori che quindi rimarranno lì a vita e di fatto senza alcuna manutenzione. Vi risparmierò tutte le anguillesche pezze parolaie messe a nascondere questo sfregio alla più elementare legalità: rimane il fatto assurdo che sul pianeta Italia, un strumento di misura digitale è omologato su domanda del fabbricante, ma se quest’ultimo non la fa può tranquillamente distribuire il suo prodotto, anzi in questo caso il suo elettrodomestico. Così un atto che dovrebbe essere sanzionato, diviene invece il cavallo di troia con cui installare prodotti senza alcun controllo. Del resto dopo aver recepito nel 2007 le normative in merito, manca ancora un decreto che stabilisca le modalità di esecuzione dei controlli metrologici sui contatori elettrici in uso. E se il futuro è incerto e nebuloso in ogni direzione, almeno su una cosa si può davvero contare e giurare: che non uscirà mai.

Certo fossimo altrove già da molti anni ci sarebbe stato lo sciopero della bolletta, pretendendo l’omologazione degli apparecchi e dunque il ripristino della legalità: lo avrebbero magari organizzato associazioni di consumatori serie e non bramose principalmente di conquistarsi posti al sole per i dirigenti.  Forse si potrebbe tentare il fai da te, se non fossimo ormai diseducati come cittadini e così inclini alla pigrizia della sudditanza. Altro che guerrieri della minchia.


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