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Enemy

Creato il 27 marzo 2015 da Fabio Buccolini

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Ho visto questo film qualche mese fa, più che altro per il fatto di essere stato sfidato nella visione, dal momento che mi era stato presentato come qualcosa di indecifrabile, come il film più complicato di tutti i tempi, del quale non esisteva alcuna spiegazione su Internet (in realtà c’è qualcosina, tra tentativi “cavolata” e esegesi abbastanza sensate ma poco accurate), più complicato anche rispetto ai film di David Lynch.
Ve lo dico subito: non è assolutamente come me lo volevano far credere, né tantomeno allo stesso livello dei film del regista che ho citato qua sopra.
Allora, se si guarda un film che già in partenza è risaputo essere difficile da decifrare, lo si deve guardare prestando molta attenzione, sia ai dettagli che ai dialoghi; è ovvio che se vedessi un film come questo nello stesso modo in cui guardo “Fast and Furious” anch’io non ci capirei nulla, è normale, perché non baderei con attenzione alle parole, mi perderei dei pezzi importanti.
Già un film che parte subito con una frase scritta (Il Caos è ordine non ancora decifrato) dovrebbe più o meno far capire allo spettatore a cosa sta andando incontro; questo è si un film difficile da capire, ma non al livello di difficoltà di comprensione dei film di Lynch (tantomeno INLAND EMPIRE).
Non so se con questo il regista Denis Villeneuve abbia dimostrato di essere tra coloro che contano, perché nonostante l’ottima tecnica nel girarlo (bellissime le immagini), il film non è montato così bene, e poi vi spiegherò il perché.
Nonostante questo, io lo considero un capolavoro, è pieno di colpi di classe.
Scriverò un accenno della trama per chi non lo avesse visto (e prima di continuare a leggere vi consiglio di farlo), poi la spiegazione, per chi già l’avesse fatto.

Jake Gyllenhaal interpreta Adam Bell, un professore di storia e filosofia che sta vivendo un periodo di separazione dalla moglie, e un giorno scopre, guardando un film su consiglio di un amico, che un attore è uguale e identico a lui; inizierà la ricerca di quest’uomo, ma la realtà si rivela più complicata e sconcertante del previsto.

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Il film è tratto dal romanzo di Josè Saramago, “L’uomo duplicato”, e già il titolo del racconto in rapporto con il titolo del film (Enemy = Nemico) dovrebbe darvi una mano a capire a grandi linee l’argomento trattato: lo sdoppiamento di personalità.
Gli eventi “reali e lineari” sono questi: Adam Bell è appunto un professore di storia, che si diletta anche con il cinema, sognando di diventare un grande attore, ma avendo ottenuto fino a quel momento solo piccole parti in un paio di film, come comparsa.
E’ sposato, ma ha il vizio di andare con altre donne, sia in una specie di night club (un sex club privato sembra) sia con un’amante, la quale però non sa che è sposato.
Una sera al club durante uno spettacolo, una donna poggia a terra un vassoio d’argento, poi solleva il coperchio, e dal vassoio esce una tarantola, la quale verrà schiacciata dalla stessa; questo episodio turba molto il nostro protagonista, lo turba nel profondo, vedendo la tarantola spaventata che si ritrae dalla paura subendo questa spaventosa ingiustizia (è una delle scene chiave del film, e viene mostrata poco dopo l’inizio).
La moglie intanto scopre questo suo doppio lato perverso, e si separano, rimanendo comunque sposati, così che un giorno la sua amante durante un rapporto con lui, vede sul suo dito anulare il segno della fede nuziale; a questo punto litigano, e lei, furiosa, gli impone di riportarla a casa; nel tragitto in macchina, litigando ancora, lui sbanda, facendo un clamoroso incidente, ma non muore, muore soltanto lei, mentre lui rimane gravemente ferito (la cicatrice sul lato dell’addome testimonia questo fatto).
L’incidente gli causa dei segni indelebili, anche se guarisce dalle lesioni, è la sua testa a questo punto a subire i danni più gravi, le parole della telefonata di sua madre all’inizio del film testimoniano ciò (“Sono preoccupata per te”).
Qui avviene lo sdoppiamento di personalità: una di esse rappresenta il professore di storia (ciò che è), l’altra l’attore (Anthony St. Claire, ciò che vorrebbe essere, ed è anche appunto la personalità infedele, con tutti i vizi, il nemico dentro noi stessi, a cui il titolo del film fa riferimento, Enemy).

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Sua moglie è incinta, tornano a vivere insieme dopo l’incidente, ma quando è con lei, incarna la seconda personalità, quella dell’attore, Anthony.
Quando è all’università invece è l’altro, e mentre parla con un collega, quest’ultimo non a caso gli dice: “Indovina un po’ che film ho visto ieri?”, riferendosi al fatto che appunto il nostro professore aveva recitato come comparsa nel film che il suo collega aveva visto la sera prima, ma ora è inconsapevole di tutto, ha una doppia personalità, e quando è lui stesso a guardare il film in questione non ricorda nulla, e rimane shocckato nel vedere qualcuno identico a lui (che in realtà è appunto lui stesso).
Tutte le sue passioni e i suoi interessi sono confinati nell’altra personalità, gli stessi cibi che gli piacevano continuano a piacergli solo quando incarna Anthony, come ad esempio i mirtilli, che gli sono sempre piaciuti (altro dialogo emblematico con la madre alla quale dice, nella personalità del professore, che non gli piacciono, e la madre gli risponde: “Ma certo che ti piacciono, ti sono sempre piaciuti”).

Quando riesce a rintracciare il suo alter ego (poiché quando “incarna” Adam vive, secondo la sua testa, nell’appartamento dove abitava dopo la momentanea separazione dalla moglie, mentre l’attore vive insieme alla moglie stessa, dal momento che dopo l’incidente sono tornati insieme) lo chiama al telefono, e gli risponde la coniuge, dicendo:”Anthony, sei tu?”, poiché effettivamente era lui stesso ad aver telefonato, e lei aveva riconosciuto la voce.
Quando rincasa poi, nelle “sembianze” di Anthony, immagina di parlare con se stesso (Adam) al telefono, immagina di “volersi incontrare con l’altro”, così la moglie, volendoci vedere chiaro, va fuori dall’università dove lui insegna, e vede il marito, che non la riconosce e le parla come una sconosciuta, capendo così che l’incidente lo ha segnato irreversibilmente (infatti al ritorno a casa lei gli dice di aver incontrato l’uomo, identico a lui, aggiungendo: “Credo che tu sappia cosa sta succedendo”).
Quando le due personalità si incontrano è lampante che sono la stessa persona, due proiezioni mentali dello stesso individuo, perché hanno entrambi la cicatrice sullo stesso lato dell’addome, non possono essere gemelli siamesi separati alla nascita (come ho letto in un paio di siti), altrimenti uno avrebbe la cicatrice sul lato destro, l’altro sul lato sinistro dell’addome.

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Veniamo infine ai ragni: la donna con il volto da ragno nel suo sogno, il ragno gigante sopra la città ed infine il finale (il vero colpo di classe del film).
Tutto è da ricondursi al danno che l’incidente ha causato nella sua testa, la sua mente è tremendamente turbata da questo evento spiacevole per lui (la tarantola inerme calpestata), e lo rivive in continuazione, associandolo inoltre anche alle donne (come nel sogno), figure che hanno condizionato la sua vita, fino al finale che svela tutto: sua moglie ha un ultimo rapporto con lui, per poi andarsene definitivamente, dal momento che non era cambiato nei suoi vizi e l’incidente lo aveva definitivamente devastato; ad un certo punto lui mette la mano nella tasca del suo cappotto, e lì trova la chiave che apre la porta del night club privato dove va di solito; ora è lucido, sembra ricordare tutto, dice alla moglie che quella sera avrebbe avuto delle cose importanti da fare, ma quando va in camera a salutarla (lei non c’è in realtà) vede una tarantola gigante, che si ritrae spaventata, come la tarantola all’inizio, segno che la sua psiche è definitivamente compromessa.

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Come dice la frase all’inizio del film: “Il Caos è ordine non ancora decifrato”

Spero di essere stato esaustivo nella spiegazione, non ho letto il romanzo, quindi non so se il film sia stato reinterpretato o meno, in ogni caso, come vi dicevo, il montaggio non è il massimo, la linea temporale che mostra gli eventi sbalza un po’ qua e un po’ là (a casaccio sembra a tratti), e questo non facilita di certo la comprensione, e poi l’argomento trattato (lo sdoppiamento di personalità) dopo “Fight Club” non è più argomento nuovo.
Torno a ripetere comunque che mi è piaciuto molto, nonostante gli sbalzi temporali negli eventi che rendono necessaria una seconda visione alla quasi totalità della gente per comprenderlo (il che è un grave difetto, perché è comunque indice di mancanza di espressività dovuta alla linea temporale completamente distorta più che al simbolismo), lo considero un grandissimo film, un film pieno di bellissime immagini e di colpi di classe come vi dicevo all’inizio, il quale però, se fossero mancate le scene di riferimento ai ragni (il finale da solo salva tutta l’opera), non sarebbe stato un capolavoro, ma solo l’ennesimo clone di un genere che Bunuel ha inventato e che David Lynch ha definitivamente reso immortale.

EDOARDO ROMANELLA



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