Impianti
elettrici ed elettronici del futuro che, collocati in punti strategici delle
profondità marine, funzioneranno grazie alla capacità di microbi geneticamente
modificati di generare spontaneamente energia elettrica. È la proposta di un
team di ricercatori statunitensi del Naval Research Laboratory di Washington.
Essi hanno realizzato una cella a combustibile (in pratica una pila) basandosi
sul fatto che esistono in natura batteri in grado di trasformare gli ioni sodio
in elettronegatività: in chimica il concetto di elettronegatività di un atomo corrisponde
alla misura della sua abilità ad attrarre verso di sé gli elettroni condivisi
con un altro atomo allo scopo di formare con esso un legame chimico. Gli
esperti, applicando questa caratteristica fisiologica dei microrganismi a
semplici elettrodi di grafite, hanno visto che è possibile sfruttare una certa
differenza di potenziale elettrico per gli scopi più disparati, come quello
concernente il funzionamento di un impianto di illuminazione. In particolare
gli scienziati sono intervenuti tramite sofisticati procedimenti di bioingegneria
per potenziare l’"appetito" dei microbi, in modo da indurli a
nutrirsi con maggiore avidità, e quindi a produrre anche potenze elettriche
superiori: allo stato attuale infatti, per far funzionare anche solo una
piccola lampadina, sarebbero necessari decine di ettari di fondale marino
colonizzato dai microrganismi presi in considerazione. La scoperta degli
studiosi di Washington risponde a un altro celebre tentativo di impiegare i
batteri per ottenere energia. Il riferimento è in questo caso al lavoro
compiuto da ricercatori dell’università del Massachussets – Amherst, che hanno
messo a punto una batteria basata sul lavoro di microbi (Rodoferax ferrireducens, isolati dai
fondali della Oyster Bay in Virginia), in grado di trasformare in energia
elettrica gli zuccheri di cui si nutrono.
Magazine Scienze
Impianti
elettrici ed elettronici del futuro che, collocati in punti strategici delle
profondità marine, funzioneranno grazie alla capacità di microbi geneticamente
modificati di generare spontaneamente energia elettrica. È la proposta di un
team di ricercatori statunitensi del Naval Research Laboratory di Washington.
Essi hanno realizzato una cella a combustibile (in pratica una pila) basandosi
sul fatto che esistono in natura batteri in grado di trasformare gli ioni sodio
in elettronegatività: in chimica il concetto di elettronegatività di un atomo corrisponde
alla misura della sua abilità ad attrarre verso di sé gli elettroni condivisi
con un altro atomo allo scopo di formare con esso un legame chimico. Gli
esperti, applicando questa caratteristica fisiologica dei microrganismi a
semplici elettrodi di grafite, hanno visto che è possibile sfruttare una certa
differenza di potenziale elettrico per gli scopi più disparati, come quello
concernente il funzionamento di un impianto di illuminazione. In particolare
gli scienziati sono intervenuti tramite sofisticati procedimenti di bioingegneria
per potenziare l’"appetito" dei microbi, in modo da indurli a
nutrirsi con maggiore avidità, e quindi a produrre anche potenze elettriche
superiori: allo stato attuale infatti, per far funzionare anche solo una
piccola lampadina, sarebbero necessari decine di ettari di fondale marino
colonizzato dai microrganismi presi in considerazione. La scoperta degli
studiosi di Washington risponde a un altro celebre tentativo di impiegare i
batteri per ottenere energia. Il riferimento è in questo caso al lavoro
compiuto da ricercatori dell’università del Massachussets – Amherst, che hanno
messo a punto una batteria basata sul lavoro di microbi (Rodoferax ferrireducens, isolati dai
fondali della Oyster Bay in Virginia), in grado di trasformare in energia
elettrica gli zuccheri di cui si nutrono.
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