Epilessia, possibili cause e rimedi - parte 1

Creato il 27 dicembre 2013 da Corradopenna

Questo è il terzo articolo sull'epilessia pubblicato sul blog scienzamarcia. I precedenti sono: 

L'epilessia e i denti del giudizio 
Epilessia e disbiosi (passando per i vaccini e le radiazioni del telefonino) 
NB: Si precisa che questo articolo non costituisce indicazione terapeutica alcuna (la quale spetta ad un medico qualificato) ma fornisce solo materiale informativo.



Epilessia, possibili cause e rimedi (a cura di Lorenzo Acerra con integrazioni di Corrado Penna)

Presento qui un quadretto d'inizio novecento in cui interagiscono tre punti cardinali dell'America di allora: il milionario e potente lobbista Charles Prentice Howard, Rockefeller Jr. che produsse grandi sforzi e finanze per trasformare la gestione della salute in un monopolio sforna-soldi (al Dr. John Howland andò la cattedra del primo dipartimento universitario di pediatria), e il salutismo germanico che era approdato in maniera particolarmente forte dalle parti della California (Macfadden e Conklin). Febbraio 1916: la sventura volle che Charles P. Howland e consorte dovettero iniziare a confrontarsi quotidianamente con lo strazio degli attacchi epilettici del figlio. Charles, fondatore della Howland, Murray & Prentice Associati, era nelle commissioni politiche ed economiche più importanti a livello nazionale insieme con i suoi amici John D. Rockefeller Jr., Frederick Strauss e Vernon Kellogg. Suo fratello, il prof. John Howland, era uno dei padri fondatori della pediatria americana. Ma né i consulti con lui né quelli con i migliori specialisti della nazione potettero migliorare la situazione del piccolo malato. Presi dalla disperazione, i genitori si rivolsero al Dr. Conklin, medico del Midwest che si era convertito ai metodi di fitness e salute olistica del famosissimo Bernarr Macfadden. La terapia Conklin-Macfadden per l'epilessia consisteva in un digiuno ad acqua. La cosiddetta “terapia” durò tre settimane. Fu così che per la prima volta gli attacchi epilettici smisero. Sulla scia di Conklin e Macfadden molti altri autori potettero riscontrare che la guarigione dall'epilessia rimaneva stabile dopo i digiuni se si seguiva una dieta senza amidi e senza zucchero di canna (McMurray 1916). Il Dr. Geyelin era un famoso medico ed endocrinologo del New York Presbyterian Hospital che ebbe l'opportunità di osservare la guarigione di un giovane cugino che aveva avuto epilessia per quattro anni. Il dottore ebbe modo di riportare in vari congressi della American Medical Association molti altri casi di guarigione se il digiuno veniva seguito dalla dieta chetogenica. La questione quindi era anche capire cosa fare dopo i digiuni. Fu così che venne ideata una "dieta chetogenica" sviluppata negli anni venti alla Mayo Clinic negli Stati Uniti. Tale dieta è basata su una forte riduzione del consumo di carboidrati e proteine a vantaggio dei grassi. Con i bambini si ottennero ottimi risultati, con una mitigazione degli attacchi epilettici nel 95% dei pazienti, ed una totale cessazione nel 60%. La dieta chetogenica fu accettata dalla comunità medica fin tanto che non  iniziò l'era della farmacopea chimica. Con la scoperta dei farmaci anticonvulsivi nel 1938, i forti interessi economici delle aziende farmaceutiche riusciro a far dimenticare la dieta. Tuttavia i farmaci anticonvulsivi non funzionano per circa un 30% dei pazienti, e così restò ancora un certo interesse per la dieta chetogenica che fu ulteriormente affinata. In tempi recenti anche la Dieta Atkins Modificata ha portato a dei buoni risultati per il trattamento dell'epilessia.

Un'altro tipo di dieta fu pubblicizzata qualche decennio più tardi da Elaine Gottschal, madre di una ragazza malata di epilessia sin dall'adolescenza, che guarì quando, motivata da disturbi intestinali persistenti, adottò un radicale cambiamente alimentare. La cosiddetta dieta SCD (Specific Carbohydrate Diet, ovvero Dieta dei Carboidrati Specifici), ideata molti anni prima dal dottor Haas, che con questa dieta senza amidacei e senza carboidrati complessi (in sostanza una dieta paleolitica senza cereali, pseudo cereali, tuberi, e gran parte dei legumi). Il libro di Elaine Gotschall è stato appena tradotto in italiano.
Ancora più chiaro ed esplicativo è il libro della dottoressa Campbell-McBride che individua nella disbiosi intestinale la causa di moltissimi casi di epilessia (soprattutto tra i bambini), e spiega come una dieta paleolitica (un'adattamento della dieta SCD denominato Dieta GAPS) possa portare alla guarigione.
Il fatto che l'infiammazione intestinale vada ad abbassare nettamente il valore soglia degli attacchi epilettici è stato dimostrato da Dufour (1984) e Riazi (2004). Le evidenze cliniche per Conklin erano tali che egli definì l'epilessia pediatrica semplicemente una “epilessia digestiva”. Cioè aveva le sue origini negli intestini ed era curabile. Conklin vedeva guarigioni del 90% dei casi con il digiuno e con la dieta igienista germanica quando i pazienti avevano meno di 10 anni. Per coloro che avevano tra i 15 e i 25 anni di età la percentuale di successi scendeva al 60% e per coloro che avevano da 40 anni in su le probabilità che il digiuno apportasse miglioramenti sostanziali erano ridotte al lumicino.
Secondo alcuni autori la teoria focale giustificava queste grosse differenze con l'età. Per esempio costituiscono un grosso campo di disturbo i denti del giudizio impattati o con carenza di spazio (vedi www.youtube.com/watch?v=R2xYj9AZvfI). A tale campo di disturbo si aggiunge negli anni il progressivo peggioramento della salute degli altri denti, con infezioni e necrosi varie nel cavo orale che diventerebbero il cofattore principale delle malattie degenerative e nel caso specifico delle epilessie resistenti a trattamenti (Cotton HA, 1921).La discussione si aprì in ogni parte d'America. Il fatto che il digiuno liberasse temporaneamente i piccoli pazienti dalle convulsioni non era messo in discussione. L'informazione fu riportata su tutti i manuali di neurologia. L'unico modo in cui questo fenomeno poteva essere attaccato erano focalizzare il discorso sulla pochezza dei risultati registrabili un paio di mesi dopo essere tornati all'alimentazione solida senza regole. Il digiuno evidentemente poteva costituire un varco verso un miglioramento definitivo solo se il medico era in grado di dare istruzioni precise al paziente sulla chetogenica o un'alimentazione igienista. Altrimenti, se il medico ignorava ciò, gli attacchi epilettici sarebbero tornati nel giro di un paio di mesi quasi ai livelli precedenti.Cinquant'anni dopo però l'ultimo dei manuali di neurologia pediatrica che ancora conteneva un accenno sulle possibili manipolazioni dietetiche per controllare l'epilessia era il Livingston (1972): “Comprehensive Management of Epilepsy in Infancy, Childhood and Adolescence”, che si occupava però solo della variante chetogenica post-digiuno. Nel film Non nuocere (1997) la neurologa dell'ospedale dice che un libro del genere, altrimenti perfetto in ogni sua parte, aveva quell'unica pecca dell'accenno ad una possibilità terapeutica così poco scientifica come un cambio di alimentazione.

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