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Esattamente un anno fa

Creato il 06 aprile 2010 da Olineg

Esattamente un anno fa scrivevo questo post. Ricordo che stavo guardando il film “Bambole russe”, il sequel de “L’appartamento spagnolo” di Cédric Klapisch. Ed esattamente stavo guardando la scena sul traghetto, c’era o c’era stato il matrimonio di un amico del protagonista, ed erano tutti ubriachi, e la mia scrivania cominciò a ondeggiare, ora che ci penso è stato alquanto ironico. Rileggo quelle poche parole e mi accorgo come il nostro cervello lavori per prossimità; senti che la terra sotto i tuoi piedi trema e pensi che il terremoto sia lì, dove ti trovi tu, e magari fai lo spavaldo con te stesso, dicendoti che ne hai sentiti di peggiori, e non ti sfiora l’idea che a qualche chilometro da te si è scatenato l’inferno, non subito almeno. Tra tutte le storie che ho sentito, quella che mi è rimasta più impressa è l’unica che mi è stata raccontata di persona, quella di una ragazza che conosco appena, originaria di L’Aquila e che proprio in quel periodo si trovava lì, insieme col ragazzo; si svegliò a terra, in un primo momento pensò che il ragazzo nel sonno l’aveva fatta cadere dal letto, poi si rese conto della situazione, dopo la fine della prima lunga scossa aprì la finestra e vide una nebbia densa come il latte, era il cemento polverizzato delle case, scesero in strada con le loro portandosi dietro le loro cose, e scoprirono che la loro auto era intatta, montarono su con ancora i pigiami indosso e tornarono di corsa a Roma, senza voltarsi indietro. Non è un racconto tragico o particolarmente rappresentativo, ma mi ha colpito, l’ho visualizzato fotogramma per fotogramma, e lo ricordo perfettamente, come la scena del film di Klapisch, forse perché è un racconto liberatorio, forse perché lascia una speranza, quella che ci sia sempre un posto più sicuro dove scappare, non necessariamente un posto fisico. E spesso c’è, ma non per tutti, e a questi, per quanto possa servire, va il mio pensiero.



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