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Esclusivo – Intervista al linguista e glottologo Massimo Pittau: dalla corrispondenza con Max Leopold Wagner ai giorni del Duce. E sull’Italia democratica nelle mani dei “grandi ladri”.

Creato il 20 ottobre 2012 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali

Esclusivo – Intervista al linguista e glottologo Massimo Pittau: dalla corrispondenza con Max Leopold Wagner ai giorni del Duce. E sull’Italia democratica nelle mani dei “grandi ladri”.di Rina Brundu. Massimo Pittau è una “eccellenza” sarda. Linguista, glottologo, studioso di lingua etrusca, di lingua sarda e protosarda, è nato a Nùoro nel 1921. Laureato prima in Lettere e poi in Filosofia, ha tenuto a lungo le cattedre di Linguistica Sarda, Glottologia e Linguistica Generale dell’Università di Sassari. Da 40 anni socio della «Società Italiana di Glottologia» e da 30 del «Sodalizio Glottologico Milanese», ha scritto una cinquantina di libri e più di 400 studi relativi a questioni di linguistica, filologia e filosofia del linguaggio; libri e studi che, nel tempo, gli hannno procurato numerosi attestati e riconoscimenti, dal “Premio della Cultura” della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1972 al Premio Città di Sassari – Lingue Minoritarie, Culture delle Minoranze nel 2009.

Nel 2011, forse a celebrare una vita decisamente fortunata e dedicata alla cultura, il professor Massimo Pittau dà alle stampe una sorta di autobiografia sui-generis titolata “L’era fascista nella provincia italiana – Il Littorio a Nùgoro e in Sardegna” (Sassari 2011, EDES), e – grazie a questo suo lavoro diverso, a questo suo viaggio sentimentale nei luoghi dell’infanzia e degli affetti più cari – permette anche all’uomo-Pittau di farsi meglio conoscere. È quindi a quell’uomo, a quel figlio-padre illustre di una Sardegna e di una Nùgoro “deleddiana” oramai quasi scomparse, che sono state infine rivolte le domande che seguono.

D. Professore, leggo che le sue posizioni riguardo al dialetto nuorese e in particolare rispetto alla questione della sua massima conservatività nell’ambito romanzo “sono vicine a quelle del linguista Max Leopold Wagner…” (1). È proprio così? Ci spiega meglio dove le sue “posizioni” sono più vicine a quelle di questo linguista di fama mondiale e in quali aspetti differiscono? Ma, soprattutto, cosa l’ha portata, da giovane, ad occuparsi di linguistica e di glottologia?

R. Fra i linguisti romanisti è del tutto pacifico che il sardo è la lingua romanza più vicina alla madrelingua latina. Ebbene, nell’ambito della stessa lingua sarda, la varietà dialettale di Nùoro (e pure quella della Baronia) è anch’essa quella più vicina al latino. Su questo punto non c’era nessun dissenso fra me e il Wagner. D’altra parte io ho proceduto a comporre la intera “grammatica” (fonologia, morfologia e sintassi) del dialetto di Nùoro, opera che egli ha apprezzato parecchio e per la quale ha pubblicato una lunga ed approfondita recensione in una rivista tedesca.

Io ricordo bene che il mio interesse alle comparazioni linguistiche lo registrai in IV ginnasiale, quando ormai conoscevo ed usavo il sardo e l’italiano ed insieme studiavo il latino, il francese e il greco. In maniera particolare mi interessavo della lingua sarda, il cui uso a scuola era vietato e intorno alla quale nessuno dei miei professori sapeva fare la benché minima considerazione. Negli anni successivi del Liceo studiai da solo lo spagnolo e il tedesco e soprattutto provai vivo interesse anche per la storia della Sardegna, sulla quale nè la scuola ufficiale né gli insegnanti ci davano alcun insegnamento.

Ecco, il vivissimo interesse che da studente del Ginnasio-Liceo cominciai a provare per la lingua sarda e per la storia della Sardegna fu la causa principale che determinò la mia specializzazione storico-linguistica. E sottolineo questa caratterizzazione: io sono diventato contemporaneamente studioso della lingua sarda e insieme studioso della storia della Sardegna per effetto del mio radicale attaccamento alla mia terra. In realtà la lingua sarda è diventata per me la “chiave di lettura” e cioè di scoperta e di interpretazione della storia della mia terra. Io ho ricostruito tante pagine ignorate della antica storia della Sardegna facendo perno appunto sullo studio della nostra lingua.

D. Lei ha conosciuto personalmente Wagner, Maestro della Linguistica Sarda, che opinione si è fatto di lui? Può abbozzarne un breve ritratto e regalarci una qualche inedita chicca?

R. Con Max Leopold Wagner io ho avuto una abbastanza fitta corrispondenza epistolare, che è durata 10 anni. Egli mi scriveva da New York per chiedermi informazioni specifiche sul sardo e sul nuorese ed io gli scrivevo per avere informazioni e spiegazioni sullo stesso argomento. E poi l’ho conosciuto di persona in un convegno internazionale di linguisti organizzato a Firenze verso il 1965. Egli era piuttosto laconico, ma anche tagliente su qualche collega linguista. Mi ricordo le sue parole di stima per i Sardi, di cui diceva di apprezzare parecchio il carattere leale e il vivo senso della ospitalità.

Un fatto curioso conosciuto parecchi anni dopo quando il Wagner era ormai deceduto: dal noto e compianto cantautore sardo Andrea Parodi sono venuto a conoscenza che nel registro della «Società degli Autori ed Editori» il famoso canto sardo “Non potho riposare” risulta registrato a nome di Max Leopold Wagner. Evidentemente egli se n’era impossessato ad insaputa degli autori effettivi, l’avvocato Badore Sini di Sarule e il maestro di musica Giuseppe Rachel di Cagliari….

D. Lei è un noto etruscologo. Che senso ha, al giorno d’oggi, studiare una cultura come quella etrusca? Cosa avrebbe da insegnare alla dimensione digitalizzata che viviamo?

R. La civiltà etrusca, assieme con quella greca e quella romana, costituiscono la solida ossatura della cosiddetta “civiltà classica”, quella che è alla base della nostra odierna “civiltà occidentale”. Per il vero la “civiltà etrusca” è stata meno fortunata delle altre due, però è un fatto che essa abbia ereditato parecchio dalla civiltà greca ed insieme abbia tenuto a battesimo quella romana. Sia sufficiente dire che quello strumento importantissimo di diffusione della cultura che è l’alfabeto, gli Etruschi lo presero dai Greci, ma insieme lo trasmisero ai Romani.

D’altronde gli Etruschi hanno trasmesso ai Romani anche numerosi vocaboli, molti dei quali stracarichi di connotazioni culturali, i quali spesso circolano tuttora, conosciuti e adoperati da tutti i popoli civili. I vocaboli “mondo, persona, popolo, pubblico, radio, raggio, militare, satellite, ecc. ecc.” sono entrati in tutte le lingue di cultura del mondo dalla lingua latina, ma in questa erano entrati prima dalla lingua etrusca.

Numerose opere d’arte degli Etruschi sono altrettanti capolavori di arte pittorica e plastica, conosciuti ed ammirati da cultori odierni di tutto il mondo civile.

D. Parliamo di Sardegna. Di Storia della Sardegna. Tra le sue prese di posizione più note vi è l’idea, molto criticata peraltro, che i nuraghi sardi abbiano  una funzione meramente religiosa. Sottoscrive ancora questa visione delle cose?

R. Io ho affrontato il tema scottante della destinazione dei nuraghi nel mio libro «La Sardegna Nuragica» (1977), il quale è stato uno dei libri più letti in Sardegna, avendo avuto 5 ristampe ed una II edizione di recente (2006, Edizioni della Torre, CA). A me risulta che tutti quelli che hanno letto e tuttora leggono quel mio libro lasciano cadere del tutto la ridicola tesi della destinazione militare dei nuraghi, mentre aderiscono alla tesi della loro esclusiva destinazione religiosa.

Se ci sono in Sardegna ancora individui che ritengono i nuraghi altrettanti “castelli” e “fortezze”, sicuramente non hanno letto quel mio libro ed inoltre pagano ancora un tributo alla semplicistica ed immediata tesi della “destinazione militare”. Perfino fra gli archeologi sono ormai pochissimi quelli che sostengono la tesi della “destinazione militare”. I miei critici pertanto si degnino di aggiornarsi leggendo il mio citato libro prima di criticarmi…

D. Lei è nato in piena era fascista se così possiamo dire. Quali sono le maggiori differenze socio-culturali che nota tra l’Italia, la Sardegna di oggi e quelle di quei suoi anni più giovani? Quale futuro per l’Italia e la Sardegna di domani? Quali consigli si sente di dare ai giovani che sono e che saranno?

R. Come ritengo di aver mostrato nel mio recente libro «L’era fascista nella provincia italiana – Il Littorio a Nùgoro e in Sardegna» per la mia generazione di giovani il fascismo ha costituito una durissima esperienza. Io ho “marciato dove il Duce vuole” dai 6 ai 23 anni; io ho avuto il moschetto fra le mani dai 12 fino a 20 anni nella varie organizzazioni giovanili fasciste; io ho fatto il servizio militare durante l’ultima guerra mondiale per 3 anni e mezzo, correndo parecchie volte il pericolo di morire sotto i bombardamenti aerei o affondato da sommergibili nemici. Insomma, io ho trascorso l’intera mia giovinezza in un clima di guerra, “guerra auspicata e preparata” e “guerra guerreggiata”. Io ho visto scomparire nel vortice della guerra parecchi miei amici o compagni di scuola. Anche per effetto del bellicismo imperante nell’era fascista, io ho fatto malissimo tutti i miei studi, dalla scuola elementare fino all’Università.

I giovani debbono guardarsi con grande forza dall’aderire alla speranza di avere un altro “salvatore della Patria”. l’attuale sistema democratico dell’ Italia va difeso e salvaguardato, ma insieme va perfezionato affinché non continui ad essere nella mani dei “grandi ladri”.

Postfazione di Rina Brundu. Voglio ringraziare il professor Pittau per la sua cortesia e gentilezza di sempre. Soprattutto per la maniera seria, pacata, mai snob, mai affettata, mai artificiosa con cui si pone e che così facendo permette a questo piccolo angolo virtuale di mondo e ai suoi lettori di raccontare e di leggere qualcosa che vale. Ho scritto nell’incipit che Massimo Pittau è una “eccellenza” sarda. Italiana. Di quella Sardegna e di quell’Italia che vanno avanti, studiano e lavorano, nonostante tutto. Nonostante lo sfascio intorno. Proprio per questo motivo io ritengo che queste “eccellenze” meritino ben altra visibilità ed è sempre per questo motivo che, sempre col permesso del professore, ho tradotto questa breve intervista anche in lingua inglese. La speranza è che sia la prima (o quasi) di una lunga serie di colloqui che riescano infine a raccontare una Sardegna ed una Italia…. diverse.

Note:

(1)   Max Leopold Wagner (Monaco di Baviera, 17 settembre 1880 – Washington, 9 luglio 1962) è stato un linguista e glottologo tedesco. Studioso di fama mondiale e dotato poliglotta, ha svolto ricerche nell’ambito del sardo, occupandosi anche dei gerghi e delle lingue popolari, del siciliano, del giudeo-spagnolo, del portoghese, dello spagnolo, del catalano, dello spagnolo d’America. Ha studiato le relazioni tra il berbero e le lingue romanze e in generale ha condotto studi sulle lingue e le culture dei popoli del Mediterraneo. È stato anche etnologo ed etnografo.

Autore di studi fondamentali sulla cultura e lingua sarda, è considerato uno dei maggiori romanisti del ventesimo secolo. Dopo la laurea a Monaco con una tesi sulla formazione delle parole in sardo, intraprese la carriera universitaria. Nel 1907 a Würzburg conseguì un dottorato sulla Fonetica dei dialetti sardi meridionali (Lautlehre der südsardischen Mundarten). Lo troviamo in Sardegna per la prima volta nel 1905 per studiarne la lingua, vi ritorna poi nel 1912 e in altri viaggi con ritmo quasi annuale. Dal 1925 al 1927 raccolse un immenso patrimonio di forme lessicali e grammaticali per realizzare l’Atlante linguistico e etnografico d’Italia e del sud della Svizzera, per il quale si rivolse anche a Pietro Casu, figura di prestigio per gli intellettuali sardi della prima metà del novecento. (Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz) curato e pubblicato da Karl Jaberg e Jakob Jud tra il 1928 e il 1940. La sua attività viene raccontata dagli studiosi sardi come una ricerca sul campo di grande impegno, si narra che fosse solito passeggiare a piedi o in bicicletta da un paese all’altro, conosciuto e ammirato dalle comunità locali. La sua prestigiosa carriera universitaria lo portò nelle università di Monaco, di Berlino, di Bucarest, e di Coimbra. Dopo aver pubblicato il suo manuale “La lingua sarda: storia, spirito e forma” (1950), Wagner partì per Washington, città nella quale si stabilì fino alla sua morte. Lasciò in eredità oltre 450 scritti, più della metà sono dedicati alla lingua e alla civiltà sarda; H. Kröll lo ha definito: il vero artefice della grammatica sarda. La sua opera principale fu il Dizionario Etimologico Sardo. Nel 1955 in seguito alla pubblicazione del Dizionario Etimologico Sardo DES, Cagliari, Sassari e Nuoro gli conferirono contemporaneamente la cittadinanza onoraria (fonte Wikipedia).

Featured image Massimo Pittau (fonte).

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