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Etiopia / Nessuna chance di referendum per l'Ogaden e pace lontana

Creato il 07 novembre 2012 da Marianna06

 

Moyaletown

 

L’Ogaden è la  regione a sud-est del territorio etiopico, abitata  in prevalenza da somali.

I suoi abitanti da lungo tempo chiedono al governo etiopico un referendum per poter accedere al diritto all’autodeterminazione rispetto alla federazione di stati che attualmente costituisce l’Etiopia.

E, intorno a questa richiesta, anno dopo anno, giorno dopo giorno, è nato gradualmente un movimento politico (il Fronte di liberazione  dell’Ogaden) che l’Etiopia, a suo dire, considera  fuorilegge.

E con esso gli uomini, che ne fanno parte, altro non sono per Addis Abeba che dei ribelli.

Con il presidente Zenawi, tuttavia, pareva si fosse giunti, in un dato momento, ad una quasi soluzione di non belligeranza.

 Infatti, una decisione importante sarebbe stata presa presumibilmente entro il 30 agosto scorso, se poi  la notizia della morte del presidente,iniziata a circolare una diecina di giorni prima, e il tempo stabilito per i funerali di stato, non avessero tramandato il tutto a data da stabilirsi in seguito.

Questo seguito è avvenuto, in questi giorni, con la mediazione del Kenya, come nei desiderata del defunto Zenawi, ma l’Ogaden e la sua gente hanno ricevuto  alla richiesta un nuovo netto rifiuto.

I motivi principali del rifiuto scaturiscono  da parte etiopica per l’obbligo per l’Ogaden, se intende raggiungere l’obiettivo prefissato, di riconoscere comunque la Costituzione etiopica del ’94, la quale include il diritto all’autodeterminazione ma prevede anche per una richiesta del genere che la mozione sia approvata dal parlamento regionale almeno per i due terzi.

Cosa che gli uomini dell’Ogaden non intendono affatto accettare anche perché ritenevano d’essere già sulla buona strada per indire il referendum e quindi  si sentono traditi nelle aspettative da parte  del potere centrale.

Sarebbero in gioco, nel caso di una possibile secessione dell’Ogaden dall’Etiopia, anche la distribuzione delle risorse naturali. E non è poca cosa in questi tempi di dfficoltà.

Pertanto permane il braccio di ferro che, al momento,  pare assegnare la vittoria ad Addis Abeba.

 

 a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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