Eutanasia: la cultura dello scarto perde in America e Québec

Creato il 18 marzo 2014 da Uccronline

La «cultura dello scarto», come la chiama Papa Francesco, che «richiede di eliminare esseri umani soprattutto se fisicamente o socialmente più deboli», non riesce fortunatamente (ancora?) a prevalere quando si tratta di eutanasia. Probabilmente anche perché tutte le associazioni mediche principali si oppongono ad essa duramente.

Eppure proprio oggi il capo di Stato, Giorgio Napolitano, ha invitato il Parlamento a «non ignorare il problema del fine vita», scrivendo all’Associazione Luca Coscioni, la lobby pro-death o, italianizzando, pro-scarto, del mondo radicale.

Contemporaneamente dall’estero arrivano tre notizie molto positive. Lo stato americano del New Hampshire ha sconfitto la proposta di legge (HB 1325) sul suicidio assistito per 219 voti contro 66.

Anche in Québec è stato eutanasizzato il disegno di legge che avrebbe legalizzato l’eutanasia, ma gli attivisti canadesi spiegano che non c’è tempo per festeggiare e mettersi a proprio agio, ma occorre riorganizzarsi perché il disegno di legge potrebbe essere reintrodotto nella prossima legislatura.

In Arizona è invece passato alla Camera (ora toccherà al Senato) un disegno di legge (House Bill 2565) che rende più facile per gli avvocati perseguire per omicidio colposo coloro che indurranno o aiuteranno al suicidio. La proposta è scaturita da un caso di suicidio assistito. La pietà non c’entra nulla, anzi è l’opposto dell’eliminazione fisica del malato o dell’anziano.

Aiutiamo chi è malato, stiamo vicini alle persone sole, pretendiamo le migliori cure palliative per chi vive una malattia sofferente. Ma non uccidiamoci a vicenda, nemmeno se a chiederlo è il presidente della Repubblica.

La redazione


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