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F1 | Storia ; Omaggio alla Scuderia Finotto

Da Tony77g @antoniogranato

Luca SarperoF1Sport.it

17 agosto 2014 – Dopo una lunga battaglia, la malattia l’ha avuta vinta su Martino Finotto. E’ scomparso all’età di 80 anni probabilmente uno dei più grandi piloti italiani dimenticati. Rievocare la sue imprese non è facile e lo spazio non è forse sufficiente. Ricordiamo però che Martino Finotto arrivò anche in F1. 

finottoscuderia
Martino Finotto era uno di quei personaggi che le corse una volta ci regalavano e che probabilmente non ci regaleranno mai più. Schietto all’ennesima potenza, ma anche capace di regalarti soddisfazioni se sapevi leggere tra le righe i suoi atteggiamenti. Non era un miliardario che ha scoperto il gioco delle corse ma uno che, come si vuol dire, si è fatto un “mazzo così” prima di potersi comprare la sua prima auto da corsa. E da li non si è più fermato.

Agli inizi degli anni ’70 Martino Finotto è già un pilota di successo, che in Italia ha già fatto vedere di cosa è in grado di fare. I tempi del lavoro duro per mettere da parte moneta da spendere nelle corse, sono finiti. Ora si corre per guadagnare e reinvestire nelle corse. Finotto a fine 1973 tenta il grande salto. Vola in Gran Bretagna e torna con due Brabham Bt42 (una ex Wilson Fittipaldi e l’altra appartenuta a Rolf Stommelen) acquistate. Il motore sarà il classico e intramontabile Ford DFV. Nel Novembre dello stesso anno, Martino Finotto svolge un primo test sulla sua Brabham. A sorpresa, decide che la Formula 1 non è roba per lui.

Silvio-Moser
Finotto non si demoralizza, e comincia a guardarsi in giro. Bisogna dare queste due macchine in mano a qualcuno, altrimenti saranno solo soldi buttati al vento. Nella lunga lista di amicizie che si è fatto sbuca il nome di Silvio Moser. Svizzero, alto, bella presenza, Silvio Moser ha già all’attivo una dozzina di gare in F1 e vittorie prestigiose (Temporada argentina e Euro F.3). Negli ultimi anni si è allontanato dalla F1 dedicandosi alla Formula 2, ma la voglia di tornare è tanta. La chances offertagli da Finotto (amico prima di tutto) è una di quelle che non si può rifiutare. Moser sfrutta le sue conoscenze per raccimolare sponsor, in particolare dalla Bretscher. Con l’esperienza di Finotto che si somma alla guida di Moser e ai soldoni della Bretscher, la Scuderia Finotto sembra tutt’altro che una meteora. Moser è anche molto amico con Reine Wisell, pilota svedese che per descrivere il suo valore basta dire che ha già corso due anni per la Lotus. L’offerta per Wisell è sul tavolo, ma il destino ha pronta un’amara sorpresa.

La gara di debutto per il Team Bretscher (leggi Scuderia Finotto) sarebbe il Gp di Spagna del 1974. Moser, solamente 3 giorni prima del tanto atteso debutto , durante la 1000 Km di Monza è vittima di uno spaventoso incidente che lo ha visto uscire vivo ma in condizioni critiche. Poche storie. Finotto decide che non è il caso di debuttare senza uno dei suoi principali sostenitori. Inoltre la Bretscher, senza il suo pilota rappresentativo, rivede drasticamente il piano di fornitura finanziaria. Finotto non si demoralizza. Il team ha solo un meccanico e un’aiutante, mentre le macchine sono custodite in un officina a Buscate e i motori sono revisionati in casa. I ricambi vengono spesso pressi dalla seconda vettura non utilizzata e, quando finiscono, ci si rivolge ad altri team nella speranza che vengano dati in prestito.

Il debutto finalmente arriva sul circuito di Nivelles, in Belgio, Finotto riesce a trovare un pilota: è Gerard Larrousse. Il futuro uomo Renault e futuro proprietario del team omonimo riesce addirittura a qualificare la Bt42. La gara per lui dura ben 53 giri, prima di ritirarsi a causa di una foratura.Sarà l’unica gara per la Scuderia Finotto. Per il Gran Premio di Montecarlo, gli organizzatori pensano che la Scuderia Finotto non abbia speranza di qualificarsi, e rigettano la richiesta d’iscrizione. Brutta notizia, si. Ma poche ore dopo arriva la notizia della morte di Silvio Moser. Finotto ha perso prima di tutto un’amico e poi un pilota. La scuderia, decide di non presentare domanda d’iscrizione per le successive due gare in Svezia e Olanda.

koinigg
Appena Finotto torna a presentare domanda d’iscrizione, trova risposta positiva dagli organizzatori. La Scuderia Finotto, tornerà a correre al Gp di Francia ancora con Larrousse. Il francese non riuscirà, purtroppo, a qualificarsi e inoltre ha finito i soldi con cui si pagava il sedile. Nel successivo impegno in Gran Bretagna, Finotto affida la propria vettura al ventiseienne, già veloce in F.3 e F.2, Andy Sutcliffe. Gli organizzatori britannici quel giorno erano poco patriottici e rifiutano la domanda d’iscrizione, mentre in Germania la Brabham è affidata a Manfred Mohr (altro amico di Finotto) ma stavolta è colpa delle troppe domande di partecipazione se la Bt42 rimane nei garage.

In Austria, Finotto da un volante ad un giovane astro nascente della Formula 1: Helmut Koinigg. Gli organizzatori accettano la domanda di Finotto, ma l’austriaco non riuscirà a qualificarsi, ma girerà molto vicino ai tempi delle Surtees ufficiali. A fine stagione verrà ingaggiato dal team del campione del mondo e troverà la morte a Watkins Glen. Finotto, nella sua breve carriera di team manager da Formula 1, potrà pure definirsi un talent scout. Il destino maledetto è un’altro discorso. Koinigg morirà nella stessa maniera atroce di Cèvert ad un anno esatto di distanza.

A Monza si scrive l’ultimo capitolo nella storia della Scuderia Finotto. Esasperato da queste continue domande rifiutate, Martino Finotto ha già messo in conto la vendita delle due vetture e l’abbandono definitivo al mondo della Formula 1, ma vuole chiudere in bellezza. Chiama a se l’amico di sempre Carlo Facetti (Carma F.F. vi dice qualcosa?) e gli affida una delle due vetture. La seconda, rimessa insieme apposta per il gran finale, dovrebbe andare a Jean-Louis Laffosse, ma anche qui gli organizzatori, inspiegabilmente, rifiutano la domanda d’iscrizione ancor prima che le vetture arrivino nei garage di Monza. La coppia Facetti – Laffosse avrebbe forse potuto dare la svolta che la Scuderia Finotto si meritava. Facetti manca la qualifica ma per soli 8 decimi di secondo. Un vero battito di ciglia per l’epoca.  Si chiude qui la storia della Scuderia Finotto. Ormai sfiancato da una politica che premia gli squali, Martino cede le proprie vetture e si dedica ad altro. I risultati saranno solamente e puramente storia dell’automobilismo italiano.

Martino Finotto viene ricordato per ben altro: 6 volte a Le Mans, vinto su piste come il Nurburgring o Sebring e ha guidato sogni dell’epoca come la Lancia Beta Montecarlo o le BMW 3.0. Insieme a Carlo Facetti ha fondato la Carma FF(dall’acronimo di CARlo e MArtino con in più le due iniziali) e ha vinto un mondiale turismo nelle Gruppo C. Per chi è specializzato in F1, ricordare la storia della Scuderia Finotto è più che doveroso. Omaggio a Martino Finotto : uno dei tanti team manager e piloti italiani dimenticati da chi ha dietro si se una storia ricca di trionfi, ma fatica a ricordarla.

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