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Facciamola Finita

Creato il 18 luglio 2013 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

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Nazionalità:USA

Durata: 107’

Genere: Commedia

Regia: Seth Rogen e Evan Goldberg

Distribuzione: Warner Bros Pictures Italia

Uscita: 18 luglio 2013.

Duemila dollari di budget e due giorni di tempo, poco metraggio a disposizione e un set costruito dagli studenti di cinematografia della University of Southern California, ecco come Seth Rogen e Jay Baruchel girarono il cortometraggio “Seth and Jay versus the Apolypse”, scritto da Jason Stone. Correva l’anno 2006, ci vorranno altri sette anni prima che la Mandate Pictures sviluppi l’idea della commedia sulla fine del mondo e affidi la regia proprio a Rogen e a Evan Goldberg, alla loro prima esperienza dietro la macchina da presa.

Nucleo centrale della storia è il rapporto di sei amici e la follia che ne deriva quando restano bloccati in casa di uno di loro mentre fuori si scatena l’apocalisse. “L’amicizia e le dinamiche di gruppo, il modo in cui le persone si rapportano in circostanze estreme, sono aspetti che non abbiamo mai messo in secondo piano. E’ un film che parla anche di un percorso di crescita, della consapevolezza che il mondo dell’infanzia si è trasformato in quello degli adulti” – spiega Rogen.

James Franco, Jonah Hill, Seth Rogen, Jay Baruchel, Danny McBride, Craig Robinson sono I sei protagonisti, che interpretano il ruolo di sé stessi, o meglio, l’immagine che di loro hanno gli spettatori; amici per finzione e anche nella vita reale, il gruppo si è lasciato guidare da Rogen (e Goldgerg) che secondo i racconti del direttore della fotografia dirigeva letteralmente le scene “buttava lì una battuta per qualcuno che doveva poi a sua volta rielaborarla per lui sotto forma di battuta scherzosa. Evan rimaneva fuori campo, ma suggeriva le cose che loro avrebbero dovuto dire.”

Il rapporto all’interno del gruppo è stato il valore aggiunto del film: James Franco ha con Seth Rogen un legame profondo, nato durante i film girati insieme, come Freaks and Geaks (Strafumati); Jonah Hill(candidato premio Oscar per Million Dollar Baby) si è dichiarato contento di aver partecipato alla prima volta da registi di Rogen e Goldberg e ha ritenuto l’esperienza utile “Gli attori sono un bersaglio facile per chi vuole prendersi gioco di loro, pertanto ritengo che sia una buona cosa quella di mostrare una certa apertura, un certo senso dell’umorismo riguardo a quello che si fa, senza prendersi troppo sul serio.”; Seth Rogen e Jay Baruchel restano il nodo centrale del film e del gruppo: Seth, falso e doppiogiochista è senza spina dorsale e vuole che tutti vadano d’accordo a suo vantaggio; questo non piace a Jay, suo amico di vecchia data, che proprio non riesce ad inserirsi nella nuova cerchia di amici di Seth, troppo patinata; Baruchel afferma che il suo è un personaggio negativo, sebbene possa sembrare la voce della ragione (e a mio avviso lo è); il personaggio di Danny McBride è un uomo concentrato su sé stesso, che finisce per mangiarsi tutte le provviste per poi darsi al cannibalismo. E’ piuttosto discutibile il fatto che McBride consideri il suo personaggio senza colpe “cerca solo di sopravvivere” (quindi, beata ignoranza?); Craig Robinson è l’unico personaggio che compie un’evoluzione verso il mondo esterno e le persone che lo circondano, anche se il fatto che se si è delle brave persone la giusta ricompensa arriva sempre ha il sapore del luogo comune.

Michael Cera e Emma Watson completano il cast: Cera interpreta l’esasperazione estrema di sé stesso, mentre la Hermione di Harry Potter non ha voluto perdersi il suo primo ruolo in una commedia.

La storia, abbastanza semplice, si sviluppa passando per diversi generi cinematografici: dall’horror, al film d’azione, al film di guerra al thriller post-apocalittico; racchiusi nel contenitore della commedia. Il passaggio da un genere all’altro avviene in modo naturale e senza che i cambi di fotografia distolgano lo spettatore: Brandon Trost, direttore della fotografia ha “adorato il copione, ma il fatto che non volevano che questo film sembrasse una commedia tradizionale è proprio quello che mi ha spinto a farlo. Mi hanno detto che il film doveva essere poco illuminato, illuminato in modo non diretto, con un look specifico, stilizzato”. Trost spiega che l’intenzione dei registi di girare in anamorfico (con la compressione anamorfica l’immagine viene compressa in larghezza mantenendo inalterata l’altezza: in questo modo si sfrutta l’intera dimensione della pellicola con il risultato di una migliore qualità del filmato), opportunità generalmente poco sfruttata, lo ha reso entusiasta di far parte del cast tecnico.

La scenografia, curata da Chris Spellman, è stata una delle sfide più difficili; a causa degli impegni degli attori principali bisognava trovare il modo affinché la casa di James Franco passasse in continuazione dallo stato di perfezione a quello di distruzione: “Abbiamo costruito un’enorme crepa causata dal terremoto, e la casa si rompeva su determinate ‘cuciture’ prefissate. Poi toglievamo le parti crepate della parete e al loro posto inserivamo il pannello nuovo. Lo abbiamo fatto in tre parti diverse delle casa: toglievamo un pannello e ne inserivamo un altro e poi i pittori davano i loro ritocchi. Avevamo (…) un set nuovo e un set danneggiato.”

La casa di James Franco è piena di opere del pittore Josh Smith al quale Franco, appassionato d’arte, ha affidato la realizzazione di quadri che riportano i nomi degli attori stessi; gli attori che interpretano sé stessi, i continui rimandi e citazioni tratte dai loro film, e anche la creazione di un “diversivo” che distolga l’attenzione dei mostri che vogliono distruggere i protagonisti: tutto può essere letto come una rappresentazione della commedia americana, stravagante, costosa, eccessiva e forse un po’ superficiale, pronta a rendere una patina glamour anche al Paradiso, dove Rogen e Baruchel arrivano (sulle note di Spirit In The Sky di Norman Greenbaum) e accolti dal resto del gruppo improvvisano una coreografia in pieno stile Backstreet Boys, la band statunitense nata all’inizio degli anni Novanta. Un’americanata? No, una semplice commedia all’americana.

Anna Quaranta


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