FAQ. CORSI DI SCRITTURA CREATIVA
A colloquio con un tutor
di Iannozzi Giuseppe
Donna che sta seguendo un corso di scrittura creativa

- Chi non ha talento.
Un corso di scrittura può insegnare il talento a un incapace?
- No. Il talento è innato nell’artista.
Perché tante mezze tacche si ostinano a sborsare soldi per dei corsi di scrittura?
- Sostanzialmente perché hanno soldi da buttar via, o un ego ipertrofico.
Se, per assurdo, dovessi frequentare un corso di scrittura dopo, anche se sono un asino totale, avrei qualche possibilità di pubblicare un libro con un editore?
- Certo che sì. Il corso serve soprattutto a questo.
Ma com’è possibile?
- Di bravi editor e ghostwriter il nostro paese abbonda. Saranno loro a scrivere il romanzo basandosi su un’idea, solitamente strampalata, dell’allievo che vedrà poi stampato il suo nome in copertina.
Quanto costa frequentare un corso di scrittura?
- Dipende.
Da cosa?
- Se dopo aver frequentato il corso l’allievo intende pubblicare un libro con un editore serio che lo sponsorizzi e che lo lanci sul mercato editoriale nella maniera giusta.
E quale sarebbe ‘la maniera giusta’?
- Impinguare le tasche dei più rinomati critici letterari.
Dunque i critici si presterebbero anche a questo tipo di operazioni bassamente commerciali?
- Sì, molti non si pongono nessun problema. Il lavoro del critico è un lavoro come un altro.
I libri lanciati da questi critici prezzolati funzionano?
- Il pubblico abbocca quasi sempre. Se l’autore è lanciato bene da un Carletto Debenedetti o un Filippino Della Porta, tanto per fare un paio di nomi grossi, poco ma sicuro che venderà 20.000 copie.
Lei tiene corsi di scrittura?
- Sì.
Perché?
- E’ un lavoro e rende piuttosto bene.
Anche in questo momento storico di profonda crisi economica?
- Sì. Le dirò di più, questa crisi sta aiutando le scuole di scrittura.
Come se lo spiega?
- I nostri allievi fanno un investimento sul loro futuro. Scrivere è un lavoro, non diverso da quello d’un calzolaio o d’un arrotino.
Forgiate dunque dei mestieranti e non degli artisti?
- Volendo… si può dire che è così.
Quanti di questi mestieranti riescono a pubblicare più di un libro?
- Uno o due, non di più. Dopo il primo e anche ultimo libro pubblicato, la maggior parte trova posto in una qualche redazione giornalistica in qualità di critico letterario.
E’ aberrante.
- I giornali hanno bisogno di critici disposti a dire ogni bene di ogni nuovo libro. Devono essere come delle veline, né più né meno.
Più maschi o femmine?
- Più femmine, un buon 60 per cento contro un 40 per certo scarso, questo perché le donne, più dei maschietti, hanno compreso che scrivere può essere una remunerativa opportunità lavorativa e di carriera.
E’ questa la ragione per cui si pubblicano un sempre maggiore numero di libri al femminile?
- Al pubblico piace l’archetipo della giovane e bella scrittrice di talento. L’editore immette sul mercato il prodotto che va di più.
Nascono delle liaison dangereuse all’interno dei corsi fra allievi e maestri?
- Sarebbe un po’ compromettente rispondere.
Ne deduco che…
- Se vuol sentirsi rispondere se allieve e tutor dei corsi finiscono a letto insieme, bene, accade fra persone adulte consenzienti. Sui banchi di scuola nascono i primi amori, non vedo perché non possano sbocciare…
Scusi se la interrompo, ma una relazione fra due studenti entrambi minorenni è una cosa innocente e naturale, tutt’altra cosa è invece una relazione fra una partecipante a un corso di scrittura creativa e il suo tutor.
- E perché mai? Sono adulti e vaccinati.
Perché è prostituzione.
- Questa è una considerazione pesante a cui non intendo dar spago.
Come preferisce lei.
Nota Bene: L’intervistato è uno dei tanti tutor che in tutta Italia tiene dei corsi di scrittura. Ha accettato di rispondere alle mie domande a patto che rispettassi la sua scelta di rimanere anonimo. – iannozzi giuseppe
0.000000 0.000000
