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Far soldi!

Creato il 21 agosto 2014 da Francosenia

Robert-Kurz

Lo stato del denaro e il denaro dello stato
di Robert Kurz

Può lo Stato, attraverso la sua gestione, annullare le contraddizioni interne dell'economia capitalista? Anche se Stato e Mercato sembrano istituzionalmente contrapposti, hanno una base comune. La macchina dello Stato dev'essere finanziata con investimenti di capitale, come se si trattasse di un'impresa. Pertanto, è il denaro il mezzo per poterlo fare. E' l'espressione materiale della "ricchezza astratta" (Marx) e per questo ha in generale la finalità, da un punto di vista capitalista, di fare da un euro, due euro. Perciò l'uso del denaro è vincolato all'accumulazione del capitale. E per tale motivo la sua sostanza, a sua volta, dipende dal livello di produttività sociale imposta dalla competizione sul mercato. Da tutto ciò si deduce che lo Stato può regolare l'accumulazione di capitale, ma non può farlo nascere come per magia.
Lo Stato è una macchina per fare soldi, nella misura in cui è garante del contesto di rivalorizzazione del capitale. Proprio per questa ragione, lo Stato non ha alcuna possibilità di gestione sul denaro. Può solo ottenere regolarmente il proprio denaro a partire dalle imposte e dalle tasse sulla produzione di plusvalore (profitti e salari). E' ingannevole pensare che gli investimenti pubblici possano contribuire alla crescita. Se lo Stato costruisce strade oppure finanzia l'educazione o la ricerca, si tratta di consumo sociale, poiché il potere per investire in questo è stato precedentemente ritirato dalla produzione sociale di plusvalore. Lo stesso si applica alle attività delle imprese di costruzione, delle istituzioni educative, ecc. se sono state finanziate dallo Stato. Una volta che lo Stato riceve crediti attraverso prestiti, poiché le sue entrate regolari sono insufficienti, tali crediti sottostanno alle medesime condizioni cui sono soggetti imprese o individui. Tuttavia il debito (interessi e ammortamento) del capitale produttivo ha un aspetto differente dal debito dello Stato. Questo, diversamente dalle imprese, non non produce valore, ma solo spesa. Per questo Marx presentò, nel terzo volume del Capitale, i titoli del debito pubblico, negoziati come titoli di credito, sotto una forma speciale, un po' illusoria, di "capitale fittizio".
Anche il suo carattere di "banca emittente", come ultima risorsa, per la creazione di moneta, non dà allo Stato alcun potere reale sul denaro. La competenza della banca emittente denaro è puramente formale, non sostanziale. Il denaro creato dal nulla non rappresenta niente rispetto al valore reale dell'accumulazione di capitale. Se si inietta denaro come se si trattasse, senza esserlo, di una creazione reale di valore, ciò che si fa realmente è una svalorizzazione del proprio denaro. A maggior ragione, questo vale, naturalmente, quando lo Stato non riesce a rispettare le condizioni del credito e dà istruzioni alla sua banca centrale di trasferire direttamente denaro. Attualmente gli Stati, in tutto il mondo, da un lato mettono disperatamente mano a queste misure; mentre, dall'altro, cercano di limitarne le conseguenze attraverso politiche rigide di diminuzione del debito. Così si muovono dentro una contraddizione che si morde la coda e che può solo portare a nuove distorsioni. Se i fallimenti dello Stato e le deficienze del Mercato vanno e vengono continuamente, ad intervalli sempre più brevi, tutto indica la crisi di entrambi. E' solo un altro modo per dire che le forze produttive crescono ben oltre la forma della "ricchezza astratta". Viene così screditata tanto la credulità nello Stato quanto quella nel Mercato.

- Robert Kurz - apparso su  Neue Deutschland il 28.05.2010 -

fonte: EXIT!


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