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"fare" scienza, inseguendo un limite: fra sentimento ed esperimento

Creato il 29 dicembre 2013 da Alessandro @AleTrasforini
Il fulcro del metodo sperimentale teorizzato ed applicato da Galileo Galilei risiede in un frammento contenuto nella giornata terza dell'opera "Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze":
"[...] così si costuma e conviene nelle scienze le quali alle conclusioni naturali applicano le dimostrazioni matematiche, come si vede ne i per spettivi, negli astronomi, ne i mecanici, ne i musici ed altri, li quali con sensate esperienze confermano i principii loro, che sono i fondamenti di tutta la seguente struttura [...]"
In altre parole, pertanto, tutto quello che l'essere umano ha imparato a chiamare scienza ha avuto, ha ed avrà (forse?) per sempre strettamente 'a che fare' con la parola esperimento.  Senza esperimento può esserci scienza? Cosa sarebbe diventata e dove sarebbe arrivata l'umanità qualora non fossero state scoperte ed adeguatamente battute le strade che hanno fino ad oggi incarnato il concetto di esperimento? Cosa sarebbero le vite di ogni essere umano senza tutte quelle invenzioni e/o scoperte derivate dai progressi compiuti a seguito di esperimenti? E' proprio dietro a queste domande che si nascondono i più grandi pregi e difetti del sopra citato metodo sperimentale; stando a quanto descritto, infatti, si chiama metodo sperimentale tutto ciò che rende un'affermazione vera soltanto quando verificata dallo svolgimento di appositi esperimenti.  E' oltre tale 'baratro' che rischia di nascondersi la possibilità di rendere giusto merito all'importanza di questa ottica procedurale su cui sono stati costruiti molt(issim)i progressi dell'umanità, su ogni campo dello scibile: ricerca perenne contrapposta ad assenza perenne di certezze.  Internamente alla scienza esistono tantissime componenti, genericamente identificate all'interno della citazione di Galileo attraverso astronomimecanicimusici ed altri.  Il punto chiave è, però, riuscire a realizzare il punto secondo il quale è necessario confermare "con sensate esperienze [...] i principii loro": quali sono le fasi attraverso le quali una teoria scientifica può essere confermata e/o smentita, rimanendo nell'alveo dei limiti umani imposti (forzatamente) (d)al metodo sperimentale?  E' possibile rispondere a questa domanda definendo la serie di fasi riportate nel seguito: 
  1. Fase induttiva: durante tale fase, dall'osservazione di un fenomeno attraverso la consultazione di dati sperimentali, si perviene alla formulazione di una regola reputata universale. Tale fase è articolata nelle sotto-fasi riportate nel seguito: I. osservazioni, misure e raccolta dati; II. formulazione di un'ipotesi, cercando di spiegare e/o comprendere il perchè del manifestarsi di un determinato fenomeno;
  2. Fase deduttiva: tale fase è solita articolarsi nelle due sotto-fasi seguenti: III. verifica dell'ipotesi; IV. formulazione di una teoria qualora l'ipotesi venga confermata. 
Dei passi riportati in numero romano, il più complicato, controverso e strumentalizzabile risulta essere il punto III: quali sono i margini entro cui un'ipotesi può essere definitaverificata?  Quali sono le zone d'ombra che possono essere (teoricamente) imputate ad una scoperta da sottoporre a verifica rigorosa? Quali e quante competenze servono per condurre una ricerca verificando successivamente che la stessa sia stata condotta in termini rigorosi e logicamente aderenti alla scienza?  La quantità di domande che questa sotto-fase può scatenare rischia di essere seconda solo alla mole di difficoltà che è necessario 'rendere chiara' per poter giudicare (non) valido un percorso che ha condotto ad un certo esito.  Tutta la nostra scienza è ancora oggi (e sempre rimarrà) un apparato complicatissimo e fragile: paradossalmente, forse, più il progresso aumenta e più aumentano le sue 'dosi' di incertezza e fragilità.  Nulla di più esatto è stato attribuito, a questo proposito, ad una citazione di Albert Einstein:
"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."
Alla luce di questa considerazione, la verità sembra essere piuttosto semplice: l'arma più preziosa che possiamo brandire per fare luce sul mondo è primitiva e infantile. Nonostante questo, però, senza questa non saremmo forse nulla. Sempre ammesso che, all'oggi, l'umanità sia riuscita a raggiungere qualche risultato utile nel mezzo di oceani di errori e naufragi. Le strade percorribili per la verifica dell'ipotesi possono essere, per fortuna o purtroppo, sentieri ripidi ed irti di ostacoli da abbattere grazie all'utilizzo di valori non certo facilmente acquistabili sul 'mercato della vita': competenza, studio, obiettività, lungimiranza, ricerca, inventiva, curiosità, creatività, volontà, onestà, immaginazione, [...].  La scienza deve quindi affidarsi alla bontà dell'anima umana per brillare in credibilità ed efficacia?  Laddove non ci sia bontà, nè in chi fa scienza e neppure in chi giudica il risultato scientificamente raggiunto, l'esito del metodo sperimentale può anche crollare vistosamente sotto i colpi di (pur)troppo evidenti disvalori: strumentalizzazione, banalizzazione estrema a fini non divulgativi, occultamento dati, mancanza di giudizio e competenza, esagerazione della scoperta, ingigantimento di un traguardo e/o di un risultato, [...].  Dietro ad ognuno di questi difetti si nascondono, più o meno volontariamente, tutti i limiti della natura umana da cui è impossibile sfuggire: nonostante questo, comunque, ogni ipotesi e/o traguardo scientifico ha l'onere e l'onore di dover passare e superare la precedentemente citata sotto-fase III.  Senza quella è impossibile arrivare, nei fatti, alla formulazione di una teoria convincente da cui sia (eventualmente) possibile trarre beneficio collettivo per tutta l'umanità e per tutto ciò che la circonda.  Alla luce di tali premesse, pertanto, emerge un solo dato di fondo: senza esperimento ciò che oggi intendiamo come scienza sembra non poter (r)esistere.  Il metodo sperimentale presuppone, infine, la necessità di valutare che ogni scoperta non sia eternamente destinata a durare: qualsiasi ipotesi ha potuto, può e potrà essere smentita nel futuro. Basterà solamente verificare che nuove informazioni e/o aggiornamenti continuino a rendere vera una certa teoria; in caso contrario, sarebbe necessario ripartire da capo.  Tutto questo serve a far capire, nei fatti, un essenziale convincimento: fare scienza è difficile, tremendamente difficile. Fare scienza per il benessere dell'essere umano rischia di esserlo ancora di più.  Nonostante queste evidenti difficoltà, però, il sentiero dell'essere umano ha il grande onere di dover andare avanti traendo spunto dagli errori commessi all'indietro.  La scienza è, ad oggi, articolata in un'immensa serie di campi che richiedono competenze sterminate per poter essere comprese e/o dominate a fondo. Sempre ammesso che non sia impossibile poterlo fare davvero. E' praticamente impossibile, infatti, per un singolo essere umano padroneggiare, oggi, tutta la scienza nell'arco di una sola esistenza. Troppe le specializzazioni, troppi gli aggiornamenti e le possibilità di sperimentare.  Si ha a disposizione, nei fatti, il seguente elenco non certo esaustivo sulle cosiddettebranche scientifiche:
  1. fisica;
  2. chimica;
  3. biologia;
  4. scienze della terra;
  5. antropologia;
  6. etnologia;
  7. archeologia;
  8. storia; 
  9. psicologia;
  10. sociologia;
  11. politologia;
  12. economia;
  13. filologia;
  14. critica letteraria;
  15. linguistica;
  16. giurisprudenza;
  17. storia dell'arte;
  18. medicina; 
  19. ingegneria. 
Ad ognuno di questi punti corrisponde un campo di conoscenze sterminato, una possibilità di approfondimento dirompente che può giustamente abbattere qualsiasi desiderio umano di conoscenza assoluta. Dietro ad ognuna di queste branche, però, rimangono sempre e solo le stesse 'cose' a poter trarre beneficio o maleficio dal progredire (o regredire) della scienza: pianeta Terra, esseri umani, animali. E' con loro e per loro che le rivoluzioni scientifiche dovrebbero essere scatenate.  Ciascuno di questi settori rischia di essere, però, un campo dove emozioni e sentimenti rischino (giustificabilmente) di avere una componente piuttosto importante.  Senza però dover prendere per forza il sopravvento.  Il dibattito attorno a temi suscettibili di sentimento ed emozione umana è da sempre tanto complicato quanto, per fortuna o purtroppo, necessario da concludere in qualche modo: basti pensare a quanto la conseguenza positiva o negativa di una scoperta e/o di un'ipotesi verificata possa impattare sull'esistenza di ogni essere umano. In virtù di questa importanza oggettivamente da realizzare, però, possono componenti simili non essere messe in primissimo piano? Lo spunto per mettere questa domanda al centro della discussione provengono da un'altra citazione attribuita alla straordinaria mente di Albert Einstein: 
"Una teoria dovrebbe essere dimostrata per mezzo di esperimenti, ma non è il sentimento che dovrebbe guidare dall'esperimento alla nascita di una teoria."
Neanche a farlo apposta, per fortuna o purtroppo, ritorna questa parola a farla da padrone:esperimento, appunto. Esperimento superiore al sentimento, dunque?  Questa domanda nasconde una condizione forse necessaria ma non sufficiente per costruire una scienza etica(mente) rispettosa del mistero umano che ogni giorno sembra avvolgere la vita che ognuno, sia esso uomo, animale o vegetale, si trova a vivere.  Può la scienza perseguire il dovere di rendere migliore la sola vita che ognuno di noi si trova a vivere?  Se il passaggio su questa Terra è unico, altrettanto uniche dovrebbero essere le pretese umane di avere risposte ad ogni disagio collettivamente distribuito. Come possiamo comportarci ogni qualvolta osserviamo una vita unica ed unicamente strozzata per sempre da una malattia incurabile e/o sconosciuta che capita statisticamente a pochi individui su qualche milione di persone? Come possiamo sentirci ogni qualvolta vediamo un ambiente tradito, un animale lasciato morire od una foresta devastata da pioggia acida per cui l'essere umano è in qualche modo colpevole?  Come possiamo rimediare al sentimento di sfiducia  che matura ogni qualvolta ci si rende conto della fragilità di un progetto ingegneristico, delle falle non adeguatamente tamponate all'interno di un piano scientifico volto all'inseguimento del benessere collettivo?  Queste e moltissime altre possibili domande si richiamano alla natura più intima del metodo sperimentale con cui, forse, l'anima umana si trova costretta a "far di conto" quotidianamente: per comprendere appieno certi problemi, forse, sarebbe davvero necessario trovarcisi dentro.  Come fare comunque, però, ogni qualvolta che questo non è possibile?  I problemi di opinione e carenza di discussione che stanno emergendo in questi giorni nei confronti di vicende come sperimentazione cellule staminali denotano, forse, un'esacerbante problematica insita nella natura umana: l'incapacità più assoluta di trovare senso della misura ed equilibrio nel giudicare certi fatti tragici e tragicamente gravi.  Uno spunto importante per capire un ramo del discorso entro cui declinare il concetto precedentemente esposto risiede in una citazione contenuta nell'Amaca odierna di Michele Serra, scritta relativamente al caso della ragazza massacrata di insulti e minacciata di morte per la sola ragione di aver difeso una sperimentazione animale senza la quale avrebbe detto addio alla sua esistenza: 
"[...] Mi domando spesso perchè, tra i fanatici incapaci di affrontare qualunque discussione, i sedicenti animalisti occupino un posto così rilevante.  Chi ama la natura, la frequenta [...] cerca di sentirsene parte, sa che la natura è complessa; non è schematica, la natura, non è ideologica.  Quando sento parlare i portavoce più fanatici e sprovveduti del sedicente animalismo mi viene da pensare che gli umani, dopo aver soggiogato e manipolato la natura con goffa avidità, oggi tendono a farne un nuovo tabù. Ma tutti i tabù sono retrogradi e irrazionali; e tutti i tabù nascono dal senso di colpa [...] Il rispetto per gli animali [...] è una manifestazione di pensiero evoluto.  L'animalismo isterico è una devoluzione patologica della cultura umana."
Esistono vie alternative al prevalere del sentimento più ribelle e negativo, così come possono esistere nuovi orizzonti entro cui cercare di 'direzionare' i binari di ciò che fino ad oggi abbiamo identificato come esperimento. Servirebbe solo sviluppare, (ri)ordinare e/o riabituare la mentalità umana alla costruzione di una positiva ed efficace discussione collettiva? Basterebbe una terapia di gruppo per far comprendere quanto scienzaesperimento esentimento debbano essere intimamente legati (anche se non concordi) per poter realizzare strategie utili e/o innovative? Ne sono rappresentazione significativa e significativamente lucida le parole della biologa e ricercatrice Susanna Penco riportate al sito lav.it:  "[...]  Il futuro [...] è la medicina personalizzata, che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire il funzionamento delle malattie umane”. “Ho appreso [...] del clamore suscitato in rete dalle affermazioni di una studentessa malata, con la quale condivido la sfortuna di non aver avuto la salute in dotazione. Anche io convivo con una malattia che mi ha costretta a flebo di cortisone, a terapie pesanti [...] in quanto devo sottopormi cronicamente ad una cura fastidiosa, di cui alcuni lavori scientifici[...] mettono anche in dubbio l’efficacia. Mi sconfortano le parole offensive verso la studentessa, poiché educazione e civiltà sono valori imprescindibili. Tuttavia, contrariamente a lei, troverei umiliante per me stessa farmi fotografare con una flebo attaccata alla vena: pertanto metto in rete una foto in cui appaio sorridente, anche se molto spesso sono tutt’altro che serena o in salute. Detesto le strumentalizzazioni di qualsiasi genere. Siccome sono malata mi informo, e leggo ad esempio che non ci sono ancora cure per le forme progressive di sclerosi multipla: è un dato di fatto [...].” “Grazie alle mie conoscenze scientifiche [...] sono persuasa che, anche per le malattie più agghiaccianti, ossia delle quali non si conoscono le cause e che riducono fortemente la qualità della vita, sia proprio la sperimentazione sugli animali ad allontanare le soluzioni e la guarigione per i malati. Sono spesso malattie croniche, che costringono i pazienti e le loro famiglie ad una vita drammatica. Inoltre, le terapie sono molto costose per il SSN. Se si abbandonasse un metodo fuorviante[...] e ci si concentrasse sull’uomo, i progressi della scienza sarebbero più rapidi ed efficaci: io spero risolutivi”.   Una via per arrivarci è la donazione degli organi per la ricerca. “D’accordo con i miei parenti [...] ho donato il cervello affinché sia studiato dopo la mia morte. Se c’è un modo di capire le cause, e di guarire anziché curare [...], dovremmo cominciare a studiare tessuti umani e anche gli organi post mortem. La soluzione migliore è sempre la prevenzione che, finché non sono note le cause, non è attuabile. La Dott.ssa Candida Nastrucci, biochimico clinico [...] , aggiunge che per quanto riguarda le malattie genetiche, non è possibile determinare quali tipi di terapie avremmo potuto sviluppare usando tessuti o cellule derivati da esseri umani o dallo stesso paziente. L’uso di animali potrebbe anche aver rallentato il progresso della ricerca per trovare cure per malattie umane. Il futuro è la medicina personalizzata, che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire il funzionamento delle malattie umane”. Per queste ragioni negli altri Paesi si investe sui metodi alternativi: per esempio, il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti ha finanziato con 6 milioni di dollari un progetto rivoluzionario per la mappatura del toxoma umano, con l’obiettivo di sviluppare test tossicologici per la salute umana e ridurre i test su animali”. [...]"
E' essenziale porre attenzione a tutte le voci possibili per trarre spunti costruttivi per realizzarne (forse) una sola: rischia di essere questa la sfida più grande al compimento di un nuovo esperimento capace di confermare e costruire un miglior modo di fare scienza.  Si potrebbe ripristinare un clima degno della miglior tempesta di cervelli possibile, alla quale (purtroppo) una (sempre troppo larga) parte dell'Italia sembra essere stata completamente disabituata.  La probabilità di realizzare tale speranza (od utopico miraggio?) può essere aumentata favorendo, nei fatti, quanto scritto nell'articolo "Il coraggio di fidarsi dei competenti" dal giornalista Mario Calabresi.  In un contesto limitato al controverso caso Stamina, è il giornalista a proporre una visione complementare a questo caos fatto di rinvii, insulti, accuse e discriminazioni esistenziali: 
"[...] chiunque abbia una persona cara affetta da una malattia incurabile o degenerativa sa con quanta attenzione si sia portati a guardare a ogni novità scientifica, conosce l’emozione e la speranza che può ingenerare anche una sola riga di giornale o la frase di un medico. Ma sa anche [...] che i miracoli sono merce assai rara e che la scienza procede con una velocità che purtroppo non coincide con i nostri bisogni e i nostri desideri.  Bisogna avere grande rispetto per i malati e per i loro amici e familiari, ma rispettare una persona significa innanzitutto non prenderla in giro, non approfittare della sua sofferenza, non speculare sul suo dolore e sulla sua pena. Rispetto significa avere il coraggio della verità ed è colpevole lasciar agire in modo indisturbato profittatori e falsi guaritori. Si può pensare di girare la testa dall’altra parte, per non esporsi e per non dover scrivere cose che deluderanno speranze, ma tutto ciò è dolorosamente complice. [...] Non bisogna mettere da parte la razionalità e la ragione perché si è offuscati dall’emozione della richiesta di aiuto di un malato, soprattutto se quell’implorazione di essere curato viene da un bambino o dai suoi genitori, perché questo non sarebbe di nessun aiuto. [...] Di fronte a questi comportamenti, che crescono oltre misura nell’ignoranza, bisogna avere il coraggio di chiedere insistentemente lumi ai nostri migliori medici e ai nostri ricercatori più illustri, quelli che fino ad oggi hanno dimostrato di saper fare la differenza, [...].  Il ruolo dell’informazione deve essere di tornare a ricordare che l’esperienza conta e che le opinioni non sono tutte uguali: perché esiste ancora una differenza tra chi ha studiato una vita e ha realmente guarito dei pazienti e chi invece non ha mai aperto un libro o passato una notte in laboratorio e che con i soldi della ricerca si è comprato una Porsche. L’ultimo parere trovato su internet, per quanto affascinante o originale, non può avere lo stesso valore di quello di uno scienziato che si dedica al tema da decenni. [...]"
Fornire solidarietà e considerazione alle grida di dolore dei malati è cosa talmente ovvia e giusta da risultare quasi retorica, così come grida costruttive di colta indignazionedovrebbero essere fatte nei confronti di coloro che vedono nella rete una modalità nuova per nascondersi e/o vincere su chi porta avanti certe battaglie (con coerenza, a torto o ragione). Parafrasando e contestualizzando un frammento di Caparezza, infatti, è altrettanto possibile affermare che "[...]in questo meccanismo [...] la Rete non è Che Guevara/ anche se si finge tale [...]". Sono invece più rivoluzionari ed utili le discussioni costruttive anche se su punti di vista opposti, sono più rivoluzionari gli studi ed è più rivoluzionaria la consapevolezza che risiede nell'urgenza di portare avanti certe battaglie armati di competenza, compostezza e dignità che solo una media conoscenza può regalare all'anima umana. Nonostante questa strada colma di ostacoli, fortunatamente, rimane la scienza ad essere sola fonte di luce. E', su questo fronte, infatti ancora più vera una citazione attribuita ad Albert Einstein: 
"Scopo di ogni attività dell'intelletto è ridurre il mistero a qualcosa di comprensibile."
In altre parole, parafrasando Ivano Fossati, è sempre possibile scrivere che: 
"[...] Quello che manca al mondo/ è un poco di silenzio [...]"

Per saperne di più: 
"Il metodo scientifico o sperimentale", M.Lombardo, scienzeascuola.it (http://www.scienzeascuola.it/joomla/le-lezioni/24-lezioni/331-il-metodo-scientifico-o-sperimentale)
"Scienza", Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Scienza)
"Galileo Galilei e il metodo sperimentale", online.scuola.zanichelli.it (http://online.scuola.zanichelli.it/amaldi-files/Cap_8/Galileo_Cap8_Par5_Amaldi.pdf)
"Vivisezione: no agli insulti, no alle strumentalizzazioni", lav.it (http://www.lav.it/news/vivisezione-no-agli-insulti-no-alle-strumentalizzazioni)
"Il coraggio di fidarsi dei competenti", M.Calabresi, La Stampa (http://www.lastampa.it/2013/12/29/cultura/opinioni/editoriali/il-coraggio-di-fidarsi-dei-competenti-qvg0Y6hIgyJKnOC8YvZOqM/pagina.html?utm_source=Twitter&utm_medium&utm_campaign)

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